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Amarcord - 90^ puntata

Le "impressioni di settembre" della prima serie A1 della nostra storia iniziate a Ferentino non erano ancora finite: infatti il 29 settembre ci attendeva l’esordio casalingo all’Ex Fiera.
Però prima vi avevo promesso due paroline su Bojan Pavic, visto che su di lui non abbiamo detto ancora molto.

Intanto per dovere di cronaca Bojan era lo straniero numero 5 della nostra storia; anche se ormai tutti li conoscete, ricordo ancora una volta i primi quattro: il marine USA Dennis Brown, il francese Marc Charmasson, il croato Mile Matijevic e lo sloveno Dario Vizjak.
Dunque Bojan Pavic è stato praticamente portato a Pordenone di peso da Luca Urizio che con lui aveva giocato a San Donà.
La prima cosa che si notava era che mentre il suo predecessore Dario era molto affabile, simpatico e disponibile con tutti, Bojan sembrava proprio l’opposto: taciturno, serio e imperscrutabile. Quando gli chiedemmo se poteva venire oltre alle gare anche ad allenare ogni tanto ci rispose che aveva già altri impegni e la famiglia, per cui la cosa per lui non era facile.
Fisicamente era una belva: alto e muscoloso, molto potente e veloce.
Attaccante completo in ogni genere di colpi: dritto e rovescio, top e quant’altro, non gli mancava nulla...però, però... quando penso a lui mi viene sempre in mente la differenza tra i giocatori di talento e i giocatori costruiti.

Cerco di spiegarmi meglio con qualche esempio.
Quando abbiamo iniziato a giocare negli anni 70 nessuno ci ha insegnato i fondamentali dei colpi, per cui i migliori emergevano solo con il talento, non con la buona impostazione che quasi nessuno aveva, escluso forse Gianni che è l’unico a mio avviso che si è saputo "autoimpostare" bene.

Negli anni ho visto tanti giocatori di talento e tanti giocatori costruiti.
Il giocatore costruito è quello che deve fare allenamenti massacranti per acquisire i colpi e poi gli mancherà sempre quel "qualchecosa" che il talentuoso ha nel sangue.
Qualcuno dice che il talento è in realtà la sensibilità di braccio, polso e mano, tant’è che la racchetta diventa nel talentuoso una prolungamento naturale dell’arto.
Non mi sento del tutto d’accordo con questa teoria: per me talento significa piuttosto imprevedibilità, guizzo, colpo vincente anche fuori da ogni impostazione.
Ricordo che quando io iniziai tanti anni fa, senza la minima impostazione, avevo un’impugnatura sul manico bassissima, che unita ad un orribile movimento di rovescio a gomito alto (che ogni allenatore oggi metterebbe all’indice come ciò che NON SI DEVE FARE) rendeva possibile un blocco sul tavolo che rimandava la pallina tirata di dritto dall’avversario esattamente dall’altra parte rispetto a dove lui se la aspettava.
E mi fruttava parecchi punticini.
Qualche anno più tardi ho rivisto questo singolare movimento eseguito da un anziano seconda categoria di Trieste, tale Venuti se qualcuno per caso se lo ricordasse.
Ed era un signor giocatore di talento.
Altri esempi?
Fabio Brunetta e Luca Urizio, in epoche differenti, e ognuno a modo suo, erano due talentuosi al 90%.
Davide invece era molto costruito, credo che da piccolo facesse quantità mostruose di ore in palestra. I cinesi sono quasi tutti giocatori costruiti. Dario Vizjak era un difensore talentuoso al 99%. Bojan Pavic era un giocatore costruito. E questa è la differenza che io notai per prima cosa.

E da tutto questo pistolotto penso abbiate capito che a me piacciono più i giocatori di talento rispetto ai costruiti. Fermo restando che l’abbinata delle due cose sarebbe il massimo, ma succede molto raramente.

Scusatemi la lunga digressione. Se qualcuno non la pensa come me è naturalmente libero di dire la sua, come sempre.

