Dopo il successo ottenuto il 9.2.1991 con il Cus
Messina (il primo all’Ex Fiera) gli animi
si erano un po' rilassati.
Si doveva preparare la trasferta di Ragusa, la più
lunga della stagione, la più lunga fatta
da sempre dalla San Marco, 1.400 kilometri più
o meno, con la consapevolezza di andare incontro
ad una sconfitta quasi certa come all'andata.
Contro un forte cinese (Li Weimin), Manneschi, Prosperini
e forse De Prophetis, non si potevano cullare sogni
di successo.
E tanto per cambiare le fonti finanziarie si erano
al momento esaurite e si era in attesa di una trenche
della sponsorizzazione che tardava ad arrivare,
con la conseguenza che il sottoscritto doveva anticipare
l’occorrente.
E in trasferte del genere l’occorrente significava
viaggio in aereo per cinque persone, pranzi, cene
e pernottamento in hotel, con un totale che bastava
ad esaurire uno stipendio intero in un solo boccone.
E così nel corso di uno dei nostri rituali
dopo-pizza da Nando (quando il bravo Nicola era
ancora in Viale Grigoletti) visto che l'incontro
si dava comunque per perso, lanciai l'idea di fare
per questa volta la trasferta in modo meno comodo
ma più risparmioso, in treno con la cuccetta.
Devo dire che dopo qualche brontolamento iniziale
tutti accolsero di buon grado la proposta (salvo
lamentarsi dopo per la schiena dolorante e le cuccette
poco confortevoli...). Ricordo che Luca, memore
forse di antichi viaggi da fanciullo, si portò
dietro una ricca scorta di giornalini, merendine
e robe simili.
Il viaggio di andata tutto sommato andò quasi
benino. Mi sembra che partimmo il venerdi sera,
arrivammo in Sicilia, sino a Catania il sabato e
da lì e trovammo un mezzo pubblico (autobus)
per raggiungere Ragusa che poi non era nemmeno Ragusa
ma Vittoria, un paesino veramente disperso nella
assolata Sicilia, noto forse per gli aranceti.
Pernottammo a Ragusa il sabato sera dopo un giorno
e una notte di viaggio, e finalmente la domenica
mattina alle 9.00 eravamo puntuali fuori dalla Palestra
in cui si doveva svolgere l’incontro alle
10.00.
Con non poca sorpresa scoprimmo che la palestra
era desolatamente vuota. Già si temeva in
qualche altro tragico fantozziano equivoco, quando
verso le 9,40 si fece vedere bello come il sole
il cinese Li Weimin, che come nulla fosse, aprì
la palestra e tirò fuori da un ripostiglio
un tavolo e iniziò a montarlo.
Gli altri due (Prosperini e Manneschi) arrivarano
quasi alle 10.00.
La palestra era una cosa veramente oscena, vecchia,
malandata e senza posto per il pubblico. Spettatori
neanche l’ombra.
Non venne nemmeno il Presidente Quartarone.
L’incontro inziò verso le 10.20 in
un clima surreale: più che la serie A1 pareva
il ritrovo di quattro amici.
Luca, Davide e Bojan non erano di certo stimolati
da una roba del genere, erano stanchi per il viaggio
disagiato e probabilmente non si impegnarono più
di tanto.
E così finì un un’ora o poco
più con un ennesimo "cappottino"
per 5-0 a favore dei locali.
Per il ritorno ci avevano mandato a dire che c’erano
due macchine disponibili per darci un passaggio
fino a Siracusa dove si poteva prendere un espresso
verso le 15.00 che andava fino a Venezia.
Invece non ci fu nulla. Per misericordia c’erano
uno del Ragusa, credo Prosperini ed un Giudice Arbitro
che andavano da quelle parti e ci diedero loro un
passaggio.
Mi restò impresso quel viaggio tra Ragusa
e Siracusa (che in macchina non sono vicine come
sembra) con Davide e me seduti dietro. Alla guida
c’era il Giudice Arbitro che era una simpatica
fanciulla siciliana con il suo boy-friend di fianco.
Per tutto il viaggio tra le assolate e brulle lande
siciliane mangiarono pistacchi e buttavano le scorze
ovunque.
Accesero il mangiacassette e suonarono ad alto volume
per tutto il viaggio l’ultimo album di Pino
Daniele cantando insieme a lui:
"Ogni scarafone è bello a mamma soja...
Oggi è sabato e domani non si va a scuola..."
invece era domenica..
Ma naturalmente anche:
"Ho il popolo che mi aspetta
E scusate vado di fretta
Non mi date sempre ragione
Io lo so che sono un errore
Masaniello è tornato....
Je so’ pazzo, Je so’ pazzo
Nun ce scassate o’......" (devo
stare attento alle censure di Andrea, ma la canzone
è quella e non ci posso far nulla).
Giuseppe, detto Pino, napoletano purosangue, è
un grande musicista di rock e jazz, ma purtroppo
per lui non è un nostro coscritto, in quanto
iniziò soltanto nel 1977, quindi non mi soffermo
più di tanto.
Riuscimmo in qualche modo ad arrivare a Siracusa
in tempo e a prendere l’espresso per Venezia
ed arrivare in qualche modo a casa dopo un nuovo
massacrante viaggio in cuccetta. Certo quella palestra
desolata all’altro capo dell’Italia
fece riflettere, e non poco, per come si facevano
le cose laggiù.
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