Luglio 1993. Al Comune di Pordenone, finita la tempesta di "tangentopoli" che mise ko buona parte dei vecchi politici nostrani, veniva eletto Sindaco Alfredo Pasini (Lega Nord) e Assessore allo Sport Daniele Del Bianco, già giocatore e dirigente di basket, il quale morirà prematuramente qualche anno dopo, e a lui infatti viene intitolato ogni anno un torneo memorial di basket.
Ho ripescato una letterina che inviai all'epoca al nuovo Sindaco, può essere interessante riportarne uno stralcio:
"Con la presente desideriamo manifestarvi le nostre più sentite felicitazioni per la vostra nomina e approfittiamo dell'occasione per darvi qualche cenno in merito alla nostra attività"...(segue una descrizione piuttosto dettagliata di chi siamo e cosa facciamo)..."nell'ultima stagione c'è stata un'impennata dei costi dovuta alla mancanza di un'idonea sponsorizzazione e ad un'impennata delle tasse federali, circa triplicate.
Riteniamo che oggi qualunque disciplina sportiva a Pordenone come in ogni altra città non possa prescindere dall'aiuto del mondo imprenditoriale per mezzo di sponsorizzazioni.
Si ricorda che in un non lontano passato nacque a Pordenone un'idea che poteva essere risolutiva per le sorti di tutto lo sport cittadino: la creazione di un "Pool Pordenone" composto dalle formazioni di punta di tutte le discipline sportive praticate in città, con una copertura sponsorizzatrice globale fornita dalla Zanussi e dalle maggiori banche sulla piazza. Purtroppo l'arroganza di pochi che non si misero d'accordo in una logica di spartizioni ben poco sportiva fece naufragare il progetto. Ora sarebbe veramente ora di rispolverarlo anche per dimostrare quella voglia di "nuovo" che anima in questo momento tutti noi...".
Belle parole, e belle idee, non è vero?
Peccato che a questa letterina (come in altre simili occasioni con altri interlocutori) non ebbi alcuna risposta, e così il "Pool Pordenone" continuò per l'avvenire a restare soltanto una fantasia.
Questa lettera comunque testimonia che allora come ora se si vuole avere qualcosa occorrerebbe essere introdotti nei salotti buoni ad avere i politici (che contano) dalla propria parte.
Non sempre però ci si riesce.
In realtà qualche soldino eravamo comunque riusciti a racimolarlo dopo una ennesima stagione di stenti, ma eravamo sempre al limite della sopravvivenza. Tra l'altro era il periodo in cui anche il costo delle palestre (e anche della nostra amata sala in Ex Fiera) subì una forte impennata, dopo molti anni di quasi gratuità.
Finito il campionato di B2 92/93 con il terzo posto descritto in precedenza, iniziavano come ogni stagione le grandi manovre per la stagione successiva 93/94.
Non mi ricordo come fu, ma sta di fatto che ricevei in quei giorni una telefonata dal mio amico Luca Urizio che molto probabilmente si era nuovamente stufato di dove era (forse San Donà?) e mi diede la sua disponibilità a tornare a Pordenone per la terza volta.
Ricordo che Luca era stato con noi tre anni in B1 (86/87 - 87/88 - 88/89 -) , poi ci lasciò e tornò il primo anno di A1 90/91.
Insieme a Luca si rifece vivo anche Lucio Saltarini: il "furlan" invece aveva fatto con noi la A2 89/90 e la A1 90/91 come riserva.
La possibilità di tornare ad avere i due "ex" Luca e Lucio e quindi disporre di una formazione competitiva che potesse tornare subito in B1 fu un'attrattiva troppo forte per lasciarla scappare.
Luca nelle sue parentesi a Pordenone aveva lasciato degli ottimi ricordi a tutti, sia per il gioco spumeggiante, ma anche per l'amicizia e per il carattere aperto che aveva. Inoltre la presenza di Luca ci avrebbe dato quel tocco di spettacolarità in più che purtroppo ultimamente mancava e che piaceva tanto agli spettatori (nell'ultima stagione decisamente diminuiti).
Con il Presidente Sergio Chiarotto e Renato Borin cercammo dunque di imbastire rapidamente un arduo piano finanziario per coprire le spese e ci lanciammo velocemente verso la nuova avventura...
