Vi ho lasciato un po' in suspence dall'ultima
puntata? Volevate sapere che cosa mi disse il buon
Mario Agarinis nell'orecchio in una estiva
serata udinese? Molti di voi lo sanno già...
Ebbene sì, mi disse che... avendo conosciuto
Vidovic a Bolzano, questi gli raccontò che
nella sua città vale a dire a Rijeka, meglio
conosciuta come Fiume (non Fiume Veneto, ma la Fiume
allora yugoslava, oggi croata, dove si divertiva
un tale Gabriele D'Annunzio durante la guerra)
c'era un baldo giovane di discreta impostazione
pongistica desideroso di venire a prestare i suoi
servigi in Italia. Il suo nome era Mihajlo Matijevic.
Ne parlai in giro nello scetticismo più
totale. Né il presidente Zanelli né
gli altri mi diedero molto entusiasmo. Bisogna anche
dire che nel 1984 gli stranieri in Italia erano
una sparutissima minoranza, e quei pochi confinati
in serie A1. In altre parole, non si sapeva bene
nemmeno come si potesse fare a far venire e tesserare
uno straniero. Come sempre feci però poi
di testa mia. La prospettiva di un giocatore di
livello che potesse rendersi utile in campionato
ma anche allenare e dare entusiasmo all'ambiente
era troppo allettante.
Ci fu un primo incontro a Rijeka – mi pare
che fosse un sabato pomeriggio - con Mario Agarinis
che mi mise in contatto con i suoi amici croati.
Mihajlo Matijevic, soprannominato Mile (in latino
miles significa soldato, e mai nomignolo fu più
azzeccato) era un autentico torello: fasci muscolari
da tutte le parti, un fisico super-atletico, un
carattere da gladiatore romano. Lo vidi giocare
e restai lì per lì un po' perplesso:
aveva naturalmente tutti i "fondamentali"
a posto ma ebbi l'impressione di uno che con
quel fisico avrebbe potuto essere molto di più.
Allenandosi con Vidovic, superbo difensore, aveva
imparato benissimo ad aggredire tutti i tipi di
difesa con e senza puntinata che non gli faceva
proprio un baffo di niente. Con Mario, che voleva
un po' scimmiottare Vidovic nel gioco, vinse
due set nettamente. Ci lasciammo quel giorno con
tanti buoni propositi ma nulla di più.
I giorni passavano e non riuscivamo a deciderci
sul da farsi. A un certo punto Zanelli si arrese
alle mie insistenze e disse "fa un po'
quello che vuoi" ma occhio che i soldi sono
questi, e non erano molti in verità.
Quando mancavano pochi giorni alla scadenza della
data utile per fare il tesseramento, andai da Mario
Puppin a Trieste, allora Presidente del Comitato
regionale FITET, a chiedergli lumi sull'iter da
seguire per la pratica di tesseramento. Ma Mario
Puppin era sparito in un" buco nero", nessuno lo
rivide più nemmeno in Fitet, dopo un'onorata
militanza come Giudice Arbitro (anche internazionale),
Fiduciario Arbitri, e Presidente Regionale, di molti
anni.
Ed io ero restato in braghe di tela, con il mio
tesseramento di Mile Matijevic ancora in alto mare...
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