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Amarcord - 26^ puntata


Inizio questa puntata con una lamentela.
Vi avevo sottoposto parecchio tempo fa un quesito, e non ho avuto nemmeno uno straccio di risposta.

Siete veramente dei pigri e dovete vergognarvi!

Ma siccome grazie a questo diabolico meccanismo vi vedo, e so che ci sono almeno una dozzina di fedeli lettori abituali, che diventano anche 30-40 o 50, (con una punta di 63 letture ad oggi per la quarta puntata, e che era mai la quarta puntata?
Il seguito di Harry Potter?
Se lo sapevo chiedevo il copyright; mah, misteri della telematica...).

Stavo dicendo che dovete darvi una mossa e rispondere ad una semplice domanda:

"PERCHE LA SAN MARCO NACQUE CON QUESTO NOME NEL 1971 ?"

Vi darò un piccolo aiuto: ci sono tre risposte che potete darmi, tutte e tre valide.
Una per i principianti, una per gli esperti, e una per i super-esperti.
Sappiate che mi attendo prima di Natale almeno una decina di risposte, se no minaccio scioperi da amarcord nel 2007.
Prometto a tutti i risponditori un piccolo gadget dell'epoca.

E ora torniamo ai nostri amici degli anni 70.

Mi sono accorto di una colpevole dimenticanza.
Non ho mai parlato del nostro abbigliamento.
Le prime magliette degne di questo nome furono come Edera, e risalgono direi al 1975, con tanto di foglia d'edera stampata sul colore verde smeraldo e collettino bianco.
Erano magliette procurate dal geometra Zanelli e fatte stampare da un tipografo suo amico repubblicano, tale Bosari.
Indossandole facevano un prurito micidiale, tanto che qualcuno, forse Vianello, durante una partita ebbe un attacco di grattariola, e dovette andare in bagno a cambiarsi a metà di un set.
Ma era la prima maglietta "seria" e oggi costituirebbe un autentico cimelio per chi ce l'avesse ancora nell'armadio.
Prima di allora, come sapete, c'erano le magliette blu della san Marco, ma occorre precisare - se avevate qualche dubbio in proposito - che il nostro beneamato Presidente Ennio Bellavitis non si prese mai la briga di acquistare per la società una divisa degna di questo nome.
In un lontano pomeriggio del fine 1971 fummo convocati al Circolo ENDAS per sentirci dire: "AO' REGAZZI' TROVATE UNA MAJETTA BLU PEGGIOCA".
Poi lo yankee Dennis Brown alias Rocky Roberts (sempre sia lodato) prese a cuore la faccenda e coinvolse i suoi amici americani che (udite udite) ricamavano a mano e si fece ricamare a mano gli stemmi con il simbolo di Pordenone che dovevamo poi far appiccicare o cucire alle magliette blu.

Chissà perchè parlando di questa cosa mi sono venuti in mente i Village People, un gruppo americano che sarebbe andato molto di moda qualche anno più tardi con il famoso pezzo "YMCA" che divenne una sorta di inno al movimento gay americano.
Non so se gli amici di Dennis erano gay, ma quell'arte del ricamo nella mani di rudi marines era quantomeno sospetta...

Oltre a queste magliette (che tra l'altro erano leggermente diverse una dall'altra in quanto ognuno di noi l'acquistò per conto suo) non c'era altro: nè pantaloncini, e meno che meno tute.
Le prime tute sociali dovrebbero risalire al 1978 circa, e furono il frutto di una delle mie prime punate nell'allora Yugoslavia, dove allora si poteva acquistare vicino ai confini roba con pochi dinari di spesa.
Erano verde scuro, sintetiche ma resistenti e durarono almeno 5 o 6 anni.

A distanza di tanti anni io custodisco ancora gelosamente la mia maglietta blu del 1971 con lo stemma yankee ricamato a mano e sappiate che non la darò mai a nessuno neanche per un milione di euro... ma per chi si accontentasse di vederla, è nella mia taverna in esposizione, magari in occasione di un brindisi che si dovrebbe fare il 20.12 verso le 20.30 a casa mia...

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