Novembre 1993.
Dopo cinque successi su cinque incontri la San Marco deve andare a giocare in B2 alla sesta di andata a Brescia contro un avversario poco conosciuto ma che aveva conseguito già due vittorie.
Per di più i lombardi erano di fresca retrocessione dalla B1 e ciò incuteva in noi un legittimo timore, anche se i nomi non erano altisonanti: De Petra, Romano ed Orlini.
L'incontro dunque, come era nelle previsioni, non fu per nulla facile.
Luca Urizio, Lucio Saltarini e Paolo Mian però misero ben presto le cose in chiaro, partendo concentratissimi con tre netti successi nei primi tre singolari. Il primo dispiacere arrivò alla quarta partita, quando Saltarini non riuscì a ribattere efficacemente i veloci attacchi di Orlini.
Successivamente il migliore dei suoi, Romano, non ha fatto letteralmente veder palla a un Mian completamente bloccato. Era poi di nuovo il turno di Luca e Lucio che riuscivano, ma non senza difficoltà, a conquistare i due punti decisivi su De Petra e Romano (quest'ultima partita tra Lucio e Romano fu al cardiopalmo: 21-19 in bella.
Il 2-5 finale forse non rese pienamente omaggio al gioco più che discreto espresso dal Brescia.
Anche il Marengo vince ai danni del Treviso, e quindi San Marco e Marlengo continuano la marcia in vetta alla classifica in attesa del prossimo scontro diretto.
Padova cede col Termeno.
Azzurra Gorizia sconfitta dal Marostica sconsolatamente ultima a zero punti.
E veniamo così a parlare dello scontro decisivo con il Marlengo. Anche questa era una formazione scesa dalla B1. Poteva contare su un "seconda categoria" forte ed esperto come Vivarelli, sui fratelli Stanger da molti anni sulla breccia, e infine sulla rivelazione del campionato, l'attaccante Vinatzer che nel turno precedente aveva addirittura fatto fuori l'asso croato del Treviso Vladimir Dragic.
Intanto continuava la rivalità tra Val e Mian nel contendersi il ruolo di terza racchetta della San Marco.
Contro il Marlengo sarebbe toccato a Val, che aveva recentemente vinto il primo torneo di qualificazione agli italiani piegando il triestino Flego in finale e dunque si annunciava in buona forma.
E fu come nei pronostici l'ennesima battaglia, una delle tantissime combattute dalla San Marco in tutti questi anni. Nelle occasioni difficili la San Marco ha molto spesso saputo trovare i suoi spunti migliori: questa è una caratteristica che la nostra formazione ha sempre avuto nel suo DNA , tanto nelle serie minori quanto in serie A e B, a prescindere dai nomi dei protagonisti, tanto con i pionieri di ieri quanto con i giocatori di oggi e di domani.
Dunque, dicevamo, tre ore e mezza di battaglia, tanto ci è voluto per schiantare la resistenza anche del Marlengo e centrare il settimo sigillo stagionale consecutivo.
L'eroe della giornata fu Luca con tre successi tondi, tutti per 2 set a zero: l'alfiere della San Marco ha imbroccato una di quelle giornate in cui tutto gli riusciva al meglio: topspin di dritto e rovescio, schiacciate spettacolari, difese alte, contrattacchi a 200 all'ora: un repertorio degno dei migliori giorni di A1, e quando era così non ce n'era per nessuno.
Saltarini invece è partito come al solito piuttosto lentamente e ha perso con Vinatzer subendo il suo gioco strano fatto di blocchi e improvvise aperture. Gli altri due incontri di Lucio furono da sconsigliare ai...deboli di cuore.
In particolare all'ottava partita Lucio con Vivarelli vinceva per 17-13, ma si è fatto rimontare fino al 20 pari, quindi sprecava tre match point prima di riuscire a chiudere con un topspin liberatorio per 26-24, conquistandosi così gli abbracci dei compagni, del tecnico Renato Borin e gli applausi del pubblico.
