Sabato 18 settembre 1993.
Questa la data prevista per il primo incontro di serie B2 1993/94 a Padova contro il Q7 con la San Marco rinnovata e confortata dal ritorno dei suoi campioni Luca Urizio e Lucio Saltarini.
Diamo un'occhiata alle altre squadre di quel girone di B2:
Duomofolgore Treviso , Tramin Termeno, Azzurra Gorizia, Marlin Marlengo, Marostica, Volta Bresciana, oltre alla citata Q7 Padova.
Treviso e Termeno almeno sulla carta sembravano le più competitive: Treviso poteva contare sul forte croato Dragic e Termeno schierava l'anziano ma famoso Doppelhammer con un passato nella Bundesliga.
Poi il Marlengo con l'ex bolzanino Vivarelli (dove aveva fatto ampia esperienza anche in A2); da non sottovalutare le esperte formazioni di Gorizia, Marostica e Padova, mentre poco o nulla si sapeva della formazione bresciana.
Se il buongiorno si vede dal mattino, questo campionato non poteva iniziare in modo migliore per la rinnovata formazione pordenonese, e fu subito "cappotto".
Ad onor del vero la formazione ospitante di Padova non è apparsa trascendentale.
Il solo Griggio (che sappiamo oggi ci segue sul web e salutiamo cordialmente) ha cercato di mettere seriamente i bastoni tra le ruote dei nostri, ma non riuscendovi più di tanto.
Nella San Marco, Luca Urizio ha celebrato la sua terza volta alla San Marco con una netta vittoria su Boscolo nonostante un fastidio alla caviglia.
Lucio Saltarini ha palesato un certo ritardo di preparazione (con Griggio ha prevalso solo in bella grazie ad alcune giocate d'esperienza).
Paolo Mian, preferito a Stefano Val ha regolato senza patire prima Pettenò e poi Boscolo.
Questo il tabellino:
Q7 PADOVA - SAN MARCO PORDENONE 0-5.
Mian (SM) - Pettenò (PD) 21-14,21-19;
Urizio (SM) - Boscolo (PD) 21-16,21-17;
Saltarini (SM) - Griggio (PD) 18-21,21-11,21-17.
Mian - Boscolo 21-12,14-21,21-14.
Saltarini - Pettenò 21-14,21-17.
Negli altri incontri della prima giornata il Marlengo piega l'Azzurra per 5-2, il Treviso batte il Termeno per 5-2 e il Marostica regola i bresciani per 5-3 facendo subito capire che questi ultimi non saranno una squadra materasso.
E per finire una curiosità: al palasport padovano di Arcella, in contemporanea con la San Marco si è disputato anche un incontro di serie C tra la seconda squadra del Padova e il Latisana in cui militavano i nostri ex Gigi e Gianni Antonelli.
Purtroppo per loro le cose non sono andate per il meglio: in quella occasione il Latisana ha rimediato un brusco 5-0 e non ho trovato traccia di ciò nella polverosa raccolta dei referti di Gigi (?).
Un'altra notiziola: la settimana seguente Pordenone avrebbe ospitato i giochi delle tre regioni, manifestazione giovanile che si disputa da molti anni tra le rappresentative del Friuli, Carinzia e Slovenia. L'organizzazione in quell'anno fu affidata alla San Marco.
Successivamente sarebbe ricominciata anche la D2, campionato al quale la San Marco partecipava con una formazione largamente rinnovata: accanto a Paolo Della Libera (anche lui oggi prepotentemente tornato alla ribalta) c'era una schiera di new entry: Giorgio Manzon, Michele Roder, Mauro Pagotto, Stefano Diana e Luigi Gasparini.
Torniamo ora al panorama nazionale solo per raccontarvi l'epilogo della mia collaborazione alla Fitet per i campionati di massima serie che avvenne proprio in quel periodo. Visto che vi ho già raccontato come andò, mi sembra giusto anche descrivere come finì.
