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Amarcord - 69^ puntata

Ho pensato a lungo di qualche aneddoto un po' piccante da riferirvi in omaggio alla puntata numero 69. Non mi è venuto in mente granchè, perché tutto sommato eravamo dei bravi ragazzi, magari anche un po' tontoloni.
E poi come sempre, quando qualche maschio riferisce di sue avventure piccanti occorre dividere per otto, sottrarre 16 ed estrarre la radice cubica di ciò che avanza.
Ma qualche cosina leggera leggera potrei anche dirvi...

Ad esempio che Davide Infantolino alle soste in autogrill guardava con occhio e lingua alla Fantozzi il bancone delle riviste per soli adulti, e un paio di volte ha ceduto al...richiamo.
Ma siccome si vergognava a chiederle, una volta ne comprammo un paio io e Luca Urizio per fare qualche sbaccanata in compagnia.

Un'altra volta non so dove eravamo, ma ci trovavamo a pernottare da qualche parte e c'era un cinema vicino all'hotel dove proiettavano un film di Tinto Brass, poteva essere "Capriccio", o forse "Così fan tutte".
E anche stavolta Davide ruppe le scatole a tutti sino a quando non andammo a vederlo in compagnia.

Ma Davide tutto sommato si limitava a queste cose e basta. Chi ha fatto veramente il birichino fu Luca che qualche anno dopo il momento che stiamo raccontando ebbe una storiella con una bionda fanciulla che si portò dietro anche un paio di volte nelle trasferte.
Peccato che una volta però fu beccato in flagrante e Luca poi ebbe qualche grattacapo a trovare una giustificazione a casa...
Un mio collega di lavoro mi ripeteva spesso in questi casi ( cioè quando si viene scoperti...):
"Tu nega sempre, anche davanti all'evidenza, devi dire che non è come sembra, che non è vero, che non è così"...
Naturalmente questo mio collega pochi mesi dopo si è separato dalla moglie a causa dell'applicazione di questa sua teoria...


"L'indirizzo ce l'ho, rintracciarti non è un problema

Ti telefonerò, ti offrirò una serata strana

Il pretesto lo sai: quattro dischi e un po' di whisky

Sarò grande vedrai,

Dammi spazio e dopo mi dirai:

CHE MASCHIO SEI!

(Lui chi è...)"


E così gira e rigira siamo tornati al "Triangolo" di Renato Zero.
Questo signore, a differenza di tutte le altre checche che abbiamo incontrato in precedenza, non è proprio una checca, ma se vogliamo è anche peggio, uno che nei suoi primi anni si atteggiava da checca per vendere dischi, riempendosi i vestiti lunghi di lustrini e paiettes e chiamando i suoi baby-fans sorcini e sorcine.
Anche lui è un quasi coscritto: comincia nel 1973 con "No mamma no", nel 1976 il primo brano di successo "Madame", ma sfonda nel 1977 con il LP Zerofobia che contiene "Mi vendo", "Vivo", "Morire qui" e "Il cielo".
Sinceramente queste canzoni non mi piacevano granchè. Ma devo ammettere che ultimamente la produzione più recente del nostro Renatino è molto migliorata: ad esempio "I migliori anni della nostra vita" "Spiaggie" e "Figli del sogno" sono dei brani veramente molto belli.

Tornando a noi, per trovare ancora qualcosa di piccante devo risalire fino a Gianni Antonelli, che una volta si vantò di possedere una delle migliori collezioni di filmini hard in circolazione.
Mile Matijevic invece usava portare degli slip con raffigurata la bandiera americana... ma che io sappia non ha mai ceduto a tentazioni.

A proposito di Mile, giunto nel 1986 al suo terzo anno a Pordenone, direi che si era ormai ambientato molto bene.
Spesso alloggiava alla Locanda "il Progresso" all'inizio di Viale Martelli, vicino al Cinema Verdi (e non troppo lontano dalla famosa "Ottica San Marco"...Di Ennio Bellavitis che però in quei lunghi anni non si fece mai né vedere né sentire).
La locanda Al Progresso, beh diciamo che non rispettava proprio il suo nome, ed era un pochino cadente...

Una volta Mile mi confidò che nottetempo sentiva degli strani rumori e di colpo prese la sua fedele racchetta e se la mise sotto al cuscino.
Gli era sembrato di sentire lo squittio di un topolino, e aveva paura che il roditore andasse a sgranocchiargli il prezioso legno e l' ancor più prezioso autografo di Dragutin Surbek che celava in un anfratto del portaracchette...
Mile ancora non sapeva che la storia di quell'autografo era destinata sorprendentemente ed ingloriosamente a finire nel nulla di lì a poco....in un certo autogrill...






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