Dopo una breve sosta dunque la nave ripartiva...
Dell'anno precedente confermammo Paolo Mian, mentre il "mulo" Cosciani se ne tornò a casa sua.
Completavano la squadra Stefano Val e Oscar Dal Fabbro, anche se con i due big in squadra probabilmente non avrebbero avuto modo di giocare troppo.
Panorama nazionale. Come vi ho detto nel 1993 scrissi e mi pubblicarono sulla rivista mensile federale diversi articoli sui massimi campionati, ma ne ho tenuti soltanto un paio, il resto l'ho buttato o cancellato, forse perchè si tratta di un periodo che nei miei ricordi considero molto negativamente.
Vi riporto uno stralcio dell'ultimo articolo, quello dove si commentava la fine dei campionati 1992/93:
"Libertas Alfaterna di Nocera (Salerno) e Coccaglio (Brescia): ecco i due nomi corrispondenti alle formazioni Campioni d'Italia 1992-93.
Anche quest'anno sul gradino più alto del podio salgono due rappresentanti di cittadine non molto grandi sotto un profilo geo-politico, ma che costituiscono ed inverano quel sano tessuto di società che proprio in quanto si trovano in piccoli centri riescono a dare il meglio nella nostra disciplina (.).
Serie A1 maschile: il tanto atteso spareggio tra Alfaterna e Ferentino ha sovvertito completamente i pronostici della vigilia, infatti quasi nessuno avrebbe scommesso sui tre punti di Max Mondello dell'Alfaterna che hanno portato lo scudetto ai campani.
Ciò che ha fatto la differenza probabilmente è stata la determinazione, infatti il Ferentino è arrivato a questo decisivo appuntamento con Nannoni reduce da un'infezione a un piede e Di Napoli alle prese con problemi scolastici. Invece Mondello, Silveri e Sun Ling hanno palesato una grinta e una voglia di vincere veramente eccezionale.
Serie A femminile: Il Coccaglio si riconferma al vertice ma lo fa nel modo peggiore, cioè vincendo a tavolino. Infatti il Giudice Unico non ha riconosciuto la causa di forza maggiore nella mancata presentazione del Vittoria Ragusa nel ritorno della finale-scudetto. (ndr Il Ragusa del presidente Quartarone non era nuovo a dichiarare incidenti automobilistici che rendevano impossibilitate le sue squadre a partecipare ad incontri lontani).
Ora la FITET , come scrive anche la Gazzetta dello Sport, dovrà spiegare perché, dopo avere in passato ripetutamente concesso la causa di forza maggiore in occasione degli incidenti automobilistici di Quartarone (quattro in un anno), ora invece non intende più prestarvi fede.
In verità è un po' difficile per chiunque ritenere che sia in buona fede una persona che è protagonista oltre che delle scene pongistiche anche del Bollettino dei Protesti per centinaia di milioni di lire per cambiali ed assegni impagati, e che utilizza il modulario ACI degli incidenti stradali con la stessa disinvoltura di un abbonamento dell'autobus.
Nei regolamenti federali nessuno si è mai preoccupato di stilare un meticoloso elenco di cosa può essere considerato "forza maggiore" e cosa no (la Lega aveva a suo tempo formulato proposte che sono rimaste inascoltate), così ora non è difficile immaginare una lunga sequela di ricorsi e controricorsi. Già una volta in passato lo scudetto femminile era stato assegnato dalla CAF a tavolino e non vorremmo rivedere un bis (.).
Playout maschili: il Fiuggi ha disputato i suoi incontri casalinghi con tavoli e palline che hanno un codice diverso rispetto a quello dichiarato ad inizio torneo. Il regolamento dice che in questi casi scatta la sconfitta a tavolino e un punto di penalità per ogni incontro.
Il CUS Messina, interessato alla cosa per motivi di retrocessione, ha inoltrato un reclamo. Sta di fatto che nei referti arbitrali il "fattaccio" non compare, e su questo punto si è innestata una lunga serie di ricorsi, controricorsi e rinvii ai vari organi giudicanti federali per dirimere la controversia.
Con il risultato che i playout sono ancora al nastro di partenza, e di ciò non saranno felici gli atleti e i dirigenti di Lecce, Cagliari e Latina, coinvolte nei playout, squadre costrette ad attendere di settimana in settimana la conclusione di questo tribolatissimo campionato.
