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Amarcord - 98^ puntata

Dopo il successo ottenuto il 9.2.1991 con il Cus Messina (il primo all’Ex Fiera) gli animi si erano un po' rilassati.
Si doveva preparare la trasferta di Ragusa, la più lunga della stagione, la più lunga fatta da sempre dalla San Marco, 1.400 kilometri più o meno, con la consapevolezza di andare incontro ad una sconfitta quasi certa come all'andata.
Contro un forte cinese (Li Weimin), Manneschi, Prosperini e forse De Prophetis, non si potevano cullare sogni di successo.
E tanto per cambiare le fonti finanziarie si erano al momento esaurite e si era in attesa di una trenche della sponsorizzazione che tardava ad arrivare, con la conseguenza che il sottoscritto doveva anticipare l’occorrente.
E in trasferte del genere l’occorrente significava viaggio in aereo per cinque persone, pranzi, cene e pernottamento in hotel, con un totale che bastava ad esaurire uno stipendio intero in un solo boccone.
E così nel corso di uno dei nostri rituali dopo-pizza da Nando (quando il bravo Nicola era ancora in Viale Grigoletti) visto che l'incontro si dava comunque per perso, lanciai l'idea di fare per questa volta la trasferta in modo meno comodo ma più risparmioso, in treno con la cuccetta.
Devo dire che dopo qualche brontolamento iniziale tutti accolsero di buon grado la proposta (salvo lamentarsi dopo per la schiena dolorante e le cuccette poco confortevoli...). Ricordo che Luca, memore forse di antichi viaggi da fanciullo, si portò dietro una ricca scorta di giornalini, merendine e robe simili.

Il viaggio di andata tutto sommato andò quasi benino. Mi sembra che partimmo il venerdi sera, arrivammo in Sicilia, sino a Catania il sabato e da lì e trovammo un mezzo pubblico (autobus) per raggiungere Ragusa che poi non era nemmeno Ragusa ma Vittoria, un paesino veramente disperso nella assolata Sicilia, noto forse per gli aranceti.
Pernottammo a Ragusa il sabato sera dopo un giorno e una notte di viaggio, e finalmente la domenica mattina alle 9.00 eravamo puntuali fuori dalla Palestra in cui si doveva svolgere l’incontro alle 10.00.
Con non poca sorpresa scoprimmo che la palestra era desolatamente vuota. Già si temeva in qualche altro tragico fantozziano equivoco, quando verso le 9,40 si fece vedere bello come il sole il cinese Li Weimin, che come nulla fosse, aprì la palestra e tirò fuori da un ripostiglio un tavolo e iniziò a montarlo.
Gli altri due (Prosperini e Manneschi) arrivarano quasi alle 10.00.
La palestra era una cosa veramente oscena, vecchia, malandata e senza posto per il pubblico. Spettatori neanche l’ombra.
Non venne nemmeno il Presidente Quartarone.
L’incontro inziò verso le 10.20 in un clima surreale: più che la serie A1 pareva il ritrovo di quattro amici.
Luca, Davide e Bojan non erano di certo stimolati da una roba del genere, erano stanchi per il viaggio disagiato e probabilmente non si impegnarono più di tanto.
E così finì un un’ora o poco più con un ennesimo "cappottino" per 5-0 a favore dei locali.
Per il ritorno ci avevano mandato a dire che c’erano due macchine disponibili per darci un passaggio fino a Siracusa dove si poteva prendere un espresso verso le 15.00 che andava fino a Venezia.
Invece non ci fu nulla. Per misericordia c’erano uno del Ragusa, credo Prosperini ed un Giudice Arbitro che andavano da quelle parti e ci diedero loro un passaggio.

Mi restò impresso quel viaggio tra Ragusa e Siracusa (che in macchina non sono vicine come sembra) con Davide e me seduti dietro. Alla guida c’era il Giudice Arbitro che era una simpatica fanciulla siciliana con il suo boy-friend di fianco.
Per tutto il viaggio tra le assolate e brulle lande siciliane mangiarono pistacchi e buttavano le scorze ovunque.
Accesero il mangiacassette e suonarono ad alto volume per tutto il viaggio l’ultimo album di Pino Daniele cantando insieme a lui:

"Ogni scarafone è bello a mamma soja...

Oggi è sabato e domani non si va a scuola..." invece era domenica..

Ma naturalmente anche:

"Ho il popolo che mi aspetta

E scusate vado di fretta

Non mi date sempre ragione

Io lo so che sono un errore

Masaniello è tornato....

Je so’ pazzo, Je so’ pazzo

Nun ce scassate o’......" (devo stare attento alle censure di Andrea, ma la canzone è quella e non ci posso far nulla).

Giuseppe, detto Pino, napoletano purosangue, è un grande musicista di rock e jazz, ma purtroppo per lui non è un nostro coscritto, in quanto iniziò soltanto nel 1977, quindi non mi soffermo più di tanto.

Riuscimmo in qualche modo ad arrivare a Siracusa in tempo e a prendere l’espresso per Venezia ed arrivare in qualche modo a casa dopo un nuovo massacrante viaggio in cuccetta. Certo quella palestra desolata all’altro capo dell’Italia fece riflettere, e non poco, per come si facevano le cose laggiù.


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