Il secondo incontro era in programma con il Grinza Poirino Torino che contava altri due prima categoria dopo i mortiferi Nannoni e Di Napoli: Tinelli e Pero (entrambi in classifica tra i primi dieci italiani) , oltre a quel cinese di nome Zhang che avevamo purtroppo già conosciuto a nostre spese dal momento che l’anno prima militava nel CUS Torino che era venuto su dalla A2 con noi.
Il 29 settembre 1990 si tratta di un’altra data storica, in quanto come vi ho spiegato è il primo incontro di tennistavolo svoltosi a Pordenone con ingresso a pagamento (leggi biglietto).
Avevo trovato anche una gentile fanciulla di nome Lara che aveva il compito di seguire la biglietteria con la relativa cassa e incombenze relative.
Nel frattempo avevamo dato un po’ di biglietti omaggio ad alcune scuole ed anche ad un paio di caserme, e così il colpo d’occhio era di una Ex Fiera con un sacco di gente, credo oltre cento pesone, forse 150 ad assistere a questo primo atto casalingo.
Questo il tabellino:

Zhang-Infantolino 21-4, 21-11

Pavic-Tinelli 21-23,21-15,21-14 (primo punto pordenonese in A1 !!)

Pero –Urizio 21-11,21-16

Zhang-Pavic 17-21,21-16,21-16

Pero-Infantolino 21-16,21-12

Tinelli-Urizio 9-21,21-19,21-12.

Risultato finale: San Marco – Poirino Torino 1-5

Il tecnico Vence Pajnter dichiarò alla fine che i ragazzi stavano migliorando a vista d’occhio e con un po’ più di fortuna si sarebbe potuto raccogliere qualche punto di più.
Dunque oltre al primo punto individuale in A1 c’erano dei buoni segnali, ma la classifica segnava ancora zero.
Le cronache narrano anche di un Luca Urizio che andava spesso lontano dal tavolo in difesa a prendere pallate da Tinelli.
Quante volte ho detto a Luca di lasciar perdere quelle difese che si concludevano quasi sempre male per lui e lo affaticavano oltremisura.
Ma il talento, come dicevamo prima, è talento, anche in barba alla logica ed alla tattica...


Il talento...

"Dimmelo tu cos’è

Quello che ancora ci manca, quello che ancora non c’è

E che ti prende alle spalle, e non ti fa tornare indietro... più indietro..

Tu... dimmelo tu cos’è....."

A Luca invece il talento faceva andare indietro...
Questo che canta è invece il pongista Antonello Venditti che partecipa spesso ai tornei dei vip organizzati nella capitale.
Antonello, romano de Roma, inizia negli anni 60 ma il successo arriva guarda un po’ nel 1971 quando conosce De Gregori, con il quale incide il primo album "Theorius Campus" nel 1972 con le famose "Ciao uomo" e "Roma capoccia", poi arriva nel 1973 "le cose della vita" con la bellissima "le tue mani su di me", nel 1974 "quando verrà Natale" con Campo de Fiori, nel 1975 Lilly con "compagno di scuola" suonatissimo da tutte le radio.
Nel 1976 Ullallà con "per sempre giovane".
Nel 1978 "sotto il segno dei pesci".
E poi ancora "buona domenica" nel 1979, "ci vorrebbe un amico" nel 1987, "ricordati di me" nel 1988, "benvenuti in Paradiso" nel 1999, "che fantastica storia è la vita" nel 2003 e la recentissima "dalla pelle al cuore".

Ma ne ho tralasciate tantissime, perché Antonello ha prodotto una quantità di dischi veramente imponente (oltre 20 album).
Ha alternato buona musica a tanta roba commerciale, ma diciamo che a differenza di tanti suoi colleghi si è sempre saputo riciclare e galleggiare più che decorosamente.

Non l’ho mai visto dal vivo, e mi dispiace.


"Stare insieme a te è stata una partita

Va bene hai vinto tu, tutto il resto è vita..."

(Ci vorrebbe un amico...)


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