L'altra sera stavo guardando in taverna il posto,
sopra una credenza, dove ho messo le coppe vinte
nella mia tutto sommato modesta carriera pongistica,
una ventina circa.
L'occhio mi è caduto su una polverosa coppa
con una targa invecchiata dal titolo "PUBLIGAS
1970".
Pensandoci un po' su ho dedotto che fosse relativa
ad un torneo fatto nell'ambito del CSI ante- San
Marco.
Ma allora ho dedotto anche che la scaletta che ho
esposto nella 4a puntata è sbagliata: quella
stupida coppa ha rivoluzionato in me le teorie cosmiche
che avevo costruito sul big bang pongistico pordenonese.
Quindi la verità è la seguente: la
San Marco è sì nata nel 1971, ma nel
1970 e inizio 1971 i pionieri bellavitisiani fecero
attività CSI sotto il nome di CIRCOLO ENDAS
(nome preso dal fatidico posto delle palline assieme
alla mozzarella sulla pizza) e fecero in questo
modo alcuni Tornei in regione, tra cui ricordo sicuramente
uno a Tricesimo (dove vinsi inspiegabilmente quella
coppa) e uno a Pradamano, entrambi nelle campagne
udinesi, anche allora organizzati dal mitico Virgilio
Fabello, che all'epoca, udite udite.. era anche
giocatore!
e me lo ricordo in questo come discreto rompipalle.
Da tutto ciò discende anche che la prima
serie D assieme a Valvasone e Generali Trieste è
del 71-72 e la seconda nel 72-73 , entrambe disputate
in casa al Circolo Endas.
Al Circolo ENDAS oltre al campionato si svolsero
anche almeno un paio di tornei, nel corso dei quali
la pallina andava anche a centrare le ombre di vino
oltre alla pizze, divenute bersaglio troppo facile.
Un torneo fu ante San Marco nel 1970 e uno post
nel 1971.
Ricordo che al primo venne una pattuglia udinese
della Libertas-La Cantina di Udine guidata da tale
Fausto Deganutti che sbaragliò il campo.
Fausto Deganutti, per i misteri gloriosi dello sport,
l'avrei ritrovato una quindicina di anni più
tardi a fare l'arbitro di pallacanestro in serie
A1.
Visto che questa puntata mi ha ritrascinato all'indietro,
e vi chiedo scusa per questo, ma ai ricordi non
si comanda, quando vengono vengono, vorrei concludere
con un raccontino datato 1970 che ho trovato in
un angolo buio della mia mente e che mi sembra simpatico
e meritevole di essere raccontato: potrei intititolarlo:
"LA PIOTTA DI BELLAVITIS".
Premessa: la piotta nel gergo romanesco di Bellavitis
era la banconota da 1000 lire, oggi equivalente
a 50 centesimi circa.
Scena: lo spogliatoio di una palestrina di periferia
nelle campagne udinesi, odore di sudore e rumore
di palline in lontananza.
Bellavitis: "CH'AVEVO UNA PIOTTA NELLA TASCA
DEI PANTALONI E MO' NUN CI STA PIU' - CHISS'E' PIJATO
LA MIA PIOTTA? ANDOVE 'STA LA MIA PIOTTA? CHISS'E'
FREGATO LA MIA PIOTTA? ALLI MORTANGOLI VOSTRI, ERRIDATEME
LA MIJA PIOTTA! ! "
Tutti cercammo di aiutare Ennio alla ricerca della
sua piotta che aveva evidentemente preso il volo,
oppure semplicemente non era mai esistita ma lui
riteva che invece dovesse esserci.
Nulla da fare.
Ennio stava dando in escandescenze e stavamo seriamente
pensando di chiamare un medico (il 118 ancora non
esisteva).
Ma ad un certo punto Ennio ebbe una luminosa idea:
iniziò a perquisire tutti i cappotti, i giacconi,
le maglie, persino i calzini sporchi appesi alle
pareti.
Dopo un bel po' lo sentimmo tirare un sospiro di
sollievo: " AO' ECCO UNA PIOTTA. VEDETE? UNA
PIOTTA AVEVO ED ORA UNA PIOTTA HO!"
E così Ennio placò la sua ira.
Questo fu il primo esempio di giustizia salomonica
"self service" che vidi in vita mia, e
forse sarà per questo che dopo 36 anni il
fatto mi è tornato in mente.
A parziale scusante devo aggiungere che all'epoca
i soldi nelle tasche di tutti erano veramente pochi,
quando andava bene si mangiava un panino per pranzo,
e...la piotta di Bellavitis rappresentava un bel
soldino con cui si potevano fare parecchie cose...
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