Archiviati i campionati a squadre della corrente stagione, ecco che avanza un po’ di tempo per cercare di portare a conclusione la nostra telenovela pongistica che ci accompagna oramai da molto tempo con la rievocazione delle imprese dei nostri portacolori dal 1971 in poi, con relativa colonna sonora.
Ci eravamo lasciati l’ultima volta alla fine del girone di andata del campionato di B1 1994-95 con la sconfitta di Marlengo ed il terzo posto in classifica dietro Verzuolo Cuneo e Cus Torino, a quota 8 punti, frutto di 4 vittorie, in compagnia del Vigevano.
E quindi apriamo la pagina del 1995 con l’inizio del girone di ritorno.
Il primo incontro dell’anno era previsto a gennaio con una lunga trasferta in quel di Vigevano.
La San Marco doveva andare a trovare il Florens Vigevano di Fusco e Casini per cercare di vendicare quel 3-5 subito nell’incontro di andata a Pordenone.
Il referto di questo incontro è stranamente sparito nell’archivio elettronico del mio antico pc “386” e così dovete accontentarvi di sapere che a Vigevano le abbiamo buscate per la seconda volta, con un punteggio purtroppo imprecisato.
A fine gennaio doveva essere in programma la seconda giornata di ritorno in casa con il Cus Torino, ma questo incontro non si giocò.
Arrivò una comunicazione all’ultimo momento da parte del Coni che diede una giornata di stop a tutti gli eventi sportivi in programma in quel week-end a causa dell’accoltellamento di un tifoso del Genoa (tale Vincenzo Spagnolo, se non erro) prima dell’incontro di serie A con il Milan.
Cosa c’entrasse questo pur esecrabile fenomeno con il nostro incontro con il Cus Torino siamo ancora a chiedercelo 15 anni dopo, ma non importa e andiamo oltre.
Incontro con il Cus Torino dunque rinviato ad aprile, e per poter resocontarvi qualcosa devo andare alla terza di ritorno con la trasferta di Novara il 12 febbraio.
Alla San Marco mancava la vittoria dal 13 novembre (successo sul Marostica) e dunque era imperativo tornare al successo.
E successo fu.
Bello ed importante anche perchè colto a Novara, a casa di una formazione super-blasonata, una delle più titolate e longeve società italiane.
Ancora una volta la parte del leone è stata appannaggio di Luca, a punteggio pieno con tre successi individuali, di cui solo l’ultimo, contro Bilucaglia, con qualche apprensione. Lucio Saltarini ha avuto invece un avvio incerto come suo solito, ma poi è venuto fuori alla grande nelle fasi calde del match, regolando in scioltezza i giovani Vai e Quaglia.
Stefano Val non è andato oltre la “bella” sia con Quaglia che con Bilucaglia.
Da dire che tra i piemontesi mancava l’esperto Cuzzoni e il sostituto era il giovane Roberto Vai, nazionale giovanile, forte ma troppo inesperto per sperare di vincere con i nostri marpioni.
Da citare qualche spunto polemico di Bilucaglia nell’incontro con Luca, mentre Quaglia si è ben presto...squagliato dimostrando dei limiti di natura tecnica e caratteriale.
Questo fu il tabellino:
REGALDI NOVARA – SAN MARCO PORDENONE 3-5
Quaglia (NO) – Val (SM) 21-19,13-21, 21-15
Urizio (SM) – Vai (NO) 21-16, 21-11
Bilucaglia (NO) – Saltarini (SM) 17-21, 21-15,21-19
Urizio – Quaglia 21-14, 21-7
Bilucaglia – Val 18-21, 21-9,21-10
Saltarini – Vai 21-19,21-12
Urizio – Bilucaglia 16-21, 21-19, 21-12
Saltarini – Quaglia 21-9, 21-12.
Nel frattempo continuavano nuove e vecchie polemiche in relazione ai vari eventi che hanno avuto il risultato finale di dissanguare le già esauste casse sociali nonostante una attenta politica di controllo di ogni spesa.
La stagione era iniziata con un forte aumento delle tasse federali, quindi era continuata con la riduzione dei contributi (un piccolo contributo che si riceveva normalmente dalla Regione ci era stato azzerato), con la definizione della causa “Cividin” (la famosa vicenda del furto subito nell’autogrill “Scaligera” dal nostro pullman sette anni prima, episodio su cui mi sono dilungato molte puntate fa) con il giudice civile che pur dandoci ragione nel merito ci ha addebitato le spese processuali per oltre 3 milioni di lire.
Infine il duro contenzioso con il Comune di Pordenone che ha voluto a tutti i costi addebitarci retroattivamente 10 anni di utilizzo della nostra sala presso l’Ex Fiera, e a nulla sono valse le nostre proteste per questo vero e proprio abuso.
Infine, dulcis in fundo, le nostre entrate da sponsor stavano scricchiolando, e non era la prima volta, poiché già l’auto-retrocessione dalla A1 alla B2 tre anni prima fu figlia del ritiro dello sponsor principale.
Insomma, cari miei, dense nubi si stavano profilando all’orizzonte e tempi cupi stavano per arrivare , e queste erano solo le avvisaglie, ma questa è la storia di ogni cosa: si sale e si scende, si va bene e si va male, forse dopo tanti anni di successi stava per arrivare un periodo di vacche magre….e poi ?
“Ricominciare e poi
Che senso ha ?
(Fare l’amore e poi, che senso ha…)”
1973.
