Omaggio a Gianni FRANZOLINI
Apriamo una breve parentesi nella nostra lunga
storia per tributare un doveroso omaggio a Gianni
Francolini – novello sposo - che ci è
venuto a trovare nel sito, come suo solito con grande
educazione e rispetto.
Conosco Gianni da parecchio tempo, ma non saprei
dire esattamente quanto. Non dalla preistoria del
1970-71, come ad esempio Mario Agarinis, ma un po'
dopo, diciamo a occhio 75-76 o giù di lì.
Udinese doc del quartiere dei "Rizzi"
(quello dello Stadio Friuli, per intenderci), credo
sia nato pongisticamente tra i Rangers e la Quiriniana,
non so quale delle due prima.
Gianni ha sempre avuto
uno dei più bei "dritti" in circolazione,
un colpo bello e potente di braccio e di polso.
Inoltre anche un buon fisico che gli permette di
toppare anche consecutivamente per molte volte se
serve.
Ho visto Gianni nei suoi anni migliori, e
ho sempre pensato che potesse competere se in forma
anche con dei "Seconda Categoria".
Qualche lacuna di ordine tattico e caratteriale
però l'ha a volte frenato, insieme
ad un rovescio non all'altezza del dritto.
Devo intanto correggere Gianni, che nel suo intervento
accenna a dei giocatori (Zeni, D'Incà,
Moschitz, Attisani) della squadra "Tosi"
di Tarvisio senza nominarla, e così magari
qualcuno non l'ha capito.
E poi l'Amarcord
in questione era il n. 34 e non il 37.
Detto questo
per la precisione, ribadisco la mia personale impressione
che questi non fossero granchè, tanto che
le cronache non li ricordano salvo due o tre serie
D e non tra i primi posti.
La mia conoscenza con Gianni è però
legata innanzitutto, come anche lui ricorda, alle
battaglie dei tornei interbancari. E a scanso di
equivoci e di facili risatine di qualche ignorantino,
sappiate che ai tornei interbancari partecipavano
fior di giocatori, tra gli altri Renso, Lesca e
Mocellin di Marostica, e poi tantissimi altri di
buon livello da tutt'Italia (Verona, Milano,
Torino, Cuneo, ecc.).
A livello locale c'eravamo
noi sotto le insegne della Banca del Friuli: oltre
a me e a Gianni c'erano tali poco conosciuti
Bulian, Millosevich e Guarini.
Guarini era un cassiere
goriziano, tozzo e panciuto ma coriaceo e battagliero
(si diceva di lui che custodisse inimmaginabili
segreti, dalla strage di Peteano ad altri sanguinosi
eventi), quando mi vide con la puntinata se ne innamorò
al primo colpo e la volle anche lui immediatamente
quella "paletta" (così la chiamava).
C'era anche il tarvisiano Moschitz, ma venne
un paio di volte e basta.
A Pordenone c'era
una folta covata alla Banca Popolare Friuladria:
Renato Borin, Ivan Maggiolo, Stefano Dort, Aldo
Fantuzzi, e altri comprimari, ma facevano sempre
un bel numero.
A Trieste con la locale Cassa Risparmio
c'era Salerno, che si spacciava per allenatore
di Infantolino.
A Marostica c'era comunque
il fior fiore del pongismo, perché c'era
un vecchio Direttore Generale con i capelli bianchi
pongista, tale Dal Bianco, che era appassionatissimo
e veniva alle gare e giocava! E il bello è
che assumeva nella sua Banca i buoni giocatori perché
vincessero in questi tornei.
Credo che Lesca sia
stato assunto proprio così.
A Fossano, in
provincia di Cuneo, c'era un'altra grossa
nidiata di pongisti-bancari che organizzavano tutti
gli anni dei mega-Tornei a cui partecipavamo.
Se
non sbaglio un anno ci portammo dietro anche il
nostro super-Gigi mentendo spudoratamente: assicurammo
gli organizzatori che lui era stato appena assunto
alla Banca del Friuli di Paluzza, che nessuno sapeva
dove fosse, e il bello è che gli credettero,
e Gigi giocò, anche vincendo qualcosa.
Poi
occorre citare anche Giulio Recchia di Verona, capo
storico della società nostra omonima scaligera
San Marco Borgo Milano ma che bancariamente organizzava
tornei come Cariverona, e ha organizzato più
volte anche i campionati europei-bancari.
Il punto più alto della nostra storia pongista-bancaria
fu comunque in quel di Sorrento (" sul golfo
di Surriento" cone direbbe Lucio Dalla in
"Caruso") ad un Campionato Italiano
dove arrivammo vicecampioni (secondi a squadre),
e perdemmo la finalissima per 3-2 (era formula coppa
Davis) dopo aver vinto un doppio supersonico.
In
quella occasione io stavo sperimentando una nuova
puntinata celestina appena recuperata dal laboratorio
di Toni Hold a Graz per di più parzialmente
scollata, e mietevo vittime illustri come non mi
era mai capitato...
Sarà stato il 1988
anno più, anno meno...
E naturalmente
accanto ad ogni impegno c'erano anche i diversivi:
alberghi, cene, visite alle città, cuneesi
al rum, cerimonie varie.
Insomma con Gianni ci siamo
divertiti parecchio.
L'ultima apparizione
risale a molti anni fa, forse al 1992.
Però
recentemente ci siamo visti, e stiamo meditando
di riprendere le racchette in mano (lui in realtà
non l'ha mai mollata) per fare ancora qualche
apparizione...
Ciao Gianni, auguri e figli maschi si diceva una
volta.... Ma non ti dimenticare mai del ping
pong e dei tuoi vecchi amici...
torna
all'archivio amarcord
torna agli articoli
del mese