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Amarcord - 48^ puntata


Vi ho lasciato un po' in suspence dall'ultima puntata? Volevate sapere che cosa mi disse il buon Mario Agarinis nell'orecchio in una estiva serata udinese? Molti di voi lo sanno già...

Ebbene sì, mi disse che... avendo conosciuto Vidovic a Bolzano, questi gli raccontò che nella sua città vale a dire a Rijeka, meglio conosciuta come Fiume (non Fiume Veneto, ma la Fiume allora yugoslava, oggi croata, dove si divertiva un tale Gabriele D'Annunzio durante la guerra) c'era un baldo giovane di discreta impostazione pongistica desideroso di venire a prestare i suoi servigi in Italia. Il suo nome era Mihajlo Matijevic.

Ne parlai in giro nello scetticismo più totale. Né il presidente Zanelli né gli altri mi diedero molto entusiasmo. Bisogna anche dire che nel 1984 gli stranieri in Italia erano una sparutissima minoranza, e quei pochi confinati in serie A1. In altre parole, non si sapeva bene nemmeno come si potesse fare a far venire e tesserare uno straniero. Come sempre feci però poi di testa mia. La prospettiva di un giocatore di livello che potesse rendersi utile in campionato ma anche allenare e dare entusiasmo all'ambiente era troppo allettante.

Ci fu un primo incontro a Rijeka – mi pare che fosse un sabato pomeriggio - con Mario Agarinis che mi mise in contatto con i suoi amici croati. Mihajlo Matijevic, soprannominato Mile (in latino miles significa soldato, e mai nomignolo fu più azzeccato) era un autentico torello: fasci muscolari da tutte le parti, un fisico super-atletico, un carattere da gladiatore romano. Lo vidi giocare e restai lì per lì un po' perplesso: aveva naturalmente tutti i "fondamentali" a posto ma ebbi l'impressione di uno che con quel fisico avrebbe potuto essere molto di più. Allenandosi con Vidovic, superbo difensore, aveva imparato benissimo ad aggredire tutti i tipi di difesa con e senza puntinata che non gli faceva proprio un baffo di niente. Con Mario, che voleva un po' scimmiottare Vidovic nel gioco, vinse due set nettamente. Ci lasciammo quel giorno con tanti buoni propositi ma nulla di più.

I giorni passavano e non riuscivamo a deciderci sul da farsi. A un certo punto Zanelli si arrese alle mie insistenze e disse "fa un po' quello che vuoi" ma occhio che i soldi sono questi, e non erano molti in verità.

Quando mancavano pochi giorni alla scadenza della data utile per fare il tesseramento, andai da Mario Puppin a Trieste, allora Presidente del Comitato regionale FITET, a chiedergli lumi sull'iter da seguire per la pratica di tesseramento. Ma Mario Puppin era sparito in un" buco nero", nessuno lo rivide più nemmeno in Fitet, dopo un'onorata militanza come Giudice Arbitro (anche internazionale), Fiduciario Arbitri, e Presidente Regionale, di molti anni.

Ed io ero restato in braghe di tela, con il mio tesseramento di Mile Matijevic ancora in alto mare...


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