E siamo alla settima di andata (25.11.1990) con
la delicata trasferta di Torino contro il CUS.
La
delicatezza era data dal fatto che i piemontesi
erano ancora a zero in classifica, mentre noi avevano
quei due punticini conquistati nella trasferta di
Siracusa.
Quindi era un vero e proprio scontro-salvezza.
Il Cus Torino era l’unica formazione di A1
senza stranieri, ma aveva tre ottimi italiani:
Morgante,
Troilo e Genta.
Troilo era un napoletano vecchia
gloria degli anni 70-80, Genta una giovane promessa,
Morgante uno smaliziato buon seconda categoria.
In serie C a Udine era in programma uno dei tanti
scontri con i Rangers.
Ebbene il "Messaggero Veneto" del 29
novembre intitolò l’articolo:
"SAN MARCO SUPER A TORINO - la vittoria del collettivo,
del carattere e della determinazione".
Fu
la classica gara giocata al cardiopalmo sul filo
del rasoio: il 5-4 finale per noi, ribaltando un
iniziale 3-1 per i padroni di casa, con sei incontri
su nove finiti al terzo set testimoniò il
grande equilibrio in campo. Una gara, si disse,
da sconsigliare ai malati di cuore:
Morgante - Urizio 21-15,21-13
Pavic - Genta 15-21,21-12,21-13
Troilo- Infantolino 19-21,21-18,21-15
Morgante - Pavic 17-21,21-19,21-19
Urizio - Troilo 15-21,21-10,21-16
Infantolino - Genta 21-17,21-15
Pavic - Troilo 21-18,15-21,21-11
Morgante - Infantolino 21-12, 21-14
Urizio - Genta 23-21,19-21,22-20
Da brividi il 22-20 finale di Luca al terzo set
su Genta.
Pajntar, commosso, ha affermato alla fine:
"si tratta di un grande successo di squadra
che ci permettere di compiere un importante passo
avanti nella lotta per la salvezza. Tutti e tre
i nostri alfieri vanno elogiati in blocco per aver
saputo affrontare i momenti decisivi con una grande
saldezza di nervi".
In serie C le cose non
sono andate per il giusto verso ad Udine: 5-3 il
risultato finale per i Rangers.
Ex-Fiera, 8 dicembre 1990: un appuntamento attesissimo
da tutti gli appassionati:
arrivano i campioni d’Italia
dell’Olitecnica Marcozzi Cagliari guidati
dal pluricampione italiano Massimo Costantini, mito
del tennistavolo italiano da almeno quindici anni,
unico italiano ad aver partecipato ad una vera Olimpiade.
Poi c’era il cinese Yang Min ancora imbattuto
in quella stagione. Dunque un incontro impossibile,
ma almeno si sperava di fare una buona figura davanti
a questi mostri sacri prima dell’ultima giornata
a Catania dove ci aspettava un altro incontro salvezza.
E puntualmente...:
Yang Min - Pavic 21-11,21-9
Costantini - Saltarini 21-9,21-14
De Giorgi - Urizio 19-21,21-11,22-20
Costantini - Pavic 21-16,21-14
Yang Min - Urizio 21-19,21-14
E così fu un altro cappotto, ma senza alcuna
recriminazione data la netta supremazia degli avversari,
lanciati verso lo scudetto.
Yang Min si è
distinto per dei servizi cortissimi particolarmente
maligni che hanno disorientato Pavic.
Luca è
riuscito ancora una volta a dare spettacolo con
De Giorgi, conquistando l’unico set, mentre
Saltarini nulla ha potuto fare con il Massimo nazionale,
in una grande cornice di pubblico pagante.
Assente
stavolta Davide, lasciato a riposare.
Costantini
vinse con molta disinvoltura i suoi incontri, e
come fanno i grandi campioni, vinse senza strafare,
senza fare nulla di stratosferico, e anche da questo
si notavano la classe e l’esperienza che fanno
la differenza. Costantini dichiarò al termine:
"sono rimasto sorpreso dal grande interesse
che c’è attorno a questa squadra, la
voglia di fare è molta e ritengo che Pordenone
riuscirà a raggiungere la sospirata salvezza".
In classifica Cagliari e Ferentino comandano la
graduatoria con 14 punti.
In serie C San Marco sconfitta
in casa per 3-5 dal San Liberale di Castelfranco
Veneto.
Continuare a disputare la serie A anche il prossimo
anno, questo era il nostro obiettivo, la nostra
libertà:
"La libertà non è uno spazio
libero, libertà è partecipazione..."
Così diceva nel 1972 Giorgio Gaberscik,
meglio noto solo come Gaber, su cui avevamo iniziato
un discorso due puntate fa.
Giorgio inizia addirittura
negli anni ’50 con una band che si esibiva
nei club milanesi, dove c’era anche Enzo Jannacci.
Anche autore, scrisse per Celentano "ciao
ti dirò". Negli anni 60 canta canzoni
melodiche e ballate come "mai mai mai Valentina",
"allora dai", "la ballata del
Cerutti", "Torpedo Blu", ma negli
anni 70 diventa un cantautore molto impegnato, e
si ribattezza "il signor G" e gira i
teatri italiani portando spettacoli dove canta canzoni
impegnate e di protesta sociale, ma anche satiriche
e graffianti (com’è bella la città,
i borghesi, la libertà, lo shampoo, il pelo
e tante altre).
Nel 1970 - se non sbaglio
- ricordo vagamente una sua esibizione d’estate
all’aperto a Castello di Aviano. Non so se
i castel-avianesi capirono fino in fondo le sue
metafore, ma fu comunque un grande successo.
Molto
belli anche gli album "far finta di essere
sani" del 1973, "anche per oggi non
si vola" del 1974 e "libertà
obbligatoria" del 1976.
Ed ha continuato a
fasi alterne fino a pochi anni fa: "la mia
generazione ha perso" del 2001 e la bellissima
"io non mi sento italiano" del 2002
prima di spegnersi.
Fuori da ogni schema, mai banale,
Gaber ha sempre mescolato melodia, costume, ironia,
capacità di tenere il palco da solo, il tutto
con grande classe e maestria.
Sicuramente lo ricorderemo
come uno dei pochi veri grandi.
E’ tornato
a Pordenone altre volte negli anni, l’ultima
mi pare sia stata nel 2002 all’auditorium
"concordia" con un ennesimo pienone,
io trovai un posticino laterale dopo una lunga coda
per avere il biglietto in prevendita...
"si muove l’uomo, salta rimbalza, oscilla,
saltella,
cade, si rialza, scivola, ondeggia, si immerge, galleggia,
si gonfia, si dilata, si schiaccia, si comprime,
è inutile, inutile, inutile....."
Con questa "l’uomo sfera", metafora
dell’esistenza, anche Giorgio salutò
la nostra nascita nel lontano 1971...
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