Settembre 1994. Serie B1.
Dopo la sconfitta patita nel turno inaugurale con il Vigevano, la San Marco parte per Torino per disputare l'ennesima battaglia nella tana del Cus.
I piemontesi si annunciano formazione di ottimo livello, potendo schierare una vecchia conoscenza, il cinese Zhang, affiancato da due validi "seconda categoria" quali Genta e Romano.
Il terzetto pordenonese era composto ancora da Urizio, Val e Saltarini, attesi da questo temibile banco di prova. Dopo un inizio un po' stentato, complice anche il caldo e l'umidità presenti nell'impianto torinese, i nostri hanno preso gradatamente quota, arrivando ad esprimere un livello di gioco decisamente apprezzabile, decisamente migliore del precedente incontro con il Vigevano.
Prova ne siano i numerosi applausi che sono fioccati dalle tribune per il gioco di buona fattura e le solite giocate spettacolari di Luca.
Il cinese, come previsto, conquista i tre punti con una certa facilità.
Le partite chiave del match sono state quelle di Lucio e Stefano con Genta, entrambe finite sul classico filo di lana, una vinta e una persa.
Luca e Lucio arrivano a conquistare due punti a testa, cioè il massimo a cui potevano ambire.
Sul 4-4 scendono in campo Stefano Val e il terzo del Cus Carmelo Romano; Stefano stavolta riesce a dominare l'emozione e a far prevalere il suo bel allungo di rovescio e si aggiudica il primo set; poi andava in black-out e perdeva il secondo, ma al terzo partiva concentrato e ben determinato, e con un bel 21-13 portava a casa il match per la San Marco, una sospirata ed insperata vittoria.
CUS TORINO – SAN MARCO PORDENONE 4-5.
Zhang (TO) – Val (SM) 21-8,21-5;
Urizio (SM) – Romano (TO) 13-21,21-15,21-14.
Saltarini (SM) – Genta (TO) 15-21,24-22, 26-24.
Zhang – Urizio 21-15,21-13;
Genta – Val 20-22, 21-12, 23-21;
Saltarini – Romano 20-22,21-15,21-13;
Urizio – Genta 21-23, 21-12,21-11;
Zhang – Saltarini 21-8,21-9;
Val – Romano 21-19,11-21,21-13.
Il prossimo impegno sarebbe stato in casa alla Ex Fiera con un'altra formazione blasonata, il Regaldi Novara, candidata alla promozione in A2, e al momento imbattuta.
La classifica infatti è comandata con 4 punti da Novara, Cuneo e Vigevano; San Marco e Cus Torino 2 punti, Trento, Marostica e Marlengo fermi a zero.
"We shall overcome, we shall overcome
We shall overcome, some day
Oh, deep in my heart, I do believe
We shall overcome, some day..."
"Noi vinceremo, vinceremo, vinceremo un giorno
Nel profondo del cuore, io credo che vinceremo, un giorno..."
Con questo storico pezzo Joan Baez concluse la propria esibizione al festival di Woodstock venerdi 15 agosto 1969 verso mattina.
E così continuiamo a parlare di questo storico avvenimento.
Joan Baez è nota in tutto il mondo dopo Woodstock per il suo pacifismo e per l'opposizione alla guerra del Vietnam. Nativa di New York, ma di famiglia messicana, Joan inizia a cantare le sue ballate folk e blues nel lontano 1958 a Boston; il primo disco fu "Folksingers ‘Round Harvard Square".
Nel 1959 esce il suo primo album, ma che non sfonda.
Meglio andò il secondo "Joan Baez vol.2" in cui interpreta canzoni di Bob Dylan al quale si legherà anche sentimentalmente.
Un bel successo fu "There but for fortune" nel 1965.
Nel 1968 esegue "We shall overcome" alla marcia di Martin Luther King a Washington che la rende celebre e la associa alle battaglie contro il razzismo e per i diritti civili.
Altro famoso brano pacifista fu "Where have all the flowers gone" ("Dove se ne sono andati i fiori"):
"Where have all the flowers gone,
Long time passing
Where have all the flowers gone...
Long time ago..."
Nel 1969 come dicevo andò a Woodstock e cantò sebbene fosse incinta al sesto mese, invocando la liberazione del marito pacifista in prigione David Harris.
Nel 1971 anche lei viene colpita dalla nascita della formazione di tennistavolo pordenonese, e per questo viene in Italia e compone con Morricone la colonna sonora del film "Sacco e Vanzetti" con la famosa canzone "Here's to you", evidentemente dedicata ai pionieri dei pongisti pordenonesi Fine Life, Broken Gasp, Brown Girl e Little Wells, e ad un ambiguo suo connazionale "coloured" di nome Dennis Brown che li affiancò in quelle lontane battaglie.
Nel 1974 enorme successo con "Gracias a la Vida" e altrettanto nel 1975 con "Diamonds & Rust" che parla anche della sua relazione finita male con Bob Dylan.
In tutti gli anni che seguirono fino ai giorni d'oggi Joan è sempre stata impegnata con la sua musica all'insegna dell' antimilitarismo (anche contro la recente guerra in Iraq) e per i diritti civili.
Canta dunque da cinquant'anni, spaziando oltre al folk, al rock, al country ed al gospel.
Un'artista sicuramente vera, una voce squillante, anche se, a mio modo di vedere, eccessivamente politicizzata.
Altre due cosette al volo: ho continuato le ricerche su Alvin Lee, il mitico chitarrista dei Ten Years After, e ho verificato che è ancora vivo e vegeto: ogni tanto compare a qualche concerto, poi scompare per un po' e poi torna, ha fondato la Alvin Lee Band, sciolta e ricomposta più volte, non credo che sia mai venuto in Italia.
La sua presunta cecità probabilmente appartiene al mito e non esiste...
Pare che l'ultimo suo spettacolo sia stato nel 2004 a Londra...
Il 21 settembre scorso è mancato per una crisi asmatica Wess Jhonson, il partner di Dori Ghezzi e l'autore di "I miei giorni felici" a cui avevo dedicato una puntata non molto tempo fa. Sono contento per avergli dedicato un piccolo contributo quando ancora era in vita.
E' andato a trovare il suo amico Rocky Roberts alias Dennis Brown in quella radura alla fine del sentiero dove lo aspettava dal 2005...
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