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Amarcord - 14^ puntata


Ringrazio Gianni per il suo contributo su don Cinto (Giacinto). Per quanto lo ho conosciuto, anch'io penso che sia stata una brava persona, molto appassionato, gentile anche con gli avversari.

Visto che siamo andati su questo tema pongistico-clericale, suggerirei di continuare, perchè don Cinto non fu il solo prete appassionato di ping pong.

Prima di andare avanti desidero però dire una mia personalissima opinione che ho espresso molte altre volte in tutti questi anni: il nostro sport per crescere sotto il profilo dell'immagine ed essere considerato una "vera" disciplina sportiva a tutti gli effetti doveva, deve e dovrà uscire il più possibile dagli oratori, sagrestie, canoniche e cose simili.

Di questo ne sono fermamente convinto.

Allora vediamo un po': cominciamo dagli esimi preti del Don Bosco, dove ho già ricordato c'erano due tavolacci fatti a mano già alla fine degli anni 60; i nomi non li ricordo, ma ricordo bene che erano molto interessati al calcio e pochissimo a tutto il resto; di fatto al Don Bosco il ping pong era solo un modo di passare qualche quarto d'ora tra una partita di calcio e l'altra.

Alla Casa dello Studente di don Luciano Padovese l'ambiente era un po' meno clericale; di fatto don Luciano aveva demandato la gestione della "sala giochi" (quella con i soffitti straordinariamente bassi) al barista (c'era anche un bar annesso che rifocillava i pongisti stanchi con ottimi toast e gassose "Canciani").

Al San Lorenzo, prima di don Cinto c'era una altro prete, don Antonio Sut. Non so l'opinione di Gianni e Gigi che lo conobbero meglio.
All'insegna della schiettezza, a me sembrava uno strano personaggio che di simpatico non aveva proprio nulla.
Ricordo di aver sentito al'epoca anche alcune voci (non confermate) di alcune sue simpatie... per dei teneri fanciulli.
Lui fu quello che telefonò a casa Michelazzi per avvisare i suoi genitori dello scempio compiuto da Danilo ai danni della statua della Beata Vergine (collocata più o meno su un muro in fondo ad un tavolo quasi fosse una transenna) , episodio collegato al mistero della Coppa che abbiamo già visto in precedenza.
Insomma questo don Antonio non lasciò un gran bel ricordo.

Un fattor comune di tutti questi posti gestiti da preti (Don Bosco, Casa dello Studente, San Lorenzo) era la enorme quantità di bestemmie tirate quotidianamente dai frequentatori...

Vorrei citare ancora un prete: don Pietro Sambo di Gorizia.
Questo invece era straordinariamente simpatico, e lo vedevamo molto spesso ai vari tornei in quanto era l'accompagnatore ed allenatore della squadra Straccis Gorizia, poi divenuta Azzurra.
Anche lui era un super-appassionato.

Ci accomunava l'insofferenza verso l'oligarchia della FITET triestina che in quegli anni faceva il bello ed il cattivo tempo.
E nel 1976 Don Sambo con la complicità di altri "rivoltosi" tra cui il sottoscritto, riuscì a fare quello che oggi si potrebbe definire "il ribaltone".....
ve lo racconterò alla prossima....

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