Nell'estate 1993, dopo tutte le polemiche e gli infiniti problemi che si erano verificati nella scorsa stagione, dopo aver passato praticamente tutti i fine settimana e non solo quelli nel tentativo di rendicontare e commentare puntualmente i campionati di serie A maschili femminili e le coppe europee con risultati, classifiche, statistiche, rinvii, annessi e connessi, presi una decisione: la mia collaborazione spontanea e gratuita alla Fitet era terminata.
Non mi piaceva più, già da parecchio tempo non era più un hobby ma un'autentica scocciatura: avere quotidianamente a che fare con dirigenti rompipalle che facevano di tutto per ostacolare il lavoro, tener dietro ai continui rinvii, reclami, ricorsi, variazioni di campo e di orario e quant'altro era diventata un'impresa ogni giorno più ardua, al limite dell'impossibile.
Se proprio volevano ancora il mio aiuto, quindi, ora questo sarebbe stato a pagamento.
Scrissi pertanto una lettera al Presidente Bosi con cui allegavo una proposta di collaborazione con cui chiedevo per la stagione entrante una somma forfettaria di otto milioni di lire (lordi) quale corrispettivo di:
a) circa 100 ore di lavoro la domenica sera per la stesura di risultati, classifiche, invio alle redazioni giornalistiche nazionali;
b) altre 100 ore serali infrasettimanali per la stesura di tabellini, statistiche, messaggi vari, invio a società ed enti;
c) rimborso bolletta telefono e fax (alquanto salata visto il massiccio utilizzo):
d) redazione di un articolo mensile di commento ai campionati di serie A (maschili e femminili) sulla rivista federale.
Non so se fu una richiesta esosa da parte mia, ma fu ciò che mi sembrò giusto chiedere in quel momento a fronte di un impegno veramente molto gravoso e poco gratificante.
La risposta a questa proposta non mi fu mai data né da Bosi né da altri della Fitet. Non so se fu reputata esosa o meno.
Sta di fatto che io rappresentavo l'ultimo uomo della ex-Lega che aveva parecchio rotto le scatole a chi in giro per l'Italia pretendeva di farsi i campionati a proprio uso e consumo.
So anche che i miei articoli sulla rivista non erano stati ben accetti da parecchi in ambito federale (in particolare da quelli che proteggevano ed avallavano i comportamenti delle squadre che ad esempio schieravano gli n.c in serie A o addirittura facevano tesserare degli n.c. in loco solo per non fare le lunghe trasferte, ed altre simili piacevolezze...).
Quindi sicuramente c'erano persone in ambito federale che non vedevano l'ora che io lasciassi il disturbo.
E tutto sommato era un sentimento da me ricambiato, per cui questa interruzione non mi dispiacque affatto.
Però una risposta, almeno per educazione e rispetto nei miei confronti, anche se negativa, me la sarei aspettata.
E invece successe che dopo due anni di collaborazione gratuita ai massimi vertici del tennistavolo nazionale , uno per la Lega e uno per la Fitet , non fui ritenuto degno nemmeno di una risposta.
La risposta arrivò più tardi e solo indirettamente: nel settembre 1993 la Federazione mandò un avviso a tutte le società di serie A dicendo che i risultati dovevano da qual momento semplicemente comunicarli ad una segreteria telefonica.
Punto e stop.
A quel punto scrissi due lettere di "addio"; una alla Fitet dove scrissi tra l'altro: " lascio il campo ad altri con la coscienza tranquilla di aver fatto quanto del mio meglio nel più assoluto disinteresse personale.
Anche nei miei articoli ritengo di avere sempre descritto con fedeltà quanto di volta in volta avvenuto senza chiudere gli occhi davanti a molti episodi ben poco edificanti di cui sono stato involontario spettatore.
Forse, se colpa ho avuto, è stata quella di avere messo il cosiddetto dito sulla piaga, e di ciò non sono affatto pentito.
Continuo a credere che il nostro sport per crescere non ha bisogno di protezioni, intrallazzi, lobby, regionalismi più o meno esasperati.
Per fare il salto di qualità basterebbe un po' più di serietà, professionalità ed obiettività da parte di tutti".
