Estate 1970. Un manifesto scritto a pennarello
ed appiccicato sulla vetrata della Casa dello Studente
annunciava un evento straordinario:
"24 ORE DI PING PONG al Circolo Endas"
con di seguito la data ed i nomi dei partecipanti.
L'altra mattina facendomi la barba, cari
amici, ho avuto una visione (è strano che
molte idee ti tornano in mente quando ti fai la
barba, vero?) e la mia mente ha avuto questo flash-back.
Ebbene sì, in quella preistoria pongistica
di 37 anni fa un manipolo di pazzi aveva inventato
la 24 ore di ping pong ininterrotto. Avevano chiesto
alla signora del Circolo Endas le chiavi di un salone
attiguo a quello dove si mangiavano le pizze condite
con le palline, avevano portato là un tavolo,
uno di quei due ER lucidini e un tabellone dove
elencare tutte le partite che venivano disputate.
Si trattava di sole partite di doppio, e ad ogni
partita cambiavano le formazioni di doppio. I pazzi
erano quattro, e per forza di cose hanno giocato
effettivamente 24 ore di fila senza mai smettere,
inanellando doppi su doppi per un giorno ed una
notte consecutivi. Mi pare che cominciarono alle
21 la sera. Di sicuro c'era Fabio Brunetta,
e poi probabilmente Silvano Vassilich, gli altri
due proprio non li ricordo, anche se erano sicuramente
di estrazione Casa dello Studente, li potremmo definire
i "militi ignoti" del ping pong pordenonese.
Non morirono, ma ci andarono vicini. Ricordo che
vidi Fabio Brunetta, noto per il suo fisico atletico,
alla casa dello Studente poco dopo l'impresa,
stravolto e prossimo al crollo psicofisico. I pazzi
ritentarono l'impresa, riuscendovi, anche
nel 1971, poco prima che nascesse la San Marco.
Roberto Gasparotto non partecipò, lui amava
soltanto schernire gli avversari, e nemmeno Ennio
Bellavitis, probabilmente spaventato dal costo dell'affitto
della sala che la padrona del Circolo Endas sicuramente
pretese dai quei quattro pazzi paleo-pongisti.
Svanito questo lontanissimo ricordo, ed archiviato
– almeno per ora – l'argomento
puntinate, posso tornare a riprendere il discorso
iniziato qualche puntata fa su Gianni Antonelli.
Non so esattamente quale fu la molla che lo fece
cambiare. Si cominciò qualche volta andando
a mangiare la pizza o a bere qualcosa dopo gli allenamenti.
Lui aveva spesso qualche cosa da dire al malcapitato
cameriere o al gestore del locale, circa l'ordinazione
sbagliata o sul conto troppo esoso. Dopo un po'
la gran parte dei locali pordenonesi furono esclusi
dal nostro giro a causa dei litigi verbali con Gianni.
Tranne uno, però, che Gianni chiamava "il
socio" in Piazza Risorgimento, una pizzeria
decisamente scalcagnata, per non dire di peggio,
ma che a lui andava a genio per qualche ignoto motivo.
Poi vennero le litigate tra di noi, spesso per futili
motivi. Anche se bisogna dire che almeno fino al
1985 o giù di lì Gianni era sempre
al seguito della prima squadra come primo sostenitore.
Nella foto che ci ritrae alla fine della vittoriosa
Serie C 1984-85 appare in bella vista accanto a
me e al Presidente Zanelli, con Mile Matijevic,
Andrea Bertolotti e Alberto Vianello. Nella stagione
85-86 provò addirittura l'ebbrezza
della B2 quando a Gorizia Davide Infantolino e Matijevic
furono bloccati alla frontiera, e per non perdere
l'incontro scendemmo in campo io e Gianni
insieme a Paolo Laera. Perdemmo 5-4 e Gianni fece
un inopinato punto.
Mi rendo conto che sto correndo troppo. Torneremo
più avanti su queste cose.
Tornando a Gianni, ho già detto che iniziò
ben presto con la puntinata e fece qualche vittima
ma neanche tante. Studiò per anni per imparare
un servizio alto che desse fastidio agli attaccanti,
e ci riuscì abbastanza, ma solo dopo parecchio
tempo questo diventò abbastanza efficace.
Fu uno dei primi a trattare i puntini con innominabili
prodotti. Lui e Gigi erano gli indiscussi signori
delle puntinate. Quando diventò forte, parecchi
anni più tardi, fu uno dei primi a lasciare
Pordenone per cercare fortuna in altri lidi, dove
ha potuto giocare in C e B2, forse anche B1.
A oggi
e dopo parecchi anni Gianni sta ancora giocando
da qualche parte, ma non a Pordenone, e nessuno
ha notizie precise su di lui. Come tante altre cose
che ci sono capitate, e come ad esempio la "24
ore" dei pazzi del 1970, anche Gianni Antonelli
è incamminato sulla strada del mito...
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