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Amarcord - 88^ puntata

Un buon proseguimento per questo anno 2008 che va ad iniziare a tutti i lettori di questo sito e di questa rubrica dedicata alla nostra storia.
Speriamo l’anno nuovo possa portare a tutti le tanto sospirate soddisfazioni, sportive e non. Passate le distrazioni dovute alla fine d’anno torniamo dunque ad occuparci di quell’inizio di stagione 1990-1991 che portò a Pordenone la prima serie A1 pongistica della sua storia.

Una cosa su cui io mi impuntai personalmente, vincendo molte perplessità degli altri, fu l’ingresso a pagamento. A mio modo di vedere una serie A non poteva essere "regalata" a tutti, era sia un motivo di importanza ma anche un motivo per rientrare sia pure in modo molto parziale delle ingenti spese che dovevamo sostenere.
Ingresso a pagamento significava anche tenere una contabilità, pagare la SIAE, e avere una persona fissa alla biglietteria per tutti gli incontri casalinghi.
Insomma era un altro notevole impegno, ma fui poi convinto della bontà della mia scelta vedendo gli spalti dell’ex Fiera sempre pieni nonostante il biglietto.
Da notare anche che pochissime squadre di A1 lo avevano istituito.

La presentazione ufficiale della squadra avvenne alla "Osteria Bassa" in Viale Grigoletti in un sabato di inizio settembre verso mezzogiorno, presenti oltre a me e al Presidente Chiarotto e ai giocatori, il Sindaco Cardin, l’assessore regionale Gonano, l’assessore provinciale Zannese, il Presidente del CONI Cadin.
Proprio Cadin ricordò che La serie A a Pordenone oltre a noi era stata appannaggio solo del calcio femminile e dell’hockey su pista.
Fotografi da tutte le parti, articoli sui giornali, l’avventura stava per iniziare.
Nel pomeriggio incontro amichevole contro una rappresentativa regionale formata da Mersi, Cosciani e Frediani.

Avevamo tralasciato in precedenza il capitolo- allenatore. Già da qualche tempo avevamo conosciuto tramite Luca Urizio un simpatico personaggio di Nova Gorica di nome Venceslav Pajnter, per gli amici solo Vence.
In Slovenia (che allora era ancora Yugoslavia) aveva la sua società, aveva conseguito il patentino di allenatore nazionale e aveva quindi tutte le carte in regola per guidare la nostra squadra. E poi conosceva molto bene sia Luca che Bojan Pavic, e quindi partiva già avvantaggiato. Occhiali e barba scura Vence aveva per chi non lo conosceva un aspetto un po’ strano.
Sta di fatto che Vence si dimostrò subito ben all’altezza della situazione.
Già prima dell’inizio del campionato andammo a fare un allenamento a Caporetto in Slovenia dove si trovava in ritiro la nazionale femminile yugoslava e perdemmo per 6-3 un incontro amichevole. Dovevamo giocare anche contro l’Olimpia Lubiana, ma all’ultimo momento questo incontro saltò.

E veniamo ora alla altre squadre che dovevamo incontrare: si inizia il 22 settembre a Ferentino (Frosinone) dove giocano i pluricampioni italiani Nannoni e Di Napoli, quindi esordio casalingo il 29 settembre con il Grinza Poirino Torino, il il 7 ottobre dovevamo andare a Siracusa, il 27 ottobre in casa con il Livorno, il 10 novembre di nuovo in Sicilia a Messina, il 17 novembre in casa con il Vittoria Ragusa, il 25 novembre a Torino col CUS, l’8 dicembre in casa con il Marcozzi Cagliari dell’immenso Massimo Costantini, e si concludeva l’andata il 15 dicembre a Catania. Insomma c’erano ben tre squadre siciliane e una sarda. Il che significava che il nostro mezzo di trasporto principale in quell’anno doveva necessariamente essere... l’aereo.
Non ho fatto i conti dei chilometri che si dovevano fare, ma sicuramente in quell’anno furono battuti tutti i record di distanze alla grande.

C’era anche una seconda San Marco al via, stavolta in serie C, con Gigi e Gianni insieme ad Oscar, Antonelli, Val e Vianello. Anche qui c’erano squadre forti al via, come il Redentore Este di Roncolato, il Calto Rovigo di Giri, il Marghera ed il Castelfranco di Sbrissa (ricordate?...)

Ed ora tutti ai blocchi di partenza per l’inizio della più grande avventura pongistica della storia pordenonese... Chi l’avrebbe mai detto che saremmo finiti lì ??

"Ma il tempo emigra, mi han messo in mezzo

Non son capace più di dire un solo no

Ti vedo e a volte ti vorrei dire:

Ma questa gente intorno a noi che cosa fa?

Fa la mia vita, fa la tua vita

Tanto doveva prima o poi finire lì......"

Così cantava nel 1971 in "Luci a San Siro" dall’album "Parabola" (altro disco di per sé eloquente nell’anno della nostra nascita) il brianzolo poeta-insegnante-cantautore-scrittore interista Roberto Vecchioni . Artista un po’ melenso e introverso e poco commerciale, almeno agli inizi, Vecchioni inizia nel 1968 con "la pioggia e il parco".
Nel 1973 partecipa a Sanremo con "l’uomo che si gioca il cielo a dadi".
Forse il disco più bello è "Elisir" nel 1976 con "Velasquez" e "Figlia" che erano dei cavalli di battaglia di Radio Nuova Musica. Ma il maggior successo fu con una cavolata di nome Samarcanda nel 1977. Molto bella invece "canzone per laura" del 1975.
Come tanti altri però negli anni il buon Vecchioni si lascia prendere dall’ansia di vendere dischi, e così escono "voglio una donna" nel 1992 e "il bandolero stanco" del 1997.
A Pordenone posso sbagliarmi ma non ricordo di averlo mai visto... ma forse solo perché mon mi piaceva poi tanto...



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