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Amarcord - 72^ puntata

Chiedo scusa per la pausa, ma di questi tempi con la bella stagione gli impegni si moltiplicano e il tempo libero si riduce. Oramai siamo quasi in estate, le stagioni passano e la nostra storia continua. Da una mia teorica prospezione penso che ne avremo ancora almeno fino all’autunno, se non oltre, sempre che abbiate ancora voglia di leggere e io di scrivere. Poi magari ci dedicheremo ad altro: potrei farvi se volete un amarcord del basket pordenonese dalla storica Romolo Marchi in poi, passando dalla mitica Postalmobili che fece la A2 nel 1977-78 con il quintetto Masini – Melilla – Fultz – Wilber – Sambin (riserve: Voselli, Shober, De Stefano, Fantin, Cedolini) allenatore Corrado Pellanera. Vabbè, per ora lasciamo perdere e torniamo al nostro beneamato ping-pong che abbiamo lasciato alla stagione 1986-1987 con il primo anno di B1 targato Edera Pordenone.

Nel brainstorming della puntata n. 68 vi avevo anticipato che avremmo parlato della squadra, dello sponsor e della palestra, e in qualche modo l’abbiamo fatto. Ci mancano gli avversari e i due "pesci" = episodi rimasti impigliati nella rete dei ricordi di quella stagione. Il primo sarà un pesciolino, direi un piccolo cefalo, ma il secondo cari miei è un autentico pescecane che ha squarciato le reti e che sarà ricordato a lungo, ma molto a lungo nella storia di tutti gli appassionati (e ce ne furono un bel po’ – una cinquantina all’incirca – che lo vissero in prima persona, e un indizio ve l’ho già dato alla fine della puntata 69...) Ma andiamo con ordine.

Gli avversari: ci furono abbastanza sicuramente: una squadra milanese con le maglie verdi quasi come le nostre di cui non ricordo il nome, poi i Canottieri di Lecco (cosa ci facessero i canottieri di Lecco nel ping pong è un mistero a tutt’oggi irrisolto...), il San Pancrazio Verona, la Banca Popolare di Marostica. Poi credo ma non sono sicuro che ci fosse anche l’altra squadra di Verona, il San Marco, che probabilmente fu ripescata dalla B2. Ne mancano ancora due, ma qui proprio ho il buio pesto, non le ricordo e non ho aiuti. Di sicuro non erano squadre del Friuli o del Triveneto, perché quelle le ho già nominate. Saranno state penso altre squadre lontane di Lombardia o Emilia. Di sicuro ci fu che facemmo tanti chilometri tanti. Addirittura molte giocavano nell’osceno orario di domenica mattina alle 10, il che ci obbligava al pernottamento o alla levataccia spaventosa alla mattina, o per meglio dire la notte. Milano e Lecco furono sicuramente la domenica mattina, e ricordo la Alfa di Luca che sfrecciava a tavoletta sulla A4 oltre 240 tanto che quella volta arrivammo a Milano al "Vigorelli" (l’antico velodromo ridotto in stato di semi-abbandono) in largo anticipo sulle previsioni, prima ancora dei padroni di casa.

Immagino tutti voi vogliate sapere come finirono quelli incontri, ma io come ho detto non ho alcun referto a mia disposizione. Posso solamente dirvi che il primo incontro fu disputato in casa all’Ex Fiera (palestra CENTRALE) a metà settembre 1986 contro i milanesi, e la prima partita del primo incontro fu tra Mile Matijevic e un anziano difensore meneghino che si chiamava Fasoli. Mile notoriamente contro i difensori andava a nozze, e fu una vittoria nel tripudio generale che fece capire subito che anche quell’anno si intendeva partire alla grande. Le altre partite sono finite nel dimenticatoio, ma vi assicuro che vincemmo, direi per 5-1, con l’esordio vittorioso in maglia Edera di Luca Urizio. Poi portammo i milanesi a cena per addolcire la loro sconfitta a mangiare carne alla griglia in un localino dalle parti di Pramaggiore e facemmo una bella bevuta generale.

Poi che vi posso dire? Che vincemmo abbastanza sicuramente con i Canottieri Lecco, mentre con il San Pancrazio Verona ci furono aspre battaglie: con loro giocavano due esperti seconda categoria di nome Fraccaroli e Stecher. Stecher era tecnicamente più elegante, mentre Fraccaroli era un vero guerrigliero: si auto-incitava continuamente con il poco originale slogan: FRACCA FRACCA ! e non mollava una pallina neanche se gli sparavi. Contro di loro penso che forse abbiamo vinto in casa e perso a Verona. Nell’altra veronese, il San Marco, mi pare che quall’anno tornò Stefano Lonardi, già prima categoria e andato poi in giro per l’Italia, altro gran bel giocatore che ci diede altro filo da torcere.

Con la Banca di Marostica in casa all’Ex Fiera ho da raccontarvi il cefalo che vi ho anticipato prima, ma ve lo tengo in caldo per la prossima puntata... Sappiate solo per ora che si tratta di un episodio che ci riporterà alla memoria Elio Riccio nel 1974, e per ora non vi dico di più...provate ad indovinare se ci riuscite. Un premio a chi se lo ricorda prima della prossima puntata...

Sotto il profilo economico la sponsorizzazione avuta ci diede una grossa mano a...sbarcare il lunario. Solamente che i soldini arrivavano molto tardi, e le spese erano di molto aumentate (viaggi, pernottamenti, e tre persone..da mantenere) per cui nonostante tutto eravamo sempre con l’acqua alla gola. In altre parole eravamo Ricchi...e Poveri al tempo stesso...

Angela Brambati, Franco Gatti, Angelo Sotgiu e la bella Marina Occhiena, questi i nomi dei quattro genovesi "ricchi e poveri" che si presentarono a Sanremo nel 1970 con "La prima cosa bella" in coppia con Nicola Di Bari arrivando secondi. In quella occasione Angelo e Marina vestivano con lustrini e paiettes, mentre Angela e Franco erano vestiti da straccioni, in omaggio al loro nome. Ancora secondi nel mitico anno 1971 con "Che sarà" in coppia con il portoricano cieco Josè Feliciano, quinti nel 1981 con "Sarà perché ti amo" e finalmente vincitori nel 1985 con "Se mi innamoro", oltre a diverse altre apparizioni. Non era rock il loro, era musica pop piuttosto leggerina, ma loro erano bravi e simpatici. Marina Occhiena se ne è andata dal gruppo nel 1981 e hanno continuato gli altri tre che ho rivisto anche recentemente: l’anno scorso hanno fatto una comparsa alla sagra estiva di Porcia se per caso qualcuno di voi c’era, io ero sotto il palco... e cantavano:

"Che sarà, che sarà, che sarà

Che sarà della mia vita chi lo sa

So far tutto o forse niente, da domani si vedrà

E sarà, sarà quel che sarà..."





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