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Amarcord - 19^ puntata


L'altra sera stavo guardando in taverna il posto, sopra una credenza, dove ho messo le coppe vinte nella mia tutto sommato modesta carriera pongistica, una ventina circa.
L'occhio mi è caduto su una polverosa coppa con una targa invecchiata dal titolo "PUBLIGAS 1970".
Pensandoci un po' su ho dedotto che fosse relativa ad un torneo fatto nell'ambito del CSI ante- San Marco.
Ma allora ho dedotto anche che la scaletta che ho esposto nella 4a puntata è sbagliata: quella stupida coppa ha rivoluzionato in me le teorie cosmiche che avevo costruito sul big bang pongistico pordenonese.

Quindi la verità è la seguente: la San Marco è sì nata nel 1971, ma nel 1970 e inizio 1971 i pionieri bellavitisiani fecero attività CSI sotto il nome di CIRCOLO ENDAS (nome preso dal fatidico posto delle palline assieme alla mozzarella sulla pizza) e fecero in questo modo alcuni Tornei in regione, tra cui ricordo sicuramente uno a Tricesimo (dove vinsi inspiegabilmente quella coppa) e uno a Pradamano, entrambi nelle campagne udinesi, anche allora organizzati dal mitico Virgilio Fabello, che all'epoca, udite udite.. era anche giocatore!
e me lo ricordo in questo come discreto rompipalle.

Da tutto ciò discende anche che la prima serie D assieme a Valvasone e Generali Trieste è del 71-72 e la seconda nel 72-73 , entrambe disputate in casa al Circolo Endas.

Al Circolo ENDAS oltre al campionato si svolsero anche almeno un paio di tornei, nel corso dei quali la pallina andava anche a centrare le ombre di vino oltre alla pizze, divenute bersaglio troppo facile.
Un torneo fu ante San Marco nel 1970 e uno post nel 1971.
Ricordo che al primo venne una pattuglia udinese della Libertas-La Cantina di Udine guidata da tale Fausto Deganutti che sbaragliò il campo.
Fausto Deganutti, per i misteri gloriosi dello sport, l'avrei ritrovato una quindicina di anni più tardi a fare l'arbitro di pallacanestro in serie A1.

Visto che questa puntata mi ha ritrascinato all'indietro, e vi chiedo scusa per questo, ma ai ricordi non si comanda, quando vengono vengono, vorrei concludere con un raccontino datato 1970 che ho trovato in un angolo buio della mia mente e che mi sembra simpatico e meritevole di essere raccontato: potrei intititolarlo: "LA PIOTTA DI BELLAVITIS".

Premessa: la piotta nel gergo romanesco di Bellavitis era la banconota da 1000 lire, oggi equivalente a 50 centesimi circa.

Scena: lo spogliatoio di una palestrina di periferia nelle campagne udinesi, odore di sudore e rumore di palline in lontananza.

Bellavitis: "CH'AVEVO UNA PIOTTA NELLA TASCA DEI PANTALONI E MO' NUN CI STA PIU' - CHISS'E' PIJATO LA MIA PIOTTA? ANDOVE 'STA LA MIA PIOTTA? CHISS'E' FREGATO LA MIA PIOTTA? ALLI MORTANGOLI VOSTRI, ERRIDATEME LA MIJA PIOTTA! ! "

Tutti cercammo di aiutare Ennio alla ricerca della sua piotta che aveva evidentemente preso il volo, oppure semplicemente non era mai esistita ma lui riteva che invece dovesse esserci.

Nulla da fare.

Ennio stava dando in escandescenze e stavamo seriamente pensando di chiamare un medico (il 118 ancora non esisteva).
Ma ad un certo punto Ennio ebbe una luminosa idea: iniziò a perquisire tutti i cappotti, i giacconi, le maglie, persino i calzini sporchi appesi alle pareti.
Dopo un bel po' lo sentimmo tirare un sospiro di sollievo: " AO' ECCO UNA PIOTTA. VEDETE? UNA PIOTTA AVEVO ED ORA UNA PIOTTA HO!"

E così Ennio placò la sua ira.

Questo fu il primo esempio di giustizia salomonica "self service" che vidi in vita mia, e forse sarà per questo che dopo 36 anni il fatto mi è tornato in mente.
A parziale scusante devo aggiungere che all'epoca i soldi nelle tasche di tutti erano veramente pochi, quando andava bene si mangiava un panino per pranzo, e...la piotta di Bellavitis rappresentava un bel soldino con cui si potevano fare parecchie cose...

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