La seconda lettera la scrissi alle società serie A maschili e femminili, dove avvisavo che da quel momento non mi avrebbero più avuto come interlocutore.
Molti mi diedero solidarietà e si dissero dispiaciuti.
Ma altri non li ho mai più visti e sentiti...
Fitet, Fitet, cara mamma ingrata Fitet...
"Te lo dico pianissimo: è un mio piccolo ciao
Sotto voce
Così nessuno capirà niente
E tu solamente capirai...
Fortissimo, te lo dico fortissimo..."
Nel 1962 inizia la parabola di una giovane e minuta cantante torinese soprannominata "pel di carota" per i capelli rossi, ma più conosciuta con il suo vero nome di Rita Pavone.
Del 1962 il suo primo successo "La partita di pallone" di Edoardo Vianello, che fece vendere 700.000 copie in pochi mesi.
Seguirono nello stesso anno "Come te non c'è nessuno" e "Alla mia età" (con il retro "Pel di carota" firmato da Ennio Morricone).
Già nel 1963 conquista il primo disco d'oro.
Quindi esplode il fenomeno "Cuore" (prima in Francia "Coeur") e poi in Italia 1 milione di copie in poco tempo.
E con il retro del 45 giri che era "Il ballo del mattone" fu un altro successo.
Ancora in quell'anno: "Non è facile avere 18 anni" e "Remember me" che ottiene successo fino in USA.
Nel 1964 la RAI ha la diabolica idea di mandare in onda nei pomeriggi uno sceneggiato in otto puntate per bambini (ancora in bianco e nero) ambientato in un collegio, tratto da un romanzo di inizio secolo di tale Luigi Bertelli, meglio noto come Vamba.
Il protagonista era un monello di nome Giannino Stoppani, ma tutti lo chiamavano Gian Burrasca e ne combinava di tutti i colori.
Indimenticabile la parte della direttrice signora Geltrude, alias Bice Valori, che camminava inginocchiata.
Gian Burrasca non era altri che Rita Pavone travestita da moccioso, la sigla era:
"Viva la pappa pappa
Col po po po po pomodoro
Viva la pappa pappa
Che è un capo po po po po polavoro...
Le musiche erano di Nino Rota e la regia di Lina Wertmuller.
Altri attori famosi erano Arnoldo Foà, Paolo Ferrari e Valeria Valeri. Il successo di questo sceneggiato fu travolgente, tant'è che l'ho rivisto negli anni successivi non meno di una decina di volte nelle sue tante repliche (e penso che con un po' di buona volontà si può trovare il modo di rivederlo ancor oggi in qualche canale satellitare dedicato ai revivals).
Nel 1965 Rita vince il Cantagiro con "Lui". Del 1967 fu la citata "Fortissimo" e "Datemi un martello". Del 1968 "Lettera a Pinocchio" con cui Rita continuava a viaggiare nel mondo dei bambini ben prima di Cristina D'Avena.
Finalmente anche lei arriva nel 1971 a dedicare alla nascente San Marco un album che conteneva canzoni che non sono rimaste famose ma dai titoli molto esplicativi: "Stai cone me", "Per te", "La vita" e "Everbody's talkin'".
Sentimentalmente Rita si è ben presto legata al suo scopritore Teddy Reno che sposa nel 1968 nonostante Teddy all'epoca fosse già sposato e avesse parecchi anni di più, il che fece un certo scalpore.
Nella opinione comune Rita Pavone dunque è legata alla canzone melodica anni 60 e alla canzone per bambini alla Gian Burrasca. E invece non è solo così.
Pochi sanno che Rita all'inizio si ispirò ai più grandi artisti del rock and roll d'oltreoceano quali Pat Boone, Bobby Darin, Paul Anka e naturalmente al grande Elvis the Pelvis.
E saltuariamente questa sua base di rocker saltò fuori ma solo in qualche sua rara esibizione in questa forma, e devo dire che a mio avviso avrebbe meritato molto più successo così...
torna
all'archivio amarcord
torna
agli articoli del mese