Ringrazio Gigi per le informazioni che ci ha dato
su Fratacchioli, intanto il nome di Piero, che chissà
perchè mi era sfuggito.
Certo che quando Gigi ci dice che lui conosceva
la vera identità di Fratacchioli ma che non
l'ha mai rivelata, la cosa risulta ancor più
misteriosa, tanto che mi ricorda i famosi tre segreti
della pastorella di Fatima.
Comunque abbiamo imparato già da parecchie
puntate a convivere con qualche episodio misterioso,
e forse un po' di mistero è bello lasciarlo.
Un saluto anche a Pino, che si è fatto vivo,
e a lui ricordo quanto ho già scritto tempo
fa: e cioè che queste righe non hanno l'obiettivo
di ricostruire verità di alcun genere.
Sono solo dei ricordi in ordine sparso, e nulla
più, e ognuno è libero (anzi è
invitato) ad aggiungerne degli altri.
Dunque Gigi propone come argomento per oggi Marc
CHARMASSON, e dunque mette sul tavolo una bella
carta, perchè stiamo parlando del secondo
straniero del tennistavolo pordenonese dopo il pioniere
yankee-marine-forse gay Dennis Brown alias Rocky
Roberts (1971).
Marc venne un bel giorno, direi del 1979 (ma naturalmente
posso sbagliarmi) direttamente dalla città
di Lione in Francia.
Era venuto per lavoro (ma non saprei proprio dire
cosa facesse) e ci disse che aveva giocato nella
squadra del t.t. Lyon.
Ci fu un'ondata di entusiasmo per questo inopinato
arrivo, che andava a corroborare gli animi stanchi
di Vianello, Pilisi, Segato, Fratacchioli, Zanelli,
Armani...
Purtroppo però gli entusiasmi furono di breve
durata: ci rendemmo conto in breve che si trattava
di un bel "bluffe" alla francese: Marc
era un magrolino impostato benino (sapeva portare
correttamente quasi tutti i colpi) ma i colpi non
"facavano male" agli avversari, parafrasando
la scherma, potremmo dire che colpiva di fioretto
e non di sciabola.
Si adattò comunque al livello generale degli
altri, e contribuì ad ingrossare la combriccola,
ma non li aiutò come si sperava a migliorare
il livello tecnico generale.
In serie D ne perse parecchie.
Come dice giustamente Gigi, si fece apprezzare più
per le sue doti umane di simpatia che per le doti
pongistiche.
Si fermò a Pordenone per 3-4 anni o giù
di lì.
Forse se ne tornò in Francia nello stesso
anno in cui sparì Fratacchioli (1984 come
dice Gigi).
Dei sei stranieri è stato decisamente il
più debole e il meno importante, ma è
bello ricordarlo ugualmente.
Per concludere la puntata vi riporto qualche riga
di una chicca datata 1972 rinvenuta in un vecchio
sacco di cimeli, scritta da Roberto Manicardi, mio
amico dell'epoca e pongista non troppo famoso: si
divertiva a commentare a suo modo i tornei dell'epoca.
Si intitola:
"Torneo Endas 1972":
"Giocare al circolo Endas era diventato un
po' difficile, perchè la padrona del bar
a scopo di lucro aveva fatto mettere nella sala
3 calcetti, 2 biliardi, una pista elettrica, 2 percorsi
di minigolf ed una casa delle streghe con vagoncini.
La prima partita vide di fronte Paolo e Roberto:
dopo 26 minuti di palleggi Roberto schiaccia!
Purtroppo la Samco Campionato andò perduta
perchè Paolo, annoiato dal lungo palleggio,
stava sbadigliando.
Intanto il Torneo aveva perso uno dei favoriti:
Bellavitis era tornato a casa di corsa per vedere
"la TV dell'agricoltore".
Alberto Tranzocchi (altro amico e pongista dell'epoca
ndr) aveva preteso di giocare con delle palline
zigrinate "SPLENDOR" da 35 lire alla dozzina..."...
(il seguito sarà in visione per i fortunati
che parteciperanno al brindisi di mercoledi prossimo...)
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