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Amarcord - 87^ puntata

Era il mese di maggio 1990, forse i primi di giugno. La telefonata mi arrivò direttamente da Roma, da mamma-Fitet.
Di colpo mi sono alzati tutti i peli del corpo ed ho iniziato a vedere tutti i pianeti del cosmo, anche quelli molto lontani (Aldebaran?)...
Non potevo credere alle mie orecchie. Ebbene sono dovuto precipitosamente tornate con i piedi per terra per rispondere alla mia interlocutrice, che era una diligente impiegata (non ricordo il nome) dell’Ufficio Campionati.
La domanda fatale era la seguente: "c’è stata una rinuncia in A1 e voi siete la miglior squadra seconda dei due gironi di A2, vi interessa partecipare alla A1 la prossima stagione ?"

Passato lo shock, strappai una giornata di tempo per la risposta, ed iniziò un frenetico giro di altre telefonate per comunicare al mondo la lieta novella e per chiedere consigli e assistenza morale e ...materiale.
Immediatamente il Presidente Sergio Chiarotto e il Vice Antonio De Vito passarono la notizia al Sindaco Alvaro Cardin che disse subito che davanti ad un’occasione del genere Pordenone sportiva non poteva dire di no.
Vabbè che il tennistavolo non era il calcio o il basket, ma una A1 in città non era di certo una cosa da poco da lasciarsi sfuggire, questo era il pensiero generale.
Cardin in persona prese in mano la situazione (ricordo che il ciclone tangentopoli che sfiorò anche la nostra provincia doveva ancora arrivare...) e mandò a dire che la città e la provincia avrebbero ricevuto un sicuro prestigio dalla partecipazione ad un campionato di così alto livello insieme ad altre grandi città italiane, e si disse "garante per rendere possibile questa magnifica avventura".

L’opinione del sottoscritto invece, abituato a vedere da sempre i risvolti pratici delle cose e non le chiacchiere, era di grande incertezza ed imbarazzo.
Grandi fatiche ci attendevano per essere competitivi ad un così alto livello non solo dal punto di vista finanziario, ma anche tecnico (basti pensare che avremmo incrociato le racchette con gente del calibro di Nannoni, Manneschi, Mondello ed un’infinità di cinesi...) ma anche organizzativo e naturalmente finanziario (il budget di spesa a prima vista era il triplo rispetto alla A2).
Per un bel po’ a me continuò a sembrare una fiaba ma invece ben presto si iniziò a fare le cose sul serio, e stavolta sul serio significò molto, ma molto sul serio...
Comunque, con l’impegno di Cardin, Chiarotto, De Vito e anche del nostro vecchio amico Gerardo Ciriani fu detto il fatidico si alla Fitet, e da lì iniziò il ballo.
Solo per dovere di cronaca devo ricordare e sottolineare che si trattò della quinta promozione in sette anni. Praticamente in sette stagioni dalla D alla A1, dal pavimento al soffitto dei campionati italiani. Non ho dati certi in mano, ma sono quasi sicuro che si trattò di un autentico record rimasto ineguagliato in Italia, e scusate se di questa cosa mi sento ancora piuttosto fiero.

Primi problemini da risolvere: la sicurezza finanziaria e la squadra. Sperando che la prima ci arrivasse dai nostri "politici", ci concentrammo subito sulla squadra.
L’inizio della A1 era previsto come sempre in settembre, ma non si poteva perdere tempo.
Il primo colpo, che venne quasi naturale fu il ritorno di Luca Urizio, il primo pongista del triveneto non poteva non giocare in un frangente del genere.
Luca aveva fatto la scorsa stagione a San Donà con lo sloveno Bojan Pavic, di cui si dicevano meraviglie, e data l’amicizia esistente tra Luca e Bojan in due e due quattro ambedue furono precettati ed aderirono con entusiasmo.
Purtroppo ciò significava che avremmo dovuto rinunciare al nostro Superpippo Darijan Vizjak, e ciò mi dispiaceva parecchio, ma purtroppo valeva la legge del ubi maior... Poi c’era Davide che oramai giunto alla sesta stagione da noi era diventato un pordenonese quasi purosangue e non si poteva certo mandare via, nonostante qualche dubbio sul suo apporto di successi in A1.
C’era poi bisogno anche di un quarto uomo, poiché in un palcoscenico così alto ci doveva essere secondo noi anche una riserva presentabile, e così rimase anche il "furlan" Lucio Saltarini.
Alla fine dei discorsi senza andare troppo in giro (Pavic a parte) abbiamo scelto di tenere il meglio di quanto era disponibile in regione, che rappresentavamo in A1 maschile dopo tanti anni di assenza (l’ultima prima di noi fu – se non erro – il Sokol Aurisina, praticamente un’antenata del Kras negli anni 70).

Renato Borin fu investito oltre a me delle mille incombenze organizzative ed amministrative che ci sarebbero capitate.
C’era anche lo scoglio-allenatore, che a questo punto doveva essere secondo me un professionista...ma questo lo rimandiamo alla prossima.

"Ieri sognavo te, oggi sei qui con me

Ieri volevo te, oggi ti vedo qui

Sei qui davanti agli occhi miei

Qui davanti agli occhi miei....."

Questo brano che ben s’intona alla puntata, è del 1969: la voce è di Nico Di Palo accompagnato da Vittorio De Scalzi, Giorgio D’Adamo, Mauro Charugi e Gianni Belleno. Erano i mitici primi New Trolls.
Nati come "Trolls" (folletti) nel 1966 a Genova, questa formazione si è sciolta e ricomposta più volte, ma da qualche anno la voce acutissima di Nico Di Palo con Vittorio De Scalzi stanno di nuovo infiammando le platee con la loro musica (tre anni fa per chi se lo ricorda sono anche venuti anche a Porcia alla sagra estiva, e c’erano due grandi striscioni sul palco che recitavano: "New Trolls: il mito".).
Il primo successo fu del 1968 "Visioni", nel 1968 il primo album "senza orario senza bandiera". Nel 1969 anche a Sanremo con "io che ho te" cui seguirono "davanti agli occhi miei" e la famosa "una miniera".
Nel 1971 (anno della nostra nascita) ci hanno omaggiato con una cosa stranissima che si chiamava "concerto grosso" , un disco di rock progressivo mescolato a musica classica. A questo seguì il Concerto grosso n.2 nel 1976 ed il terzo (the seven seasons) venti anni dopo, nel 2006.
Di nuovo in campo melodico, altri successi nel 1978 Aldebaran e Quella carezza della sera.
A me piace molto "faccia di cane" scritta da Fabrizio De Andrè, presentata a Sanremo nel 1985.
Ad un certo punto Belleno si invaghì della minigonna di Anna Oxa e lasciò il gruppo.
Ancora a Sanremo nel 1992 "quelli come noi", quindi ancora ri-sciolti e poi ri-composti...sino ad oggi.

"Andare andare andare

Lontano sempre

Aldebaran

Dal niente si partì

Verso il niente..."



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