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Amarcord - 117^ puntata

Questa puntata è dedicata ai racconti in merito allo svolgimento di tre assemblee che si svolsero nel 1992 tra giugno e settembre e che mi videro in qualche modo protagonista.
Iniziamo con la prima, giugno 1992. Per la prima (e unica) volta viene svolta un'assemblea regionale della FITeT a Pordenone per il rinnovo delle cariche.
Fu un'assemblea "bulgara". Infatti l'unico candidato alla presidenza era il Presidente uscente, il triestino Adriano Piani.
Per l'occasione venne a Pordenone il Presidente nazionale Stefano Bosi. Per qualche ignota ragione io fui designato quale segretario di tale assemblea.
Era presente il presidente provinciale del Coni , il mitico prof. Cadin (quello che negli anni 70 dispensava panini e coca-cola per i Giochi della Gioventù). C'era anche il nostro commissario provinciale FITeT di Pordenone che da qualche anno su mia proposta era Paolo Roncoletta, giornalista RAI e di alcuni quotidiani locali, simpatica persona, anche se negli anni non fece granchè oltre a qualche estemporanea presenza.
Piani lesse una stentata relazione programmatica con una non troppo lunga lista di buone intenzioni (cercheremo... speriamo di fare... ci impegneremo...).
Il risultato bulgaro dunque fu che Piani fu eletto con 267 voti su 267.
Eletti consiglieri (ovviamente bulgari anche loro) Roberto Milic, Giuseppe Zorzi, Eduardo Della Volpe, Claudio Reggente, Renzo Salustri, Alexander Cergol.

Anche la Lega delle società di Serie A aveva indetto la propria Assemblea per il 26 luglio 1992 presso il Centro Federale di Fiuggi. Si sapeva che sarebbe stata un'assemblea infuocata a causa di tutte le polemiche emerse in quella stagione (tanti incontri rinviati, pesante ingerenza della FITeT sull'attività della Lega, presenza di società- fantasma, società morose...).
Purtroppo all'Assemblea diede forfait all'ultimo momento per problemi di salute il Presidente Claudio Eccardi. Dall' Assemblea erano state escluse le società "morose" (quelle che non avevano pagato la quota d'iscrizione, e in questa situazione ce n'era più di qualcuna). Pare poi che qualcuno in ambiente federale avesse fatto qualche giorno prima dell'Assemblea telefonate ai presidenti delle società di serie A cercando di dissuaderle dal partecipare allo scopo di far appositamente naufragare l'assemblea (infatti mancavano tra gli altri i due vicepresidenti Merenda e Palumbo).
E così il risultato fu di un'Assemblea per pochi intimi. Venne in Assemblea il Presidente federale Bosi che fece elogi alla Lega per la gestione dei campionati ma anche delle spiacevoli critiche ad Eccardi (assente) per il mancato reperimento di sponsor.
Qualcuno (mi sembra il milanese Vigano) gli obiettò che era difficile reperire sponsor di rilievo nazionale per dei campionati che venivano continuamente manomessi dalla FITeT con continui rinvii ed interruzioni e dando la possibilità di partecipare anche a n.c. con la conseguenza di spettacoli di basso livello e quindi di non poter avere un "prodotto" vendibile con successo.
E così questa assemblea finì in un nulla di fatto, il che a molti però non andò a genio.
Successivamente quindi successe che Claudio Eccardi ed altri Presidenti di società di serie A, ai quali i fatti di Fiuggi non erano proprio andati giù, vollero candidarmi a Consigliere Federale in occasione dell'Assemblea nazionale FITeT che si sarebbe tenuta a Roma il 19-20 settembre prossimi. Dicevano che la Lega aveva assolutamente bisogno di essere rappresentata in Consiglio federale, e io ero secondo loro la persona giusta per poterlo fare, visto anche l'encomiabile lavoro che avevo svolto per la Lega nella passata stagione che tutti mi riconobbero...
E così mi ritrovai a settembre all'Hotel Ergife di Roma nelle insolite vesti di candidato al consiglio nazionale FITeT. Peccato che Bosi avesse chiaramente fatto sapere qualche settimana prima che far eleggere un rappresentante della Lega in consiglio federale era una cosa che non gli interessava proprio. Tra l'altro non solo il Friuli Venezia Giulia ma addirittura tutto il triveneto non era rappresentato dai consiglieri proposti da Bosi , il quale aveva le sue maggiori enclavi votaiole in Sicilia, Liguria e Toscana. A lui interessava avere i suoi uomini ai posti giusti, nel quadro del mantenimento dell'establishment esistente.
In quella occasione egli ritenne che né la Lega di serie A né il triveneto intero fossero degni di avere un rappresentante in consiglio federale.
Qualche settimana prima avevo fatto un giro di incontri e telefonate con le società del Friuli Venezia Giulia e quasi tutte mi diedero a parole il loro appoggio.
Alla vigilia dell'Assemblea scoprii invece che "qualcuno" aveva poi fatto delle contro-telefonate che avevano indotto le società a cambiare idea e a dare le proprie deleghe agli uomini di Bosi. Comunque fosse oramai ero in ballo e bisognava ballare.
E quindi il 19 settembre andai a Roma in Assemblea all'Hotel Ergife (un mega-hotel dotato di centro congressi che però non valeva le quattro stelle che aveva e tantomeno il prezzo della camera) a vedere come stavano le cose.
Feci anche un intervento in assemblea che riscosse un certo numero di applausi e di strette di mano. Alla fine della lunga maratona assembleare presi 2.207 voti arrivando quattordicesimo (venivano eletti i primi 10), di cui un migliaio dalla Lombardia dove mi ero conquistato molti amici.
Non mi diede più di tanto fastidio il fatto di non essere stato eletto, visto che in queste cose i grattacapi e i rompimenti superano di gran lunga le gratificazioni, sia morali che materiali.
La cosa più avvilente fu scoprire che l'Assemblea federale non è il posto per discutere ciò che interessa alla vita del nostro sport (uno penserebbe che si parli di programmi, obiettivi, strategie ecc.), invece nulla di tutto ciò.
L'assemblea è solo il luogo dove si va a ratificare ciò che pochi eletti hanno già deciso in precedenza nelle segrete stanze, nulla di più.
Però è una minestra lunga, molto lunga.
Intanto ti sobbarchi un viaggio piuttosto lungo e faticoso, con spese di viaggio, vitto ed alloggio che nessuno ti paga. Poi i meccanismi elettorali, lunghi e farraginosi. Pensate che la proclamazione degli eletti è arrivata alle 5 della domenica mattina dopo una notte intera dedicata al conteggio dei voti.
Stefano Bosi era diventato Presidente della FITeT due anni prima promettendo dialogo e democrazia dopo presidenti che da questo punto di vista furono ancora più insensibili (Vito Penna e Cesare Sagrestani).
Bosi doveva essere il rinnovamento, invece si stava comportando come e peggio dei suoi predecessori.
Il Presidente fa quadrato intorno al suo consiglio difendendo persone che non combinano molto ma che quando c'è da decidere alzano la mano a favore delle sue proposte. Chi esprime altre idee regolarmente non è benvisto.
I Comitati regionali vengono abilmente modellati ad immagine e somiglianza del consiglio federale. Non si dà spazio ad istanze più che motivate e legittime (come furono quelle della Lega). Questo era il modello della anti-democrazia made-in-Fitet...
E dunque con questi pensieri in testa me ne tornai malinconicamente a casa dall'Assemblea romana, ripromettendo a me stesso che non avrei dovuto più perdere tempo in simili sciocchezze...
E invece qualche anno più tardi ci cascai nuovamente... ma questo è un altro discorso su cui mi toccherà tornare più avanti...
Nel settembre del 1992 invece la San Marco raccolse i cocci dei sue due anni di serie A e riprese il suo cammino in vista del campionato di B2 al quale si era iscritta.
Si andò tanto per iniziare a fare un'amichevole in quel di Nova Gorica, dai nostri amici sloveni.
Sulla inedita distanza delle 13 partite (12 singolari e 1 doppio) i nostri Val, Cosciani e Mian prevalsero per 8-5, una piccola luce si accese nel tunnel.
Sabato 26 settembre ci fu la presentazione della squadra con il tradizionale torneo "master" all'Ex Fiera, e il 4 ottobre si sarebbe ricominciato con il primo impegno di B2 a Gorizia a casa Azzurra. Questo campionato aveva un lotto di squadre che non era affatto male: oltre all'Azzurra avremmo incrociato le racchette con Este, Ferrara, Castelfranco Veneto, Rovigo, Bolzano e Termeno.
La prima accedeva ai play-offs per la promozione, l'ultima retrocedeva, la penultima andava ai play-out.
La San Marco partiva dichiaratamente con l'obiettivo della salvezza.
Alla partenza anche la serie D2 guidata da Renato Borin, nel girone Selena Udine Est, Rangers, Cus Udine, Latisana e Gatto Nero Udine.
Eravamo di nuovo in cammino, la nostra storia continuava...

