Completiamo la puntata precedente andando a dare
un'occhiata a quanto succedeva fuori dalla nostra
Regione nel 1976 e dintorni.
Per dire la verità non è che si andava
lontano molto spesso, visti anche i costi dei mezzi
di trasporto.
Ricordo la partecipazione più volte al Torneo
nazionale di Verona che era un classico di inizio
stagione, e un torneo estivo a Bordighera.
A Verona c'era (e c'è) una squadra omonima
alla nostra: la San Marco B.M. (che se non erro
sta per Borgo Milano) guidata da Giulio Recchia.
All'epoca questa società aveva una valanga
di ottimi giocatori , ma ne ricordo abbastanza bene
solo uno, Stefano Lonardi, che passò nel
giro di pochissimi anni da 3/4 a Prima Categoria.
A Treviso c'era la Duomofolgore che faceva la serie
C con Gava, Dotto, Livolsi e Furlanetto.
Li incontrammo in un paio di amichevoli, erano più
forti ed esperti di noi.
Poi mi ricordo di Edith Santifaller che già
quella volta era la bandiera del Recoaro Bolzano;
bassa e un po' cicciona non aveva propriamente il
fisico della pongista, però era brava e vinceva
tanto.
Quando la vide Bellavitis la prima volta esclamò
: " AO' ANVEDI CHE DU ZINNE CHE CCIA' QUELLA!"
alludendo alla sua probabile ottava taglia di reggiseno.
Altre squadre erano a Padova, ad Este, a Mestre,
a Adria e...sicuramente molte altre.
A livello nazionale ho già citato le principali
città pongistiche: Firenze (Bosi, Sardelli,
Malesci) , Senigallia (Costantini, Manoni, Apolloni),
Sant'Elpidio a Mare, Milano (Alberto Pelizzola),
Roma (Roberto Giontella, cresciuto si dice alla
stessa scuola di Bellavitis dove insegnava un tale
Migliarini che Bellavitis andava a salutare a Grado
d'estate ), Napoli (Rosario Troilo).
In campo femminile il dominio della Sonia Milic
fu messo in discussione da una pugliese di nome
La Gioia.
Sempre a quel tempo iniziarono a venire in Italia
i primi sparuti stranieri, ma non erano forti e
famosi come oggi.
Mi pare che un greco di nome Priftis andò
a giocare con Bosi a Firenze e pochi altri.
Visto che siamo in vena nominiamo anche qualche
pongista che era forte sul serio: nella vecchia
Yugoslavia c'erano tre pezzi da novanta che furoreggiavano
e contendevano ai cinesi lo scettro mondiale: Surbek,
Stipancic e Karakasevic.
Il primo in particolare, Dragutin Surbek mi è
rimasto impresso in un vecchio filmato in cui tirava
dei missili terra-aria in topspin da due-tre metri
dietro al tavolo e in posizione china e laterale
rispetto al tavolo stesso; mi sembrò un autentico
mostro, e uno dei miei maggiori rammarichi è
di non averlo potuto vedere dal vivo.
I nostri Bosi e Giontella potevano andare a vendere
cioccolatini al suo confronto.
Poi c'erano i fortissimi svedesi Alser, Johansson
e Bengsson, tutti poi divenuti famosi per aver dato
il nome a dei manici di racchetta.
In Francia c'era un difensore- funambolo di nome
Jacque Secretin: si metteva lontanissimo dal tavolo
e prendeva tutte le bordate che gli tiravano gli
attaccanti di turno che rimandava con palle altissime
e super-tagliate.
Erano dei bei tempi per il tennistavolo anche per
il grande spettacolo che questi campioni offrivano.
In seguito invece l'evoluzione del gioco imposta
dai cinesi comportò scambi sempre più
forti e rapidi con la conseguenza di velocizzare,
ma anche di abbruttire decisamente il gioco...
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