5 Marzo 1994. Si tratta di una di quelle date che si ricorderà per un pezzo.
A volte si ricordano le date che evocano eventi particolarmente positivi, quali in campo sportivo sono i grandi successi, magari quando si batte contro il pronostico un blasonato avversario.
E di queste la San Marco ne collezionò parecchie in tutti questi anni.
Altre volte però, all'opposto, vi sono date che evocano eventi particolarmente negativi, e queste lasciano generalmente un brutto segno, generalmente una ferita che di solito stenta poi a rimarginarsi.
E' sempre il solito discorso dei due sacchi: si spera sempre di riempire il sacco delle dolci vittorie, ma a volte tocca accettare di riempire anche quello delle amare sconfitte.
E di una di questa dobbiamo parlare rievocando il fatidico 5 marzo 1994.
Come si sa la San Marco aveva ottenuto in quella stagione di B2 dodici vittorie consecutive, quasi un record. Alla penultima di ritorno era giunta la prima sconfitta ottenuta dalla non trascendentale Polisportiva Bresciana, e qui doveva suonare un campanello d'allarme, che evidentemente è stato sottovalutato.
A questo punto la San Marco aveva ancora due punti di vantaggio sulla seconda, il temibile Marlengo di Vivarelli, Stangher e Vinatzer. Ma purtroppo all'ultima giornata, il 5 marzo, doveva andare in Alto Adige a rendere visita proprio al Marlengo che attendeva i pordenonesi con il coltello tra i denti, un po' per vendicare la sconfitta subita a Pordenone, e un po' perché annusava la possibilità del colpo gobbo.
E veniamo all'incontro.
Ad onor del vero le cronache dicono che i nostri non hanno giocato proprio male.
Il problema è che non sono riusciti a far proprie quelle partite "topiche" che hanno fatto invece pendere l'ago della bilancia a favore dei padroni di casa.
Ad esempio Lucio Saltarini con Vivarelli al primo incontro non è quasi mai riuscito a mantenere l'iniziativa e ha spesso subito gli attacchi brucianti dell'avversario.
Stefano Val (preferito a Paolo Mian, influenzato) opposto a Stangher alla sesta partita è andato ad un soffio dal successo, buttato via solo per un attimo di disattenzione nelle battute finali.
Luca Urizio anche questa volta è risultato il migliore: ha piegato con una certa disinvoltura sia Stangher che Vivarelli. Ma purtroppo stavolta non è riuscito ad opporre una valida resistenza a Vinatzer, autore di blocchi micidiali, sicuramente una delle più belle racchette viste in opera in questo campionato.
E qui si consumò la beffa: infatti se Stefano o Luca fossero riusciti a conquistare il terzo punto, all'ottava si sarebbero scontrati Saltarini e Stangher con ottime possibilità di successo per Lucio.
E attenzione, la conquista del quarto punto, anche con una sconfitta per 5-4 avrebbe significato avere una migliore differenza punti negli scontri diretti, e quindi mantenere il primo posto che significava promozione in B1 (a Pordenone la San Marco aveva vinto per 5-3).
E così è accaduto proprio quello che non doveva succedere: sconfitta per 5-2 e conseguente secondo posto in classifica dietro al Marlengo.
Una stagione quasi trionfale fino a quindici giorni prima rovinata clamorosamente a causa di due sconfitte (di cui almeno quella con il Brescia sicuramente evitabile).
Mesto fu il ritorno a casa dall'Alto Adige. Grande fu la delusione di tutti: giocatori, dirigenti, supporters. La società avrebbe comunque presentato la domanda per l'ammissione in B1 ma di certo averla conquistata sul campo avrebbe avuto tutt'un altro sapore.
Questo fu il tabellino:
MARLIN MARLENGO - SAN MARCO PORDENONE 5-2.
Vivarelli (MA) - Saltarini (SM) 19-21,21-14,21-13.
Vinatzer (MA) - Val (SM) 21-16,21-7.
Urizio (SM) - Stangher (MA) 21-13,18-21, 21-8.
Vinatzer - Saltarini 21-13,17-21, 21-15.
Urizio - Vivarelli 21-16,21-18.
Stanger - Val 20-22, 21-16, 21-17.
Vinatzer - Urizio 21-19,21-16.
Era comunque stata una stagione felice prima del triste epilogo.tanti giorni felici...
"I miei giorni felici li ho vissuti con te
Un'estate improvvisa che sapeva di te..."
Wess Johnson è uno dei numerosi americani che vennero in Italia negli anni 60, e lo troviamo già nel 1964 come bassista nel complesso di Rocky Roberts, gli Airdales; i più affezionati lettori ricorderanno Rocky Roberts quale sosia di Dennis Brown, primo straniero della San Marco, il marine che giocava con una racchetta quasi trapezoidale accanto ai pionieri Fine Life, Brown Girl e Broken Gasp.
Il primo disco come solista di Wess fu nel 1967 "Senza luce", ma il primo vero successo fu proprio la citata "I miei giorni felici" nel 1968.
Nel frattempo una biondina lombarda, Dori Ghezzi, debutta nel 1967 al festival delle rose di Roma con "Vivere per vivere" ma conquista una certa notorietà l'anno successivo con un rifacimento di un motivo popolare russo, il "Casatschok" e la vediamo in televisione dimenarsi in questo singolare ballo con le braccia incrociate che ancora molti come me ricordano.
Nel 1970 va a Sanremo con "occhi a mandorla" e finalmente nel 1971 conosce Wess Johnson e Rocky Roberts nei panni di Dennis Brown.
L'evento, in contemporanea con la nascita della San Marco, la sconvolge in modo tale da prendersi lo sdolcinato Wess come partner, ritenuto più affidabile di Roberts-Brown che invece cantava "stasera mi butto" e "con tutte le ragazze sono tremendo".
Dall'unione di Wess e Dori Ghezzi nacque un duo bianco-nero che ebbe 5-6 anni di grande popolarità.
A Sanremo nel 1973 cantarono "Tu nella mia vita" e poi "Noi due per sempre", a Canzonissima nel 1974 "Un corpo e un'anima" che faceva:
"Anche stasera noi, noi siamo più che mai, un corpo e un'anima."
Poi nel 1975 all'eurofestival "Era", nel 1976 a Sanremo furono secondi con "Come stai, con chi sei".
Ma frattanto, nel 1974, succedeva l'impensabile: Dori Ghezzi conosce Fabrizio De Andrè e diventa sua compagna nella vita e molti anni dopo sua moglie.
Il duo con Wess quindi si scioglie e Dori conosce l'amara sorte del rapimento che subisce insieme a Fabrizio nel 1979 in Sardegna, dove furono tenuti prigionieri per 4 mesi tra le montagne sarde.
In seguito sia Wess che Dori tornarono a fare i solisti, ma con scarso successo.
Dori è rimasta accanto a Fabrizio sino alla sua scomparsa nel 1999.
Wess si vede ancora talvolta molto inciccionito a fare qualche spettacolino di second'ordine.
La coppia Wess-Dori Ghezzi non rimarrà nella memoria per della buona musica: si trattava infatti di facili ritornelli commerciali che cercarono di far colpo sulla gente in chiave anti-razziale per quell'insolita unione tra una bionda e un nero, ma molto più di forma che di sostanza...
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