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Amarcord - 75^ puntata

Splendeva il sole su quella allegra comitiva di pongisti pordenonesi che in una mattinata di un sabato di maggio 1987 si stavano recando in quel di Coccaglio per assistere all’agognato spareggio tra l’Edera ed il Sesto Fiorentino, con in palio la promozione in A2, inconsapevoli del...PESCECANE in avvicinamento...

Il pullman non era dei più nuovi, e l’autista andava piano, cosicché pur essendo partiti la mattina presto, arrivammo ad Ospitaletto (uscita autostrada) ad ora di pranzo.

Il ristorante prescelto era spazioso ed accogliente, il prezzo concordato era equo, e tutti fecero onore alla tavola.
Ricordo Luca Urizio particolarmente vorace, e ciò mi preoccupò per la sua digestione in vista dell’imminente incontro, ma lui mi disse che aveva bisogno di molte energie.

Dopo il pranzo la comitiva si divise: i tifosi in pullman a vedere il lago di Iseo, e i giocatori in palestra a preparare l’incontro della vita.

Appena entrati in palestra ho avuto subito la percezione che le cose non stavano girando per il verso giusto. Infatti non si trattava come speravo di un bel palazzetto, ma di una squallida palestraccia di periferia senza neanche gli spalti per il pubblico.

E poi capii anche che oltre al nostro spareggio la Fitet, sempre per risparmiare sulle spese, ne aveva organizzati altri tre, per cui nella palestraccia c’erano quattro tavoli per quattro diversi spareggi.

Quei toscani erano forti, mannaggia a loro. Ricordo il nome solo di uno: Malpassi, il più debole dei tre. Gli altri due erano degli ottimi e navigati seconda categoria. In panchina si vide subito il fetido Stefano Bosi. Se da un lato io e don Sambo potevamo essere inorgogliti di sfidare il pluricampione italiano, dall’altro la sensazione era quella di essere caduti in un’autentica imboscata...

Verso le 17.00 arrivarono i nostri supporter freschi della passeggiata sul lago, ma non trovarono posti a sedere e si accomodarono alla meno peggio sui cavalli (gli attrezzi) e sui quadri svedesi bofonchiando un po’ (c’erano anche degli anziani che avevo indotto a venire come se si trattasse di una piacevole gitarella turistica e non pensavano di doversi accomodare...su un cavallo).

Non voglio girarci ancora intorno: l’incontro finì con una bruciante sconfitta per 5-1. Unico punto Luca su Malpassi, Davide e Mile a secco, irretiti dalla maggiore esperienza dei toscani. E dovetti anche sorbirmi l’ironia di Bosi che mi disse alla fine: "Beh, però l’incontro è durato abbastanza per un 5-1 no?" Lascio ulteriori dettagli a Luca o ad altri che abbiano voglia di aggiungere qualcosa.

Qui finì una magica catena di promozioni: tre in tre anni e ad un solo passo dalla quarta consecutiva. Non so se qualche altra squadra italiana fu mai capace di arrivare a tanto. La punizione -se così si può dire - fu di altri due anni di B1: il 1987-88 ed il 1988-89.

Ma anche stavolta non era finita così, il pescecane aveva un altro morso in canna...

Viaggio di ritorno: atmosfera da funerale, luci basse, nessuno cantava o suonava, l’autista andava sempre più piano. All’altezza dell’Area di servizio "Scaligera" (poco prima di (Verona) qualcuno disgraziatamente disse che aveva voglia di una sosta per la toilette e per un panino.
L’autista parcheggiò il pullman ma era necessario andare a piedi dall’altra parte per mezzo di un sottopassaggio, perché da quel lato era tutto chiuso.
Anche l’autista fu purtroppo invitato a bere qualcosa, e lasciò incustodito il pullman... in un posto buio e solitario...

Venti minuti dopo tutti tornammo indietro, e capimmo subito che l’avevamo preso in quel posto per la seconda volta in poche ore...

Il pullman era aperto e mancavano tutti i bagagli, che erano poi costituiti dalle nostre borse, dove c’erano racchette, tute, soldi, documenti, occhiali eccetera...

Ci fermammo in cerca delle nostre cose per parecchio tempo, almeno un paio d’ore.
Fu chiamata la polizia che scosse la testa e disse che quell’autogrill era normalmente infestato da bande di schioppati ladruncoli in cerca di qualunque cosa.
Sporgemmo denuncia, e passò altro tempo.
I partecipanti alla "gita" si erano decisamente scocciati della situazione e volevano tornarsene a casa...e così facemmo oltre mezzanotte...arrivando a casa a notte fonda cornuti e mazziati...

Il giorno dopo la ditta di autotrasporti mi disse che non era assicurata contro il furto e iniziò da lì in poi un’autentica via crucis: su consiglio di Antonio De Vito portammo la ditta in tribunale per chiedere il risarcimento di quanto rubato per colpa dell’autista poco avveduto che aveva lasciato incustodito il pullman.

La causa durò – se non sbaglio – ben sette anni, e finì quando il povero Antonio era già passato nel regno del poi... Alla fine paradossalmente dopo sette anni un Giudice ci disse che avevamo ragione noi, ma che c’era una vecchissima legge che limitava la responsabilità del vettore a poche lire, ma le spese legali da pagare nei sette anni erano di molto salite... e un bel giorno del 1994 fummo chiamati a pagarle.....(terzo ed ultimo morso del pescecane a scoppio ritardato !).

"A questo punto non devi lasciare

Qui la lotta è più dura, ma tu

Se le prendi di santa ragione, insisti di più..." e poi:

"Non farti cadere le braccia, corri forte ma più forte che puoi,

Non devi voltare la faccia, non arrenderti né ora, ne mai.....!"

Sulle note delle prime canzoni di protesta del partenopeo Edoardo Bennato "un giorno credi" e "non farti cadere le braccia" del 1973 e 1974 – che ben si intonano ai fatti narrati – e su cui torneremo la prossima volta... si conclude per ora il pescecane e con esso la stagione 1986-1987....





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