Chiedo scusa per la pausa, ma di questi tempi con
la bella stagione gli impegni si moltiplicano e
il tempo libero si riduce. Oramai siamo quasi in
estate, le stagioni passano e la nostra storia continua.
Da una mia teorica prospezione penso che ne avremo
ancora almeno fino all’autunno, se non oltre,
sempre che abbiate ancora voglia di leggere e io
di scrivere. Poi magari ci dedicheremo ad altro:
potrei farvi se volete un amarcord del basket pordenonese
dalla storica Romolo Marchi in poi, passando dalla
mitica Postalmobili che fece la A2 nel 1977-78 con
il quintetto Masini – Melilla – Fultz
– Wilber – Sambin (riserve: Voselli,
Shober, De Stefano, Fantin, Cedolini) allenatore
Corrado Pellanera. Vabbè, per ora lasciamo
perdere e torniamo al nostro beneamato ping-pong
che abbiamo lasciato alla stagione 1986-1987 con
il primo anno di B1 targato Edera Pordenone.
Nel brainstorming della puntata n. 68 vi avevo
anticipato che avremmo parlato della squadra, dello
sponsor e della palestra, e in qualche modo l’abbiamo
fatto. Ci mancano gli avversari e i due "pesci"
= episodi rimasti impigliati nella rete dei ricordi
di quella stagione. Il primo sarà un pesciolino,
direi un piccolo cefalo, ma il secondo cari miei
è un autentico pescecane che ha squarciato
le reti e che sarà ricordato a lungo, ma
molto a lungo nella storia di tutti gli appassionati
(e ce ne furono un bel po’ – una cinquantina
all’incirca – che lo vissero in prima
persona, e un indizio ve l’ho già dato
alla fine della puntata 69...) Ma andiamo con
ordine.
Gli avversari: ci furono abbastanza sicuramente:
una squadra milanese con le maglie verdi quasi come
le nostre di cui non ricordo il nome, poi i Canottieri
di Lecco (cosa ci facessero i canottieri di Lecco
nel ping pong è un mistero a tutt’oggi
irrisolto...), il San Pancrazio Verona, la Banca
Popolare di Marostica. Poi credo ma non sono sicuro
che ci fosse anche l’altra squadra di Verona,
il San Marco, che probabilmente fu ripescata dalla
B2. Ne mancano ancora due, ma qui proprio ho il
buio pesto, non le ricordo e non ho aiuti. Di sicuro
non erano squadre del Friuli o del Triveneto, perché
quelle le ho già nominate. Saranno state
penso altre squadre lontane di Lombardia o Emilia.
Di sicuro ci fu che facemmo tanti chilometri tanti.
Addirittura molte giocavano nell’osceno orario
di domenica mattina alle 10, il che ci obbligava
al pernottamento o alla levataccia spaventosa alla
mattina, o per meglio dire la notte. Milano e Lecco
furono sicuramente la domenica mattina, e ricordo
la Alfa di Luca che sfrecciava a tavoletta sulla
A4 oltre 240 tanto che quella volta arrivammo a
Milano al "Vigorelli" (l’antico
velodromo ridotto in stato di semi-abbandono) in
largo anticipo sulle previsioni, prima ancora dei
padroni di casa.
Immagino tutti voi vogliate sapere come finirono
quelli incontri, ma io come ho detto non ho alcun
referto a mia disposizione. Posso solamente dirvi
che il primo incontro fu disputato in casa all’Ex
Fiera (palestra CENTRALE) a metà settembre
1986 contro i milanesi, e la prima partita del primo
incontro fu tra Mile Matijevic e un anziano difensore
meneghino che si chiamava Fasoli. Mile notoriamente
contro i difensori andava a nozze, e fu una vittoria
nel tripudio generale che fece capire subito che
anche quell’anno si intendeva partire alla
grande. Le altre partite sono finite nel dimenticatoio,
ma vi assicuro che vincemmo, direi per 5-1, con
l’esordio vittorioso in maglia Edera di Luca
Urizio. Poi portammo i milanesi a cena per addolcire
la loro sconfitta a mangiare carne alla griglia
in un localino dalle parti di Pramaggiore e facemmo
una bella bevuta generale.
Poi che vi posso dire? Che vincemmo abbastanza
sicuramente con i Canottieri Lecco, mentre con il
San Pancrazio Verona ci furono aspre battaglie:
con loro giocavano due esperti seconda categoria
di nome Fraccaroli e Stecher. Stecher era tecnicamente
più elegante, mentre Fraccaroli era un vero
guerrigliero: si auto-incitava continuamente con
il poco originale slogan: FRACCA FRACCA ! e non
mollava una pallina neanche se gli sparavi. Contro
di loro penso che forse abbiamo vinto in casa e
perso a Verona. Nell’altra veronese, il San
Marco, mi pare che quall’anno tornò
Stefano Lonardi, già prima categoria e andato
poi in giro per l’Italia, altro gran bel giocatore
che ci diede altro filo da torcere.
Con la Banca di Marostica in casa all’Ex
Fiera ho da raccontarvi il cefalo che vi ho anticipato
prima, ma ve lo tengo in caldo per la prossima puntata...
Sappiate solo per ora che si tratta di un episodio
che ci riporterà alla memoria Elio Riccio
nel 1974, e per ora non vi dico di più...provate
ad indovinare se ci riuscite. Un premio a chi se
lo ricorda prima della prossima puntata...
Sotto il profilo economico la sponsorizzazione
avuta ci diede una grossa mano a...sbarcare
il lunario. Solamente che i soldini arrivavano molto
tardi, e le spese erano di molto aumentate (viaggi,
pernottamenti, e tre persone..da mantenere) per
cui nonostante tutto eravamo sempre con l’acqua
alla gola. In altre parole eravamo Ricchi...e
Poveri al tempo stesso...
Angela Brambati, Franco Gatti, Angelo Sotgiu e
la bella Marina Occhiena, questi i nomi dei quattro
genovesi "ricchi e poveri" che si presentarono
a Sanremo nel 1970 con "La prima cosa bella"
in coppia con Nicola Di Bari arrivando secondi.
In quella occasione Angelo e Marina vestivano con
lustrini e paiettes, mentre Angela e Franco erano
vestiti da straccioni, in omaggio al loro nome.
Ancora secondi nel mitico anno 1971 con "Che
sarà" in coppia con il portoricano
cieco Josè Feliciano, quinti nel 1981 con
"Sarà perché ti amo" e
finalmente vincitori nel 1985 con "Se mi innamoro",
oltre a diverse altre apparizioni. Non era rock
il loro, era musica pop piuttosto leggerina, ma
loro erano bravi e simpatici. Marina Occhiena se
ne è andata dal gruppo nel 1981 e hanno continuato
gli altri tre che ho rivisto anche recentemente:
l’anno scorso hanno fatto una comparsa alla
sagra estiva di Porcia se per caso qualcuno di voi
c’era, io ero sotto il palco... e cantavano:
"Che sarà, che sarà, che sarà
Che sarà della mia vita chi lo sa
So far tutto o forse niente, da domani si vedrà
E sarà, sarà quel che sarà..."
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