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Amarcord - 42^ puntata


Estate 1970. Un manifesto scritto a pennarello ed appiccicato sulla vetrata della Casa dello Studente annunciava un evento straordinario:

"24 ORE DI PING PONG al Circolo Endas" con di seguito la data ed i nomi dei partecipanti.

L'altra mattina facendomi la barba, cari amici, ho avuto una visione (è strano che molte idee ti tornano in mente quando ti fai la barba, vero?) e la mia mente ha avuto questo flash-back. Ebbene sì, in quella preistoria pongistica di 37 anni fa un manipolo di pazzi aveva inventato la 24 ore di ping pong ininterrotto. Avevano chiesto alla signora del Circolo Endas le chiavi di un salone attiguo a quello dove si mangiavano le pizze condite con le palline, avevano portato là un tavolo, uno di quei due ER lucidini e un tabellone dove elencare tutte le partite che venivano disputate. Si trattava di sole partite di doppio, e ad ogni partita cambiavano le formazioni di doppio. I pazzi erano quattro, e per forza di cose hanno giocato effettivamente 24 ore di fila senza mai smettere, inanellando doppi su doppi per un giorno ed una notte consecutivi. Mi pare che cominciarono alle 21 la sera. Di sicuro c'era Fabio Brunetta, e poi probabilmente Silvano Vassilich, gli altri due proprio non li ricordo, anche se erano sicuramente di estrazione Casa dello Studente, li potremmo definire i "militi ignoti" del ping pong pordenonese. Non morirono, ma ci andarono vicini. Ricordo che vidi Fabio Brunetta, noto per il suo fisico atletico, alla casa dello Studente poco dopo l'impresa, stravolto e prossimo al crollo psicofisico. I pazzi ritentarono l'impresa, riuscendovi, anche nel 1971, poco prima che nascesse la San Marco. Roberto Gasparotto non partecipò, lui amava soltanto schernire gli avversari, e nemmeno Ennio Bellavitis, probabilmente spaventato dal costo dell'affitto della sala che la padrona del Circolo Endas sicuramente pretese dai quei quattro pazzi paleo-pongisti.

Svanito questo lontanissimo ricordo, ed archiviato – almeno per ora – l'argomento puntinate, posso tornare a riprendere il discorso iniziato qualche puntata fa su Gianni Antonelli. Non so esattamente quale fu la molla che lo fece cambiare. Si cominciò qualche volta andando a mangiare la pizza o a bere qualcosa dopo gli allenamenti. Lui aveva spesso qualche cosa da dire al malcapitato cameriere o al gestore del locale, circa l'ordinazione sbagliata o sul conto troppo esoso. Dopo un po' la gran parte dei locali pordenonesi furono esclusi dal nostro giro a causa dei litigi verbali con Gianni.

Tranne uno, però, che Gianni chiamava "il socio" in Piazza Risorgimento, una pizzeria decisamente scalcagnata, per non dire di peggio, ma che a lui andava a genio per qualche ignoto motivo. Poi vennero le litigate tra di noi, spesso per futili motivi. Anche se bisogna dire che almeno fino al 1985 o giù di lì Gianni era sempre al seguito della prima squadra come primo sostenitore. Nella foto che ci ritrae alla fine della vittoriosa Serie C 1984-85 appare in bella vista accanto a me e al Presidente Zanelli, con Mile Matijevic, Andrea Bertolotti e Alberto Vianello. Nella stagione 85-86 provò addirittura l'ebbrezza della B2 quando a Gorizia Davide Infantolino e Matijevic furono bloccati alla frontiera, e per non perdere l'incontro scendemmo in campo io e Gianni insieme a Paolo Laera. Perdemmo 5-4 e Gianni fece un inopinato punto.

Mi rendo conto che sto correndo troppo. Torneremo più avanti su queste cose.

Tornando a Gianni, ho già detto che iniziò ben presto con la puntinata e fece qualche vittima ma neanche tante. Studiò per anni per imparare un servizio alto che desse fastidio agli attaccanti, e ci riuscì abbastanza, ma solo dopo parecchio tempo questo diventò abbastanza efficace.
Fu uno dei primi a trattare i puntini con innominabili prodotti. Lui e Gigi erano gli indiscussi signori delle puntinate. Quando diventò forte, parecchi anni più tardi, fu uno dei primi a lasciare Pordenone per cercare fortuna in altri lidi, dove ha potuto giocare in C e B2, forse anche B1.

A oggi e dopo parecchi anni Gianni sta ancora giocando da qualche parte, ma non a Pordenone, e nessuno ha notizie precise su di lui. Come tante altre cose che ci sono capitate, e come ad esempio la "24 ore" dei pazzi del 1970, anche Gianni Antonelli è incamminato sulla strada del mito...

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