Ci sarebbe da aggiungere ancora qualcosa all'argomento
"puntinate lunghe", oggetto della 39a
puntata.
Su Gianni Antonelli i discorsi non sono finiti,
li riprenderemo poi.
Intanto Gigi mi direbbe subito che non è
soltanto il puntino che fa la differenza, ma COME
si usa il puntino.
E questo è sicuramente vero. Infatti i danni
maggiori venivano provocati da quei giocatori che
con la puntinata lunga sapevano "spingere"
la pallina, aumentando così l'effetto distorsivo
delle traiettorie.
Usata solo di palleggio, o di blocco, la puntinata
fa meno male, anche se i blocchi di puntinata creano
un "effetto marmellata" (come mi disse
un forte attaccante dell'epoca) che mandano fuori
giri i movimenti dell'attaccante non ben preparato.
E poi diciamolo, ogni "puntinataro" sviluppava
delle caratteristiche proprie che lo rendevano diverso
dagli altri, e dunque prima di "capirlo"
magari passava un set e buonanotte per il povero
attaccante.
Qualche puntinataro aveva anche sviluppato un gioco
ibrido da attaccante-difensore, e questi erano forse
i peggiori, in quanto più imprevedibili.
Altra cosa che nacque subito dopo per confondere
vieppiù le idee ai malcapitati attaccanti:
il twist.
Non il ballo di Elvis Presley, ma il "giro"
della racchetta.
Non c'era infatti all'epoca l'obbligo del rosso
e del nero, cosicchè i colori delle due facce
della racchetta erano per lo più identici,
ed il giocatore faceva girare la racchetta nella
mano quando sperava di confondere meglio l'avversario
(ad esempio all'ultimo istante di un servizio in
un momento topico della partita).
Qualcuno girava la racchetta talmente spesso (anche
2-3 volte tra uno scambio e l'altro) che sembrava
avere un frullatore al posto della mano.
Se a questo aggiungiamo l'effetto "cottura"
dato dal trattamento dei puntini in prodotti chimici
vari, abbiamo ben capito perchè questo fu
un autentico cataclisma pongistico. Forse l'unico
altro cataclisma che avrà un impatto così
forte sarà l'avvento della "colla fresca"
che vedremo molto dopo.
La FITET, l' ETTU ecc., spaventati dall'ampiezza
del fenomeno, hanno ad un certo punto cercato di
regolamentarlo per mettergli un freno.
Il cosiddetto "pubblico" che andava a
vedere gli incontri magari di serie A e B, infatti
non ci capiva più nulla, vedendo blasonati
e forti giocatori fare degli sbagli da dilettante,
senza capire il nefasto effetto delle puntinate.
E così imposero i colori rosso e nero. E
poi dichiararono fuori legge molte puntinate.
Oggi mi dicono che esiste una lunga "black
list" (come quella delle compagnie aeree che
utilizzano vecchi catorci di velivoli) con le gomme
con puntini proibitissimi.
Ma Gigi mi confida qualche volta che lui conosce
puntinate perfettamente in regola con la legge ma
che continuano a far male come e peggio di prima.
Mi sembra l'eterna regola italiana, tanto cara a
chi non paga le tasse: qua ti faccio la legge, e
qua ti invento la scappatoia per uscirne fuori indenne.
Io sono della personale opinione che le puntinate
non devono spaventare ed è perfettamente
inutile tentare di regolamentarle.
E' come proibire la duplicazione di un CD o un DVD,
cioè è praticamente impossibile.
I giovani devono capire che per diventare veramente
forti devono acquisire quel bagaglio fatto di: preparazione
fisica, colpi e movimenti correttamente impostati,
sensibilità, riflessi, tattica, che gli consentirà
di capirle e di neutralizzarle, ad un certo punto,
con una certa facilità.
E se trovano sul loro cammino qualche vecchio puntinataro
"rompicoglioni" che nonostante tutto riesce
ancora a metterli in difficoltà, facciano
"mea culpa", e accettino la sconfitta
senza troppo recriminare...
torna
all'archivio amarcord
torna agli
articoli del mese