Era il mese di maggio 1990, forse i primi di giugno.
La telefonata mi arrivò direttamente da Roma,
da mamma-Fitet.
Di colpo mi sono alzati tutti i
peli del corpo ed ho iniziato a vedere tutti i pianeti
del cosmo, anche quelli molto lontani (Aldebaran?)...
Non potevo credere alle mie orecchie.
Ebbene sono dovuto precipitosamente tornate con
i piedi per terra per rispondere alla mia interlocutrice,
che era una diligente impiegata (non ricordo il
nome) dell’Ufficio Campionati.
La domanda
fatale era la seguente: "c’è
stata una rinuncia in A1 e voi siete la miglior
squadra seconda dei due gironi di A2, vi interessa
partecipare alla A1 la prossima stagione ?"
Passato lo shock, strappai una giornata di tempo
per la risposta, ed iniziò un frenetico giro
di altre telefonate per comunicare al mondo la lieta
novella e per chiedere consigli e assistenza morale
e ...materiale.
Immediatamente il Presidente
Sergio Chiarotto e il Vice Antonio De Vito passarono
la notizia al Sindaco Alvaro Cardin che disse subito
che davanti ad un’occasione del genere Pordenone
sportiva non poteva dire di no.
Vabbè che
il tennistavolo non era il calcio o il basket, ma
una A1 in città non era di certo una cosa
da poco da lasciarsi sfuggire, questo era il pensiero
generale.
Cardin in persona prese in mano la situazione
(ricordo che il ciclone tangentopoli che sfiorò
anche la nostra provincia doveva ancora arrivare...)
e mandò a dire che la città e la provincia
avrebbero ricevuto un sicuro prestigio dalla partecipazione
ad un campionato di così alto livello insieme
ad altre grandi città italiane, e si disse
"garante per rendere possibile questa magnifica
avventura".
L’opinione del sottoscritto invece, abituato
a vedere da sempre i risvolti pratici delle cose
e non le chiacchiere, era di grande incertezza ed
imbarazzo.
Grandi fatiche ci attendevano per essere
competitivi ad un così alto livello non solo
dal punto di vista finanziario, ma anche tecnico
(basti pensare che avremmo incrociato le racchette
con gente del calibro di Nannoni, Manneschi, Mondello
ed un’infinità di cinesi...) ma
anche organizzativo e naturalmente finanziario (il
budget di spesa a prima vista era il triplo rispetto
alla A2).
Per un bel po’ a me continuò
a sembrare una fiaba ma invece ben presto si iniziò
a fare le cose sul serio, e stavolta sul serio significò
molto, ma molto sul serio...
Comunque, con l’impegno
di Cardin, Chiarotto, De Vito e anche del nostro
vecchio amico Gerardo Ciriani fu detto il fatidico
si alla Fitet, e da lì iniziò il ballo.
Solo per dovere di cronaca devo ricordare e sottolineare
che si trattò della quinta promozione in
sette anni. Praticamente in sette stagioni dalla
D alla A1, dal pavimento al soffitto dei campionati
italiani. Non ho dati certi in mano, ma sono quasi
sicuro che si trattò di un autentico record
rimasto ineguagliato in Italia, e scusate se di
questa cosa mi sento ancora piuttosto fiero.
Primi problemini da risolvere: la sicurezza finanziaria
e la squadra. Sperando che la prima ci arrivasse
dai nostri "politici", ci concentrammo
subito sulla squadra.
L’inizio della A1 era
previsto come sempre in settembre, ma non si poteva
perdere tempo.
Il primo colpo, che venne quasi naturale
fu il ritorno di Luca Urizio, il primo pongista
del triveneto non poteva non giocare in un frangente
del genere.
Luca aveva fatto la scorsa stagione
a San Donà con lo sloveno Bojan Pavic, di
cui si dicevano meraviglie, e data l’amicizia
esistente tra Luca e Bojan in due e due quattro
ambedue furono precettati ed aderirono con entusiasmo.
Purtroppo ciò significava che avremmo dovuto
rinunciare al nostro Superpippo Darijan Vizjak,
e ciò mi dispiaceva parecchio, ma purtroppo
valeva la legge del ubi maior... Poi c’era
Davide che oramai giunto alla sesta stagione da
noi era diventato un pordenonese quasi purosangue
e non si poteva certo mandare via, nonostante qualche
dubbio sul suo apporto di successi in A1.
C’era
poi bisogno anche di un quarto uomo, poiché
in un palcoscenico così alto ci doveva essere
secondo noi anche una riserva presentabile, e così
rimase anche il "furlan" Lucio Saltarini.
Alla fine dei discorsi senza andare troppo in giro
(Pavic a parte) abbiamo scelto di tenere il meglio
di quanto era disponibile in regione, che rappresentavamo
in A1 maschile dopo tanti anni di assenza (l’ultima
prima di noi fu – se non erro – il Sokol
Aurisina, praticamente un’antenata del Kras
negli anni 70).
Renato Borin fu investito oltre a me delle mille
incombenze organizzative ed amministrative che ci
sarebbero capitate.
C’era anche lo scoglio-allenatore, che a questo
punto doveva essere secondo me un professionista...ma
questo lo rimandiamo alla prossima.
"Ieri sognavo te, oggi sei qui con me
Ieri volevo te, oggi ti vedo qui
Sei qui davanti agli occhi miei
Qui davanti agli occhi miei....."
Questo brano che ben s’intona alla puntata,
è del 1969: la voce è di Nico Di Palo
accompagnato da Vittorio De Scalzi, Giorgio D’Adamo,
Mauro Charugi e Gianni Belleno. Erano i mitici primi
New Trolls.
Nati come "Trolls" (folletti)
nel 1966 a Genova, questa formazione si è
sciolta e ricomposta più volte, ma da qualche
anno la voce acutissima di Nico Di Palo con Vittorio
De Scalzi stanno di nuovo infiammando le platee
con la loro musica (tre anni fa per chi se lo ricorda
sono anche venuti anche a Porcia alla sagra estiva,
e c’erano due grandi striscioni sul palco
che recitavano: "New Trolls: il mito".).
Il primo successo fu del 1968 "Visioni",
nel 1968 il primo album "senza orario senza
bandiera". Nel 1969 anche a Sanremo con "io
che ho te" cui seguirono "davanti agli
occhi miei" e la famosa "una miniera".
Nel 1971 (anno della nostra nascita) ci hanno omaggiato
con una cosa stranissima che si chiamava "concerto
grosso" , un disco di rock progressivo mescolato
a musica classica. A questo seguì il Concerto
grosso n.2 nel 1976 ed il terzo (the seven seasons)
venti anni dopo, nel 2006.
Di nuovo in campo melodico,
altri successi nel 1978 Aldebaran e Quella carezza
della sera.
A me piace molto "faccia di cane"
scritta da Fabrizio De Andrè, presentata
a Sanremo nel 1985.
Ad un certo punto Belleno si
invaghì della minigonna di Anna Oxa e lasciò
il gruppo.
Ancora a Sanremo nel 1992 "quelli
come noi", quindi ancora ri-sciolti e poi
ri-composti...sino ad oggi.
"Andare andare andare
Lontano sempre
Aldebaran
Dal niente si partì
Verso il niente..."
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