Dopo una breve pausa cerchiamo di tornare con
la mente a quel lontano 1976-77. Dopo la mesta serie
C conclusa a zero punti l'anno prima l'Edera (ex
San Marco) tornò a fare la D ma senza grossi
acuti.
Era come detto l'ultima stagione di Brunetta e Michelazzi,
e la prima dei "nuovi" Zanelli, Armani,
Pilisi, Nagliati, Vianello che erano ancora molto
a corto di esperienza, e, diciamolo pure, anche
di talento.
Qui dovrebbe essere collocato storicamente quel
referto che Gigi ha riportato parecchie puntate
fa con quel ignominioso 0-9 che l'Edera subì
in casa dal San Lorenzo.
Il San Lorenzo - salvo errori - in quell'anno arrivò
primo e salì in C a sua volta, con Adelino
Bernava e il ritornato Diego Varnier a fiancheggiare
Gigi, Gianni e Pino.
Però di questo campionato e del successivo
in C del San Lorenzo mi ricordo molto poco, e preferirei
che ne parlasse Gigi o qualcun altro che lo vide
più da vicino.
A fare la serie D c'era - salvo errori - anche
la SATT (società azzanese tennistavolo) costituita
sulle orme dei vecchi Condor dei pionieri Fiore
e Mascarin; ora c'erano Ivan Maggiolo e Franco Cigana
che avevano messo su un discreto gioco abbastanza
efficace nei colpi, insieme a Bonadio e Zagolin
e altri.
C'era anche il San Liberale di Sacile dei citati
Baita e Pavan.
Forse c'era anche il Tamai che iniziava a muovere
i primi passi sotto l'egida di un avvocato napoletano
verace trapiantato a Tamai, di nome Antonio De Vito.
A dispetto del fisico poco atletico Antonio si muoveva
parecchio, se non sbaglio aveva agli inizi una vecchia
Barna come Benini, sapeva ben palleggare, capace
nella palla tagliata, ben difendeva e talvolta anche
attaccava.
Accanto a lui crebbero altri ragazzi di cui ricordo
Walter Rossitto, e a Tamai la società restò
in piedi per parecchi anni e fece qualche serie
D e qualche campionato e tornei CSI.
Nel 1977-78 (o 76-77? Gigi aiutami) ci fu il secondo
salto del fosso dopo quello di Diego Varnier.
Stavolta fu il turno di Alberto Vianello, che fece
però il salto in senso opposto.
Fu infatti "richiesto" dal San Lorenzo
per aiutare a fare quella Serie C.
Con la differenza che Alberto non era più
juniores, e quindi non servì l'assenso dei
genitori al cambio del cartellino.
Continuava parallelamente anche la solita solfa
dei Giochi della Gioventù che mi toccava
ancora seguire come Commissario provinciale della
Fitet anche in quegli anni.
Un bel giorno mi chiama per telefono il mitico
prof. Cadin (quello che organizzava i panini con
la Coca Cola già nel 1972 e dintorni) che
nel frattempo era diventato Presidente del CONI
provinciale (prima di lui c'erano stati il cav.
Agosti, in gioventù recordman del salto in
lungo, e poi l'avv. Zanier del Judo).
Cadin mi fà: "BETTUZZI, ADESSO BISOGNA
FARE UN CAS".
Io rimasi un po' interdetto e mi chiesi tra me e
me: "Ma come, non l'ha mai fatto in vita sua,
e perchè lo vuole fare proprio ora?"
E poi un secondo pensiero mi attraversò,
ancora peggiore del precedente: " E PERCHE'
VUOLE FARLO PROPRIO CON ME?"
Niente paura, falso allarme! Il CAS significava
"Centro di Avviamento allo Sport".
Sembrava la rivoluzione del secolo, e invece si
rivelò uno dei tanti inutili carrozzoni.
In pratica c'era tutta una serie di lunghi adempimenti
burocratici da eseguire (moduli, distinte, autorizzazioni,
cartellini ecc.) alla fine dei quali ci si poteva
fregiare del titolo di CAS e far allenare i propri
baldi giovani nel CAS in vista di chissà
quali luminosi traguardi del CAS.
Tutta questa menata ebbe il solo e unico risultato
di farci avere una targa in finto-argento che affiggemmo
sulla porta d'entrata del nostro spazio in Ex Fiera
per dire che noi eravamo là.
Può essere che ci abbiano dato anche 10.000
lire o giù di lì per contributo, per
non più di un anno o due, e poi tutto finì
nel dimenticatoio, con buona pace di Cadin e di
tutti gli altri pensatori del CAS...
torna
all'archivio amarcord
torna agli
articoli del mese