"Camminare, perché?
Per andare da chi non sa niente di me
Io sono nato qui..
Vivo tra quelli che vivono in me...
HAUM HAUM HAUM..."

Questi erano i Delirium, gruppo semi-progressivo genovese formatosi nel 1970 con Ivano Fossati, Mimmo Di Martino, Marcello Reale, Peppino di Santo e Ettore Vigo.
Nel 1970, sapendo della prossima nascita della San Marco compongono il loro famoso "Canto di Osanna", nel 1971 esce l'album "Dolce Acqua" dove per festeggiare le imprese dei nostri pionieri Fossati usa magistralmente il suo flauto con grandi assoli sullo stile dei Jethro Tull.
Nel 1972 vanno a Sanremo e spopolano con:
"Mille volti come sabbia nel deserto
Mille voci come onde in mare aperto
Terza strada sta sfiorando i grattacieli
Quinta strada sta voltando verso il sole... JESAHEL ( 4 volte)"

Cui segue il citato "Haum".
Quindi Fossati esce dai Delirium e continua la sua carriera solista, ma specialmente di collaborazioni con altri famosi big quali Mina, Patty Pravo, Mia Martini, Dalida, Fiorella Mannoia, Anna Oxa, Fabrizio De Andrè ed altri.
Di lui ci si ricorda anche "La casa del serpente" nel 1977 e "La mia banda suona il rock" nel 1979, pezzi tutt'altro che disprezzabili.
Ivano Fossati è a tutt'oggi attivo e mi pare che sia da poco uscito un suo nuovo CD.
I Delirium invece sono risorti nel 2003 (anche se nessuno o quasi se n'è accorto) e pare vi siano ora ben due band che si stanno contendendo il nome...





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