Niente da fare invece per Stefano Val, la caratura degli avversari era tale da non consentirgli speranze di punto.
SAN MARCO - MARLENGO 5-3.
Vivarelli - Val 22-20,21-9.
Urizio - Stangher 21-11,21-18.
Vinatzer - Saltarini 21-13,22-20.
Urizio - Vivarelli 21-17,21-6.
Vinatzer - Val 21-12,21-5.
Saltarini - Stanger 14-21,21-16,21-17.
Urizio - Vinatzer 22-20,21-11.
Saltarini - Vivarelli 21-16,18-21,26-24.
Si conclude così il girone di andata con la San Marco a punteggio pieno, un bilancio che va oltre le più rosee prospettive e la proietta come favorita per la promozione in B1.
La San Marco tornava ad andare a gonfie vale, ah se andava...e la vita l'è di nuovo bela, l'è bela...
"C'è chi un giorno invece ha sofferto
E allora ha detto, io parto
Ma dove vado se parto, sempre ammesso che parto ?
E la vita , la vita
E la vita l'è bela, l'è bela,
(basta avere l'ombrela, l'ombrela
Che ti para la testa)
Sembra un giorno di festa..."
All'inizio degli anni 60 sul lago Maggiore due studenti vicini di casa intrattenevano il pubblico nelle osterie per guadagnarsi qualche spicciolo. Tra i frequentatori dell'osteria c'era Enzo Jannacci che vede i due e li aiuta scrivendogli qualche testo.
A un certo punto i due arrivano al mitico Derby di Milano dove c'erano già Jannacci, Andreasi, Teocoli, Boldi, Lino Toffolo e altri, e qui nascono Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto, ma più semplicemente Cochi e Renato.
Il successo arriva di colpo nel 1967 quando la Rai osa mandare in onda la domenica pomeriggio sul secondo canale un programma assolutamente anticonvenzionale "Quelli della domenica" e chiama loro con Paolo Villaggio che inizia a fare il ragionier Ugo Fantozzi, Giandomenico Fracchia e l'improbabile professor Kranz che blaterava "Chi viene di voi adesso?" maneggiando un cammello di pelouche.
Sono i primi esempi della comicità demenziale che troverà in futuro molti imitatori.
Ma Cochi e Renato sapevano anche cantare, e bene anche.
Il primo successo è del 1966 "A me mi piace il mare", nel 1967 "La gallina", nel 1968 "Bravo 7+".
Anche loro nel 1971 vengono influenzati dalla nascita della San Marco e a lei dedicano un programma televisivo che si intitolava "Non è mai troppo presto".
E con l'influenza benefica della San Marco i successi aumentano: nel 1972 altri programmi-cult "Il buono e il cattivo" e nel 1973 "Il poeta e il contadino".
Divennero così in breve i numero uno del cabaret in Italia, e in quei programmi fecero altre canzoni di successo tra cui "Canzone intelligente" nel 1973.
Ne 1974 sono i protagonisti di Canzonissima insieme a Raffaella Carrà e lì fecero la citata "E la vita e la vita".
Nel 1975 la coppia si divide in quanto Renato inizia una vertiginosa carriera cinematografica dove gira decine di film di successo con Celentano, Manfredi, Ornella Muti e tanti altri.
Cochi invece farà solo un po' di teatro e quasi sparirà.
Ma venticinque anni dopo (nel 2000) decidono di tornare insieme e fare ancora qualche sketch , e sono tornati anche su Zelig.
Mai banali, precursori di una comicità innovativa e surreale, Cochi e Renato sono stati tra i miei preferiti, e l'album in vinile "Il poeta e il contadino" l'ho frugato per bene in quegli anni, la loro gallina è stata un cult-tormentone che è durato tra i giovani per parecchi anni:
"La gallina non è un animale intelligente
Lo si capisce, lo si capisce
Da come guarda la gente..."
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