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Amarcord - 71^ puntata

L'altra mattina ero al bar e stavo bevendo il mio caffè nel quotidiano tentativo di svegliarmi per fronteggiare la giornata di lavoro che si annunciava particolarmente impegnativa.
Quando mi sono sentito ad un tratto apostrofare da un tale con la frase (non nuova) "Ma tu per caso giocavi a ping pong?"

Io, rassegnato, ho scrollato la testa affermativamente, ma proprio non sono riuscito a focalizzare la faccia di chi mi stava davanti, e così ho dovuto chiederglielo:
"Si, ma tu chi sei, scusa?".
E la risposta è stata: "Ma sono Perissinotto del San Lorenzo, ti ricordi?".
E di colpo mi si sono accese tutte le lampadine del mondo riportandomi al mitico Torneo svoltosi alla Base Nato di Aviano nel 1973 (e sul quale vi ho già scritto nelle prime puntate).
"Certo che mi ricordo di te Natalino!" gli ho risposto! (E volevo aggiungere " e anche di tutte quelle retine e di quei maledetti spigoli che mi hai preso per vincere quella partita " ma invece sono stato pietosamente zitto...).

"A volte ritornano" è un libro del famoso scrittore americano Stephen King (uno dei miei preferiti, per la cronaca) ma è anche quello che sta succedendo da un po' di tempo: a volte ritornano, come Gianfranco Manfrin e tanti altri, dimenticati per decenni e improvvisamente ricomparsi dal nulla come se nulla fosse successo...
Belle queste cose, comunque... Forse anche Natalino Perissinotto si farà rivedere in palestra...
Stiamo aspettando Fabio Brunetta e Roberto Gasparotto... Giuro che se tornano anche loro andrò in pellegrinaggio...
Visto che sto divagando ne approfitto per altre due piccole divagazioni.
Ogni tanto nella mia storia mi accorgo che ho dimenticato qualcosa, e allora devo doverosamente fare time-out, tre passi indietro e andare a recuperare ciò che ho involontariamente dimenticato.

I due pezzi che stavo perdendo per strada hanno nomi e cognomi: si chiamano Francesco Segato e Oscar Dal Fabbro.

Francesco Segato, detto Checco, era un contemporaneo di Alberto Vianello, Paolo Pilisi, Marc Charmasson e Piero Fratacchioli.
In altre parole ha giocato in quel periodo un po' oscuro (almeno per me) che va dal 1977 al 1983.
Non era un fulmine, ma potrei definirlo un onesto pedalatore della racchetta.
Sicuramente ha fatto diverse Serie D portando qualche punticino qua e là. Molto gentile e disponibile, molto affiatato con il resto della truppa.
Mi pare che fosse mancino e che giocasse con una gomma strana, forse una puntinata scura, ma non quelle lunghe che ancora non c'erano, chissà se qualcuno se lo ricorda...
Decisamente superiore Oscar Dal Fabbro che abbiamo recentemente rivisto anche in palestra.

Lui è stato se non sbaglio anche Campione Italiano della categoria "silenziosi" (porta infatti l'apparecchio acustico per sentire).
Non ne sono proprio sicuro ma mi pare che Oscar abbia cominciato con il Tamai di Antonio De Vito, ed in seguito abbia fatto sia San Lorenzo che Edera.
Buona impostazione dei colpi, attaccante, Oscar è stato anche titolare in serie C e D per buona parte degli anni ottanta. Anche lui gentile, disponibile e appassionatissimo per tutto ciò che riguardava il ping pong.

Ora posso tornare all'inizio di quella B1 1986-87.
Vi avevo già anticipato un'altra piccola novità.

E cioè che in quell'anno riuscimmo a venire via dalla palestra piccola dell'Ex Fiera (ormai divenuta "troppo piccola") e dopo aver rotto parecchio le scatole a quelli del Comune di Pordenone fummo considerati degni di disputare il nostro campionato nella palestra centrale, quella per capirci dove si esibivano le squadre di basket e pallavolo.
Mi ricordo che avevo dato al Comune degli orari di massima di tre ore ma tutti sappiamo che gli incontri di formula Swaythling si sa quando iniziano ma non quando finiscono.
E così quando capitò che le cose andarono per le lunghe con dei 5-3 o 5-4, (e quindi oltre le tre ore) c'erano le giocatrici ed i dirigenti di pallavolo imbufaliti perché dovevano iniziare il loro incontro ma la palestra la stavamo ancora tenendo occupata noi...
Poi ci fu il problema dell'illuminazione, in quanto serviva un supplemento di luce sul tavolo, e questa fu fornita da un'apposita lampada alogena che veniva montata stavolta da un meccanismo di cavi e funi che correvano sul ballatoio.

Però avevamo guadagnato tantissimo in visibilità, perché per un motivo o per l'altro alla palestra centrale c'era molta più gente e molti venivano attratti dalle scorribande di Luca Urizio o dalle urla in serbo-croato di Mile Matijevic.

Davide invece era quello che almeno all'apparenza era il meno spettacolare, ma forse era quello invece più redditizio quando c'era da fare i conti alla fine...Comunque in parole povere faceva un bel vedere tutta quella gente seduta e a fare il tifo sugli spalti.
Avevo messo anche un impiantino stereo portatile per fare un po' di musica prima dell'incontro... Un' altra piccola novità fu che in quell'anno io presi il patentino di allenatore e come tale seguivo i ragazzi dalla panchina al posto di Walter Rossitto.
Il mio esame di allenatore fu abbastanza una farsa, il mio "esaminatore" fu Sergio Salerno, il bancario triestino che si vantava di essere lo scopritore di Davide.

Sinceramente io, che non sono mai stato un grande tecnico, sapevo in tema di ping pong – se non altro per averle viste - almeno il triplo delle cose che sapeva lui...
E il bello che poi Salerno andò a dire a Davide che lui mi aveva aiutato a passare la prova... della serie "scusa per avere messo il mio piede sotto il tuo"...
Insomma Salerno mi pareva proprio una specie di E.T...

"Extraterrestre portami via

Voglio una stella che sia tutta mia

Extraterrestre vienimi a cercare

Voglio un pianeta su cui ricominciare"


Questo invece era Eugenio Finardi nel 1978.
Eugenio inizia nel 1975 con "non gettate alcun oggetto dai finestrini", canzoni di forte protesta sociale quali "Musica ribelle" e "La radio", censurate dalla RAI e suonatissime da tutte le emittenti private, quasi degli inni alla libertà di espressione.
Le più belle però direi che sono negli anni seguenti con "Non è nel cuore" e "Tutto subito"...
Molte volte Eugenio venne a Pordenone a fare concerti, sempre con un ottimo successo di pubblico.



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