Mentre a Pordenone iniziavano le prime battaglie tra San Marco e San Lorenzo, Anna Mazzini , vicina all’addio alle scene, incideva questa sensuale “E poi”, ma questa è una storia che parte da molto più lontano….
Cercherò di sintetizzarla anche se non è cosa facile…
Il 25 marzo scorso ha compiuto 70 anni, tutti la sentono (anche nella pubblicità della Barilla) ma nessuno la vede più da molti anni.
Avrete capito che stiamo parlando di Mina, capace di vendere in carriera oltre 150 milioni di dischi.
Nata a Busto Arsizio nel 1940, vissuta in gioventù a Cremona (soprannominata infatti “La tigre di Cremona”) la sua storia musicale inizia nel paleolitico 1958, quando si esibì per caso alla Bussola in Versilia insieme agli Happy Boys, un complessino dell’epoca.
Le prime canzoni furono “Be bop a lula”, “When”, “Non partir” e “Malatia” che ebbero un discreto successo.
Nel 1959 porta in televisione “Nessuno” a Lascia o Raddoppia, e qui la sua voce squillante viene scoperta dal grande pubblico ed inizia il suo grande successo.
Nel 1959 conquista la hit parade con “Tintarella di luna”.
Nel 1960 è a Sanremo con Betty Curtis a cantare “Non sei felice”, e di seguito il celeberrimo “Il cielo in una stanza” di Paoli.
Nel 1961 torna a Sanremo con “Le mille bolle blu” e “Io amo tu ami”, ma siccome non vince dice che a Sanremo non sarebbe tornata mai più, promessa che avrebbe poi mantenuto negli anni seguenti.
Intanto gira l’Europa con le sue canzoni, in particolare Spagna e Germania, ma la ritroviamo star del programma televisivo “Studio Uno” e torna al vertice delle classifiche con “Renato”.
Nel 1962 inizia anche la sua lunga carriera sentimentale con l’attore Corrado Pani dal quale però si separò ben presto per andare con Augusto Martelli, ma con cui nel frattempo ebbe un figlio al quale venne attribuito il poco simpatico soprannome di “paciughino”.
Del 1963 è un altro grande successo, “Città vuota”.
Nel 1964 “E’ l’uomo per me” e “Un buco nella sabbia”, quindi porta al successo “E se domani” già presentata a Sanremo dalla coppia Fausto Cigliano-Gene Pitney.
Nel 1965 torna in TV a “Studio uno” e canta “Brava”, e poi nel programma “La prova del nove” canta “Ora o mai più”.
Nel 1966 ancora “Studio Uno” e lancia la famosa “Se telefonando”.
Nel 1967 di nuovo riprende una canzone che a Sanremo non aveva avuto un grande successo con Don Backy e Johnny Dorelli, “L’Immensità”.
In un altro programma televisivo “Sabato sera” compare con un ospite di colore, uno strano sosia di un giocatore americano di tennistavolo che tra qualche anno avrebbe spopolato, si tratta di Rocky Roberts (alias Dennis Brown).
Del 1967 è anche “La Banda” e “La canzone di Marinella” di De Andrè. Nel 1968 incide “Nel fondo del mio cuore”, “Un colpo al cuore”, “Allegria”, “La voce del silenzio” (altro brano ex Sanremo di Tony Del Monaco).
Conduce poi “Canzonissima” la cui sigla era “Vorrei che fosse amore”.
Nel 1969 il grande successo “Non credere”.
Nel 1970 svanisce la passione per Augusto Martelli e sposa il giornalista Virgilio Crocco, e Mogol e Battisti le affidano “Io e te da soli” ed “Amor mio”.
E finalmente nel 1971 la notizia della nascita di un team di tennistavolo a Pordenone la sconvolge a tal punto da separarsi immediatamente dal nuovo marito in favore di Alfredo Cerruti, ed in onore alla San Marco incide e le dedica:
“Sei grande grande grande
Come te sei grande solamente tu...”
Nel 1972 esce il famoso duetto con Alberto Lupo “Parole Parole” che molti ricordano con “caramelle non ne voglio più” perché in televisione a “Teatro 10” lanciavano sul palco vere caramelle.
Nel 1973 “Lamento d’amore” e la citata “E poi”.
Nel 1974 compare per l’ultima volta in TV con “Milleluci” con Raffaella Carrà, e canta “Non gioco più” quindi si ritira dalle scene a soli 34 anni per andare nel suo ritiro dorato di Lugano in Svizzera dove ha anche la sua casa discografica.
I maligni dicono che stava ingrassando e non voleva mostrarsi con la pancia.
Comunque canzoni ne ha sfornate lo stesso anche dopo: ricordiamo tra i molti altri singoli: “L’importante è finire” nel 1975, ”Ancora ancora ancora” nel 1978, “Anche un uomo” nel 1979, “Morirò per te” nel 1982, “Rose su rose” nel 1984, “Questione di feeling” con Cocciante nel 1978, “Via di qua” nel 1986, “Volami nel cuore” nel 1996, un bel LP con Celentano nel 1998, “Portati via” nel recente 2005.
Verso la fine degli anni 70 nuovo cambio di partner: via Alfredo Cerruti, sostituito dal medico Eugenio Quaini.
Troppo facile dire che Mina è stata una grande testimonial della canzone italiana.
Io però, che amo andare controcorrente, dico che è stata enfatizzata dai media e nell’opinione pubblica ben al di là dei suoi meriti.
La sua voce non è in discussione, ma non è certo l’unica, ed il suo snobbismo e le sue cronache rosa me la rendono cordialmente molto antipatica.
Per conto mio può restarsene a Lugano senza troppi rimpianti...
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