La volta scorsa abbiamo ricordato Franco Princisgh,
ma prossimamente parleremo anche del novello sposo
udinese Gianni Franzolini, storico compagno di doppio
di Franco ma anche mio personale compagno di doppio
nell'attività interbancaria che io
e Gianni facemmo anche abbastanza intensamente dal
1984 in poi sotto le insegne della Banca del Friuli
e che ci diede anche qualche discreta soddisfazione
a livello nazionale.
Altra notizia di fine 1984: per la prima volta
nella storia del t.t. pordenonese un giocatore si
aggiudica un Torneo Nazionale: è successo
a Mile Matijevic al Torneo nazionale di terza categoria
a Padova, e vi assicuro, perché l'ho
visto, che non si trattò di una passeggiata,
ma di incontri tutti molto tirati e sofferti, tipici
delle "battaglie" che faceva Mile quasi
sempre.
Dunque il soldato Mile, allora assolutamente
sconosciuto in Italia, fece fuori nello stupore
generale nell'ordine: Sbrissa del Castelfranco,
Beggio del Padova, Cianci di Siracusa, Gubellini
del Modena, Margutti della Fortitudo Bologna, Sturani
del Bologna anche lui, e in finale Pezzi del Cus
Firenze.
C'era anche Bertolotti che arrivò
ai quarti di finale, e le cronache dell'epoca
dicono che a Padova ci andarono anche Vianello e
Fratacchioli, forse alla sua ultima gara prima di
sparire (mi viene ora un sospetto, che fosse andato
per l'occasione in pellegrinaggio dal Santo,
e da lì convertito in monaco e rinchiuso
poi in un monastero? Frà Fratacchioli suonerebbe
bene, e bene me lo immagino anche con un saio al
posto della tuta...).
E Piero passò anche
un turno contro un tale veneziano di nome Lovigi,
mentre Alberto perse subito.
Un altro aneddoto che vale la pena di ricordare:
in quella stagione si giocava la serie C nella Palestra
laterale dell'Ex Fiera, meglio nota come palestra
piccola.
Era piccola ma sinceramente a me non dispiaceva,
aveva un che di intimo. Le sedie non bastavano mai
perché la gente che veniva a vedere gli incontri
era sempre più numerosa, attratta da Mile
ma anche dagli altri, e dal fatto che questa squadra
che vinceva sempre si era fatta un certo nome anche
sui giornali.
Aggiungo anche che il gioco di Mile era abbastanza
spettacolare da vedere, con i suoi muscoli sempre
tesi, con i suoi rumorosi grugniti di approvazione
o di incazzatura in serbo-croato, e per il fatto
che con lui gli scambi duravano parecchio, perché
come vi ho già detto gli mancava il colpo
potente per chiudere presto il punto.
In altre parole
era un po' l'antitesi del gioco cinese,
e alla gente tutto ciò piaceva.
Avevamo dunque
parecchie decine di spettatori, probabilmente arrivammo
vicini al centinaio. La palestra aveva però
il neo della poca illuminazione.
Così grazie
ad un blitz presso il Comune di Pordenone, riuscimmo
a farci mettere una lampada alogena ad alta luminosità
in mezzo. Però questa doveva essere fatta
scendere dal soffitto ogni volta per mezzo di un
complicato meccanismo che si azionava con una lunghissima
asta metallica con un gancio in cima (tipo quelli
che si usano per le tenda da sole).
Per cui ogni
volta eravamo molto fantozzianamente alla prese
con questa lunghissima asta nel tentativo di centrare
il gancio per far scendere la lampada, e questo
era spesso un po' complicato... e piuttosto
comico da vedere...
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