Inizio questa puntata con una lamentela.
Vi avevo sottoposto parecchio tempo fa un quesito,
e non ho avuto nemmeno uno straccio di risposta.
Siete veramente dei pigri e dovete vergognarvi!
Ma siccome grazie a questo diabolico meccanismo
vi vedo, e so che ci sono almeno una dozzina di
fedeli lettori abituali, che diventano anche 30-40
o 50, (con una punta di 63 letture ad oggi per la
quarta puntata, e che era mai la quarta puntata?
Il seguito di Harry Potter?
Se lo sapevo chiedevo il copyright; mah, misteri
della telematica...).
Stavo dicendo che dovete darvi una mossa e rispondere
ad una semplice domanda:
"PERCHE LA SAN MARCO NACQUE CON QUESTO NOME
NEL 1971 ?"
Vi darò un piccolo aiuto: ci sono tre risposte
che potete darmi, tutte e tre valide.
Una per i principianti, una per gli esperti, e una
per i super-esperti.
Sappiate che mi attendo prima di Natale almeno una
decina di risposte, se no minaccio scioperi da amarcord
nel 2007.
Prometto a tutti i risponditori un piccolo gadget
dell'epoca.
E ora torniamo ai nostri amici degli anni 70.
Mi sono accorto di una colpevole dimenticanza.
Non ho mai parlato del nostro abbigliamento.
Le prime magliette degne di questo nome furono come
Edera, e risalgono direi al 1975, con tanto di foglia
d'edera stampata sul colore verde smeraldo e collettino
bianco.
Erano magliette procurate dal geometra Zanelli e
fatte stampare da un tipografo suo amico repubblicano,
tale Bosari.
Indossandole facevano un prurito micidiale, tanto
che qualcuno, forse Vianello, durante una partita
ebbe un attacco di grattariola, e dovette andare
in bagno a cambiarsi a metà di un set.
Ma era la prima maglietta "seria" e oggi
costituirebbe un autentico cimelio per chi ce l'avesse
ancora nell'armadio.
Prima di allora, come sapete, c'erano le magliette
blu della san Marco, ma occorre precisare - se avevate
qualche dubbio in proposito - che il nostro beneamato
Presidente Ennio Bellavitis non si prese mai la
briga di acquistare per la società una divisa
degna di questo nome.
In un lontano pomeriggio del fine 1971 fummo convocati
al Circolo ENDAS per sentirci dire: "AO' REGAZZI'
TROVATE UNA MAJETTA BLU PEGGIOCA".
Poi lo yankee Dennis Brown alias Rocky Roberts (sempre
sia lodato) prese a cuore la faccenda e coinvolse
i suoi amici americani che (udite udite) ricamavano
a mano e si fece ricamare a mano gli stemmi con
il simbolo di Pordenone che dovevamo poi far appiccicare
o cucire alle magliette blu.
Chissà perchè parlando di questa
cosa mi sono venuti in mente i Village People, un
gruppo americano che sarebbe andato molto di moda
qualche anno più tardi con il famoso pezzo
"YMCA" che divenne una sorta di inno al
movimento gay americano.
Non so se gli amici di Dennis erano gay, ma quell'arte
del ricamo nella mani di rudi marines era quantomeno
sospetta...
Oltre a queste magliette (che tra l'altro erano
leggermente diverse una dall'altra in quanto ognuno
di noi l'acquistò per conto suo) non c'era
altro: nè pantaloncini, e meno che meno tute.
Le prime tute sociali dovrebbero risalire al 1978
circa, e furono il frutto di una delle mie prime
punate nell'allora Yugoslavia, dove allora si poteva
acquistare vicino ai confini roba con pochi dinari
di spesa.
Erano verde scuro, sintetiche ma resistenti e durarono
almeno 5 o 6 anni.
A distanza di tanti anni io custodisco ancora gelosamente
la mia maglietta blu del 1971 con lo stemma yankee
ricamato a mano e sappiate che non la darò
mai a nessuno neanche per un milione di euro...
ma per chi si accontentasse di vederla, è
nella mia taverna in esposizione, magari in occasione
di un brindisi che si dovrebbe fare il 20.12 verso
le 20.30 a casa mia...
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