Welcome to !
Torna alla home page di Tennistavolo San GiorgioFormazione C1 nazionale, Tennistavolo San MarcoFormazione C2 regionale, Tennistavolo San GiorgioFormazione C femminile regionale, Tennistavolo San GiorgioD2Tutto su tornei csi e fitet, provinciali, regionali e nazionali


Amarcord - 131^ puntata

Febbraio 1994. Tredicesimo e penultimo incontro per la capoclassifica San Marco in B2. Doveva essere una formalità l'incontro casalingo all'Ex Fiera contro la Polisportiva Bresciana e invece...questo si rivelò una brutta trappola per i nostri colori.

Il punteggio non ammise scusanti: fu una sconfitta per 2-5.
E pensare che se la San Marco avesse vinto avremmo potuto festeggiare la promozione in B1 con una giornata di anticipo. Ma, come diceva mia nonna e forse ho già scritto in passato in altre simili situazioni, con i se e con i ma non si mangiano gli gnocchi.
E dunque fu una debacle. Motivi ?
Certamente una buona dose di superficialità nella preparazione del match, una mancanza della grinta necessaria, ed infine - forse la cosa peggiore - una certa involuzione tecnica che si era già un po' notata nei precedenti incontri. In altre parole, Luca, Lucio, Stefano e Paolo non stavano attraversando un momento di buona vena, e dovranno quindi rimboccarsi letteralmente le maniche in vista dell'ultimo e decisivo impegno con il Marlengo, con in palio la promozione in B1.
Scendendo nei dettagli, assolutamente insufficienti le prove di Stefano e Lucio, rimasti del tutto a bocca asciutta, e quasi mai apparsi in grado di impensierire gli avversari.
Luca ha conquistato i due punti, ma non senza difficoltà, e anche lui ha dovuto cedere un punto ad un certo non trascendentale De Petra.
Insomma un episodio fa dimenticare al più presto. Una pausa in una stagione può capitare a tutti, ma è un vero peccato che questa sia giunta al momento cruciale della stagione.

SAN MARCO PORDENONE - POL.BRESCIANA 2-5.
Orlini (BS) - Val (PN) 9-21,23-21,21-16.
Urizio (PN) - Pasotti (BS) 21-8, 17-21,21-9.
De Petra (BS) -Saltarini (PN) 21-18,21-10.
Urizio - Orlini 21-14,21-13.
De Petra - Val 21-10, 21-13.
Pasotti - Saltarini 16-21, 22-20, 22-20.
De Petra -Urizio 21-18,21-11.

Ora cambiamo scenario, siamo sempre nel 1994, ma il mese non lo ricordo. Spero di non sbagliarmi, poiché non ho riferimenti precisi su quanto sto per dirvi, se sbaglio qualcosa perdonatemi.
Un gruppo di pongisti vecchi e nuovi si ritrova nei pressi di una chiesa di periferia (probabilmente era quella di Brugnera, o forse di Tamai) dopo aver assistito al funerale dell'amico Antonio De Vito.
Gli ultimi anni di Antonio furono particolarmente tribolati, la malattia lo aveva profondamente segnato.
Io continuai a vederlo nel suo studio di avvocato parecchie volte in quegli anni, ma alla fine quando mi parlava stentavo a capire le sue parole.
Anche se da tempo non veniva più agli incontri di campionato, il suo spirito verace e positivo si faceva comunque sentire su tutti noi.
La sua scomparsa fu una grande perdita. Non si può dimenticare che Antonio era stato l'artefice della rifondazione della San Marco, avvenuta nel 1990, e in seguito aveva sempre cercato di supportare il nostro movimento con entusiasmo, lealtà e senza mai portare malumori, invidie o rancori di sorta.
E quando era ancora in vena ogni tanto impugnava la racchetta più che dignitosamente.
Insomma un vero amico che era venuto meno.
Fu lui che spesso andava ad acquistare materiale sportivo per noi dal suo negoziante di fiducia, che era Rampogna Sport a Cordenons. Fu una sua idea le maglie Lacoste color verdolino chiaro ("che daranno un bel po' di fastidio agli avversari") e le borse blu a manici bianchi, entrambi cimeli che ho ancora e che reggono imperturbabili il tempo che passa anche se Antonio non c'è più.

E parlando di Antonio, il discorso scivola su quel "terzo fronte di combattimenti" su cui vi accennavo nella puntata precedente.

E qui vi devo rimandare indietro di sette anni.

In lontane puntate di amarcord (se non sbaglio la 75 e la 76, consiglio a chi se le è dimenticate di andare a fare un ripassino veloce) vi narrai di quel famoso spareggio valido per la promozione in A2 disputato nel 1987 in quel di Coccaglio (Brescia) al termine di una B1 terminata in testa alla classifica, dove per la prima e unica volta nella storia la San Marco ebbe il seguito di un intero pullman con circa 50 tifosi al seguito.
Episodio fatale che io, con una buona dose di fantasia, lo ammetto, paragonai prima al morso di un pescecane e poi all'affondamento del Titanic (avevamo infatti nel pullman anche un Leonardo Di Caprio ed una Kate Winslet che ben imitavano gli originali ma i cui veri nomi ho promesso di non rivelarli).

