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Amarcord - 94^ puntata

E siamo alla settima di andata (25.11.1990) con la delicata trasferta di Torino contro il CUS.
La delicatezza era data dal fatto che i piemontesi erano ancora a zero in classifica, mentre noi avevano quei due punticini conquistati nella trasferta di Siracusa.
Quindi era un vero e proprio scontro-salvezza.
Il Cus Torino era l’unica formazione di A1 senza stranieri, ma aveva tre ottimi italiani:
Morgante, Troilo e Genta.
Troilo era un napoletano vecchia gloria degli anni 70-80, Genta una giovane promessa, Morgante uno smaliziato buon seconda categoria.
In serie C a Udine era in programma uno dei tanti scontri con i Rangers.

Ebbene il "Messaggero Veneto" del 29 novembre intitolò l’articolo:
"SAN MARCO SUPER A TORINO - la vittoria del collettivo, del carattere e della determinazione".
Fu la classica gara giocata al cardiopalmo sul filo del rasoio: il 5-4 finale per noi, ribaltando un iniziale 3-1 per i padroni di casa, con sei incontri su nove finiti al terzo set testimoniò il grande equilibrio in campo. Una gara, si disse, da sconsigliare ai malati di cuore:

Morgante - Urizio 21-15,21-13

Pavic - Genta 15-21,21-12,21-13

Troilo- Infantolino 19-21,21-18,21-15

Morgante - Pavic 17-21,21-19,21-19

Urizio - Troilo 15-21,21-10,21-16

Infantolino - Genta 21-17,21-15

Pavic - Troilo 21-18,15-21,21-11

Morgante - Infantolino 21-12, 21-14

Urizio - Genta 23-21,19-21,22-20


Da brividi il 22-20 finale di Luca al terzo set su Genta.
Pajntar, commosso, ha affermato alla fine: "si tratta di un grande successo di squadra che ci permettere di compiere un importante passo avanti nella lotta per la salvezza. Tutti e tre i nostri alfieri vanno elogiati in blocco per aver saputo affrontare i momenti decisivi con una grande saldezza di nervi".
In serie C le cose non sono andate per il giusto verso ad Udine: 5-3 il risultato finale per i Rangers.

Ex-Fiera, 8 dicembre 1990: un appuntamento attesissimo da tutti gli appassionati:
arrivano i campioni d’Italia dell’Olitecnica Marcozzi Cagliari guidati dal pluricampione italiano Massimo Costantini, mito del tennistavolo italiano da almeno quindici anni, unico italiano ad aver partecipato ad una vera Olimpiade.
Poi c’era il cinese Yang Min ancora imbattuto in quella stagione. Dunque un incontro impossibile, ma almeno si sperava di fare una buona figura davanti a questi mostri sacri prima dell’ultima giornata a Catania dove ci aspettava un altro incontro salvezza.
E puntualmente...:

Yang Min - Pavic 21-11,21-9

Costantini - Saltarini 21-9,21-14

De Giorgi - Urizio 19-21,21-11,22-20

Costantini - Pavic 21-16,21-14

Yang Min - Urizio 21-19,21-14

E così fu un altro cappotto, ma senza alcuna recriminazione data la netta supremazia degli avversari, lanciati verso lo scudetto.
Yang Min si è distinto per dei servizi cortissimi particolarmente maligni che hanno disorientato Pavic.
Luca è riuscito ancora una volta a dare spettacolo con De Giorgi, conquistando l’unico set, mentre Saltarini nulla ha potuto fare con il Massimo nazionale, in una grande cornice di pubblico pagante.
Assente stavolta Davide, lasciato a riposare.
Costantini vinse con molta disinvoltura i suoi incontri, e come fanno i grandi campioni, vinse senza strafare, senza fare nulla di stratosferico, e anche da questo si notavano la classe e l’esperienza che fanno la differenza. Costantini dichiarò al termine: "sono rimasto sorpreso dal grande interesse che c’è attorno a questa squadra, la voglia di fare è molta e ritengo che Pordenone riuscirà a raggiungere la sospirata salvezza".
In classifica Cagliari e Ferentino comandano la graduatoria con 14 punti.
In serie C San Marco sconfitta in casa per 3-5 dal San Liberale di Castelfranco Veneto.

Continuare a disputare la serie A anche il prossimo anno, questo era il nostro obiettivo, la nostra libertà:

"La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione..."

Così diceva nel 1972 Giorgio Gaberscik, meglio noto solo come Gaber, su cui avevamo iniziato un discorso due puntate fa.
Giorgio inizia addirittura negli anni ’50 con una band che si esibiva nei club milanesi, dove c’era anche Enzo Jannacci. Anche autore, scrisse per Celentano "ciao ti dirò". Negli anni 60 canta canzoni melodiche e ballate come "mai mai mai Valentina", "allora dai", "la ballata del Cerutti", "Torpedo Blu", ma negli anni 70 diventa un cantautore molto impegnato, e si ribattezza "il signor G" e gira i teatri italiani portando spettacoli dove canta canzoni impegnate e di protesta sociale, ma anche satiriche e graffianti (com’è bella la città, i borghesi, la libertà, lo shampoo, il pelo e tante altre).
Nel 1970 - se non sbaglio - ricordo vagamente una sua esibizione d’estate all’aperto a Castello di Aviano. Non so se i castel-avianesi capirono fino in fondo le sue metafore, ma fu comunque un grande successo.
Molto belli anche gli album "far finta di essere sani" del 1973, "anche per oggi non si vola" del 1974 e "libertà obbligatoria" del 1976.
Ed ha continuato a fasi alterne fino a pochi anni fa: "la mia generazione ha perso" del 2001 e la bellissima "io non mi sento italiano" del 2002 prima di spegnersi.
Fuori da ogni schema, mai banale, Gaber ha sempre mescolato melodia, costume, ironia, capacità di tenere il palco da solo, il tutto con grande classe e maestria.
Sicuramente lo ricorderemo come uno dei pochi veri grandi.
E’ tornato a Pordenone altre volte negli anni, l’ultima mi pare sia stata nel 2002 all’auditorium "concordia" con un ennesimo pienone, io trovai un posticino laterale dopo una lunga coda per avere il biglietto in prevendita...

"si muove l’uomo, salta rimbalza, oscilla, saltella,

cade, si rialza, scivola, ondeggia, si immerge, galleggia,

si gonfia, si dilata, si schiaccia, si comprime,

è inutile, inutile, inutile....."

Con questa "l’uomo sfera", metafora dell’esistenza, anche Giorgio salutò la nostra nascita nel lontano 1971...


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