Ringrazio Gianni per il suo contributo su don
Cinto (Giacinto). Per quanto lo ho conosciuto, anch'io
penso che sia stata una brava persona, molto appassionato,
gentile anche con gli avversari.
Visto che siamo andati su questo tema pongistico-clericale,
suggerirei di continuare, perchè don Cinto
non fu il solo prete appassionato di ping pong.
Prima di andare avanti desidero però dire
una mia personalissima opinione che ho espresso
molte altre volte in tutti questi anni: il nostro
sport per crescere sotto il profilo dell'immagine
ed essere considerato una "vera" disciplina
sportiva a tutti gli effetti doveva, deve e dovrà
uscire il più possibile dagli oratori, sagrestie,
canoniche e cose simili.
Di questo ne sono fermamente convinto.
Allora vediamo un po': cominciamo dagli esimi preti
del Don Bosco, dove ho già ricordato c'erano
due tavolacci fatti a mano già alla fine
degli anni 60; i nomi non li ricordo, ma ricordo
bene che erano molto interessati al calcio e pochissimo
a tutto il resto; di fatto al Don Bosco il ping
pong era solo un modo di passare qualche quarto
d'ora tra una partita di calcio e l'altra.
Alla Casa dello Studente di don Luciano Padovese
l'ambiente era un po' meno clericale; di fatto don
Luciano aveva demandato la gestione della "sala
giochi" (quella con i soffitti straordinariamente
bassi) al barista (c'era anche un bar annesso che
rifocillava i pongisti stanchi con ottimi toast
e gassose "Canciani").
Al San Lorenzo, prima di don Cinto c'era una altro
prete, don Antonio Sut. Non so l'opinione di Gianni
e Gigi che lo conobbero meglio.
All'insegna della schiettezza, a me sembrava uno
strano personaggio che di simpatico non aveva proprio
nulla.
Ricordo di aver sentito al'epoca anche alcune voci
(non confermate) di alcune sue simpatie... per dei
teneri fanciulli.
Lui fu quello che telefonò a casa Michelazzi
per avvisare i suoi genitori dello scempio compiuto
da Danilo ai danni della statua della Beata Vergine
(collocata più o meno su un muro in fondo
ad un tavolo quasi fosse una transenna) , episodio
collegato al mistero della Coppa che abbiamo già
visto in precedenza.
Insomma questo don Antonio non lasciò un
gran bel ricordo.
Un fattor comune di tutti questi posti gestiti
da preti (Don Bosco, Casa dello Studente, San Lorenzo)
era la enorme quantità di bestemmie tirate
quotidianamente dai frequentatori...
Vorrei citare ancora un prete: don Pietro Sambo
di Gorizia.
Questo invece era straordinariamente simpatico,
e lo vedevamo molto spesso ai vari tornei in quanto
era l'accompagnatore ed allenatore della squadra
Straccis Gorizia, poi divenuta Azzurra.
Anche lui era un super-appassionato.
Ci accomunava l'insofferenza verso l'oligarchia
della FITET triestina che in quegli anni faceva
il bello ed il cattivo tempo.
E nel 1976 Don Sambo con la complicità di
altri "rivoltosi" tra cui il sottoscritto,
riuscì a fare quello che oggi si potrebbe
definire "il ribaltone".....
ve lo racconterò alla prossima....
torna
all'archivio amarcord
torna agli
articoli del mese