La cosa veramente inspiegabile è il "non decisionismo" degli organi giudicanti federali.
E' così impossibile accertare come si sono svolti i fatti e deliberare le eventuali sanzioni in due gradi di giudizio entro un intervallo di tempo accettabile (una settimana - dieci giorni) senza perdere così le date previste in calendario?
Evidentemente questo è un campo dove bisogna ancora crescere, speriamo di riuscirci quanto prima..."
Da questi due ultimi esempi da me citati nell'articolo ci si può rendere conto di che cosa erano diventati i campionati di massima serie gestiti solo dalla Federazione senza la Lega: un caos dove proliferavano gli illeciti, i reclami, le scorrettezze di vario genere.
I rinvii e gli spostamenti degli incontri erano all'ordine del giorno. In una giornata il numero degli incontri non giocati (per svariati motivi) superò spesso il numero di quelli giocati.
Come avrete notato questi miei articoli furono piuttosto caustici in quanto non era mia intenzione chiudere gli occhi davanti a queste schifezze, anche in quanto rappresentavo in qualche modo la ex-Lega, fautrice invece di Campionati di serie A seri e di alto profilo.
Ero comunque consapevole che il mio tempo in questa pseudo-collaborazione con la Fitet era ormai vicino al termine.
Una citazione anche per la Fortitudo Bologna dove era ritornato a giocare Gionata Poli.
Gionata ha confermato i pregi e i difetti che aveva messo in mostra la stagione precedente a Pordenone, in primis la discontinuità di rendimento. Se ci aggiungiamo un cinese bravino ma non dei migliori (Zhao Bo) e due onesti pedalatori della racchetta quali Rossi e Baroncelli, ecco che la retrocessione in A2 del Bologna è apparsa ben presto quasi inevitabile.
Le altre retrocesse in A2 furono la Regaldi Novara di Silvio Pero e il Castiglione Ravenna di Bongini.
In A femminile retrocedevano Messina, Bolzano, Genova e Scordia, le ultime due giocavano sempre con due n.c., tanto per confermare la tesi già espressa su come certe squadre concepivano la partecipazione alla serie A.
Campionati seri e di alto profilo? Cento illusioni...
"Una chitarra cento illusioni, e tu negli occhi miei..."
Nei giorni scorsi ci ha lasciato Beniamino Reitano, detto Mino.
Nato in Calabria da famiglia povera, Mino va in Germania in cerca di successo e pari si sia esibito ad Amburgo insieme ai Beatles (notizia però mai confermata).
Il primo disco è del 1967 "Non prego per me" di Mogol/Battisti con cui va a Sanremo in coppia con The Hollies, il gruppo di Graham Nash.
I primi veri successi sono del 1968: "Avevo un cuore che ti amava tanto" e la citata "Una chitarra cento illusioni". Nel 1969 "Meglio una sera piangere da solo".
Nel 1970 "un uomo e una valigia".
Come il resto del mondo anche lui subisce lo shock derivante dalla nascita della San Marco, alla quale dedica ben tre canzoni: "Era il tempo delle more" (forse riferita a Brown Girl) , "Apri le tue braccia e abbraccia il mondo" (forse riferita a Fine Life o Little Wells) e "Una ferita in fondo al cuore" (forse riferita ai crimini di Broken Gasp).
Nel 1972 "Stasera non si ride e non si balla" (forse riferita a Greens Kizzy), e quindi tante altre che però quasi mai divennero dei veri successi. Da citare la eccessivamente patriottica "Italia" (Sanremo 1988).
Nonostante il lutto devo dire la verità su ciò che penso: Mino Reitano non mi è mai piaciuto, né per la voce, né per i testi, né per la musica.
Vedendolo in televisione ho sempre pensato che avrebbe avuto bisogno innanzitutto di un buon dentista. Troppo legato alla trita canzonetta melodica all'italiana.
Però di lui apprezzo l'entusiasmo che ci metteva nelle sue esibizioni, che sembrava sincero.
E poi negli ultimi anni deve avere ascoltato i miei pensieri, perché anche la dentatura, e quindi i sorrisi, apparivano decisamente migliori...
Ciao Mino!
torna
all'archivio amarcord
torna
agli articoli del mese