Fatale non solo per la sconfitta per 5-1 subita dal Sesto Fiorentino guidata dal perfido Bosi, ma specialmente per il furto subito nel viaggio di ritorno all'autogrill "Scaligera" dove si involarono nel nulla borse, racchette, soldi e anche il mitico autografo di Dragutin Surbek custodito religiosamente da Mile Matijevic nel fodero del suo porta racchetta.
Ebbene, quel furto compiuto da mano ignota ebbe uno strascico giudiziario che durò sette lunghi anni.
La compagnia proprietaria del pullman infatti non era assicurata contro il furto e l'autista, colpevole di aver lasciato il pullman al buio incustodito all'autogrill, non ammise mai la sua colpa.
Di conseguenza Antonio ci consigliò di aprire una causa civile contro la compagnia, chiedendo il risarcimento per il furto subito, e ci rassicurava il fatto che la causa fosse seguita da lui in persona.
La giustizia civile in Italia, si sa, ha tempi biblici. Mi sembra di ricordare che dopo quattro anni circa dal fattaccio il primo giudice ci diede torto.
Sempre su consiglio di Antonio facemmo ricorso in appello al giudice di secondo grado, e stavolta quest'ultimo ci diede ragione.
Peccato però che Antonio non fece a tempo a vedere l'epilogo.
Pochi mesi dopo il suo funerale fui chiamato da uno dei suoi apprendisti avvocati, e questi mi diede la notizia della sentenza favorevole.
Ma c'era un però: il giudice ci aveva sì riconosciuto la ragione e quindi il diritto ad essere indennizzati del furto, ma aveva anche scovato una vecchia legge che limitava il rimborso a poche migliaia di lire per ogni collo trafugato.
Ma in compenso c'erano le spese legali maturate in sette anni di causa che ammontavano a qualche milione di lire (mi sembra intorno ai tre) e così successe che l'apprendista di Antonio invece di darci dei quattrini mi presentò un bel conto da pagare.
Rio destino ?
Non lo so, ma alla fine la sensazione fu quella di essere stati, come si dice, cornuti e mazziati.
Oppure, in altre parole, abbiamo subito un secondo furto sette anni dopo il primo.
Comunicai la notizia ai diretti interessati (coloro che avevano subito il furto ed attendevano giustizia) che erano oltre a me Mile, Luca e Davide; nessuno ebbe una lira, ma non chiedemmo nemmeno loro il rimborso delle spese legali, che quindi furono pagate in qualche modo dalle esauste casse sociali.
Dunque sette anni dopo il morso del pescecane aveva colpito ancora ed il Titanic era affondato di nuovo...
Forse, se ci fosse stato ancora Antonio, lui avrebbe avuto maggiore pietà di un gruppo di pongisti cornuti, mazziati e derubati per la seconda volta. ma se, se ,se .vi ho già detto che con i se non si va da nessuna parte. e così come sempre chinammo il capo e proseguimmo il nostro accidentato cammino...

Dedicata ad Antonio:

"Tu vuò fa l'americano, mmericano, mmericano
Ma si nato in Italy!
Siente amme non ce sta niente a ffa
O kay, napolitan!
Tu vuò fa l'american, tu vuò fa l'american!..."

La stessa simpatia partenopea di Antonio ce l'aveva Renato Carosone, nato a Napoli nel preistorico 1920.
Diplomatosi da giovane al pianoforte, Renato si imbarca con una compagnia di arte per l'Africa; tornato in Italia nel 1949 fonda il "trio Carosone" con Gegè Di Giacomo e Peter Van Wood.
Il primo vero successo però risale al 1955 e fu "Maruzzella", quindi "O suspiro" nel 1956, il celebre "Torero" nel 1957 (che rimase per due settimane in testa nella hit parade americana), "O sarracino" e "Caravan Petrol"nel 1958.
Renato e il suo gruppo girano in quegli anni tutta l'Europa, quindi l'America, quando approdano alla Carnegie Hall di New York dove sono accolti trionfalmente.
Ma nel 1960, inspiegabilmente, Renato si ritira dalle scene per dedicarsi alla pittura. Trascorrono quindi ben 11 anni.
Nel 1971 anche lui viene a conoscenza della nascita di un fenomeno prestigioso a Pordenone, la nascita di una formazione di tennistavolo che promette eventi sensazionali. Renato ci pensa ancora un po' e finalmente nel 1975 si convince ad interrompere il suo silenzio con un memorabile concerto ripreso dalla RAI in cui ripropose tutti i suoi successi compresa la citata "Tu vuò fa l'americano" e "Pigliate' na pastiglia".
A vederlo suonare il piano sembrava un folletto con quelle mani che si muovevano sui tasti veloci come la luce.
Il 20 maggio 2001 Renato scompare nella sua casa di Roma, andando a far compagnia ad Antonio in quella radura alla fine del sentiero, come suole scrivere il mio amico Stephen King.
Ricorderemo Renato Carosone quale pianista di caratura mondiale, cantante ed artista versatile capace prima di molti altri di coniugare la musica napoletana con ritmi esotici quali lo swing ed il jazz.

Ciao Renato e ciao Antonio...





torna all'archivio amarcord

torna agli articoli del mese





Sito web della Polisportiva San Giorgio - settore Tennistavolo
Disclaimer - privacy
I contenuti presenti nel sito web sono stati realizzati da tennistavolosangiorgio.it

Dovessero tuttavia essere presenti contenuti appartenenti a terzi,
si prega di avvertire l'amministratore del sito web
all'indirizzo di posta elettronica info@tennistavolosangiorgio.it