Prima di continuare la nostra storia parlando di Dimitri Levenko, farei con il vostro permesso una breve pausa per darvi conto dello spettacolo che c'è stato a Pordenone lunedì scorso in Piazza XX Settembre, il Festivalshow, un specie di Festivalbar in tono minore.
Dal momento che erano in programma ben 4 esibizioni amarcord di peso non potevo non andare ad assistere anche se sotto la pioggia (a differenza degli occhi le mie orecchie sembrano ancora per ora funzionare).
Ebbene: 1) Alan Sorrenti. E' rimasto tale e quale, con la sua antipatica voce in falsetto, ha cantato i suoi triti successi commerciali (Figli delle stelle, Tu sei l'unica donna per me, Non so che darei) da cui non si è più schiodato, neanche di una nota. E dire che il suo album del 1972 "Aria" aveva lasciato sperare ben altro. Voto 4.
2) Al Banano (pardon Al Bano) E' sempre il solito, con la sua eterna gambetta nervosamente oscillante al ritmo delle sue canzoni ultra-melodiche che non avevano nulla a che vedere con il resto dello spettacolo, ricco invece di molti giovani con tutt'altro sound. E poi quando si è trattato di fare "Felicità" ha osato mettere un'insulsa corista al posto di Romina. (N.B. Il rifacimento goliardico di "Felicità" mi è già stato censurato una volta e non tento di ripeterlo, ma se qualcuno me lo chiede sarò lieto di fornirglielo privatamente.) Alla fine siccome pioveva a dirotto ha intonato la recentissima "Piove" ("ciao ciao bambina, un bacio ancora..." di Modugno, Sanremo 1959) per essere osannato dalle vecchiette. Voto 4,5. Il mezzo voto in più è solo perché alla fine qualche goccia di pioggia se l'è presa anche lui per salutare le ottuagenarie fans.
3) Iva Zanicchi. Nonostante i suoi 68 anni ha sfoderato due esibizioni di pregio: "Come ti vorrei" e "Testarda tu". Mentre su "Zingara" lasciamo perdere (anche qui però ci sarebbe un rifacimento interessante quanto censurabile...). E dunque mi ha convinto a dedicarle la puntata, e quindi la rimandiamo a più oltre. Voto 7.
4) Dik Dik. Voto zero poiché non si sono presentati. Lallo, cha pacchi tiri? L'oscar della serata a mio avviso è da attribuirsi a Sir Oliver Skardy, alias Gaetano Scardicchio (ex leader dei veneziani Pitura Freska). Oliver ha tirato fuori un pezzo del tardo Gaber "Destra sinistra" riarrangiato in chiave reggae e dialetto veneziano che ha fatto spellare le mani dagli applausi. Voto 10.
Sponsorizzava il tutto Radio Birikina, radio che mi dà spesso ottimi spunti per le mie digressioni musicali amarcord (forse molti lo sospettavano...).
Vi dico anche che la settimana scorsa a Carlino (paesino della bassa udinese) c'erano i Camaleonti che mi hanno fatto malinconia. Tonino, ingrigito e incartapecorito, quando si è dovuto alzare dalla sedia per cantare "Eternità" sembrava dire: "basta, lasciatemi in pace, è quarant'anni che la canto tutte le sere...".
E così lasciamo l'amarcord musicale per tornare a quello pongistico, con il nostro Dimitri Levenko, su cui non abbiamo detto ancora molto. Finiti i fasti delle presentazioni e dei titoli sui giornali dell'estate 1991, con l'autunno si inziò con il Campionato a fare sul serio.
Intanto diciamo che ci fu una famiglia che praticamente lo adottò.
Si tratta di quella di Renato Borin, già pioniere del San Lorenzo con Gianni, Gigi e soci negli anni settanta, mio fido collaboratore all'epoca. Renato e la moglie Rita lo presero praticamente in casa (avevano una stanza libera, mi pare dalla suocera) evitando il ricorso ad hotel e/o appartamento.
In questo modo Dimitri si potè dedicare alla palestra a tempo pieno tutta la settimana, e molto velocemente questa si riempì di giovani virgulti desiderosi di apprendere le sacre arti.
In effetti si scoprì ben presto che Dimitri era probabilmente più efficace come allenatore che come giocatore, dove lasciava invece ancora qualche perplessità. Io lo ho accompagnato ogni tanto nel tempo libero a vedere qualcosa di Pordenone e zone limitrofe. Una volta ricordo che lo ho portato a fare la spesa al supermercato dove si è comprato le scarpe nuove e ammenicoli vari, tra cui un collant nero da donna (fortunatamente non era per lui ma lo voleva assolutamente portare a casa perché là pareva che non esistessero).
Ci fu però un peccato originale commesso insieme da noi e da lui che fu la fonte di grossi problemi nei mesi a seguire. Dimitri entrò in Italia via treno da Kiev con un semplice visto turistico che aveva una durata limitata (mi pare un mese).
Tutti sottovalutammo questo aspetto. Invece quando si trattò di andare a chiedere in Questura la proroga e/o il cambio di questo visto iniziarono i guai.
Infatti ci vennero sollevate mille difficoltà, Dimitri avrebbe dovuto tornare a casa sua e tornare poi in Italia con altro visto, ma senza la sicurezza di riaverlo, e con molto dispendio di tempo e denaro.
N.B. Erano ancora i tempi della "guerra fredda", lui era ancora considerato cittadino sovietico, gli extracomunitari erano ancora un fatto rarissimo, per cui tutti lo vedevano con sospetto, qualcuno forse pensava che potesse essere una spia del KGB infiltrata nei pressi della Base USA di Aviano?
Anche il nostro Presidente Sergio Chiarotto si mise di buzzo buono per sistemare la faccenda (e lui di gente ne conosceva) in qualche modo, ma senza alcun esito positivo.
Dimitri dunque verso il mese di ottobre, a campionato iniziato, ebbe il permesso di soggiorno scaduto, ma ancora noi pensavamo che non sarebbe successo nulla di male...e invece...
Inizia il Campionato di A1 1991-92 il 14 settembre, ore 18.00, Ex Fiera, primo impegno in casa con l'Alfaterna, squadra campana del giovane Mondello, futuro pluricampione italiano.
Non ho il tabellino ma finì piuttosto male (credo 1-5), gli ospiti avevano anche Silveri e un cinese molto forte.
Il 21 settembre prima trasferta a Latina (qui andammo in macchina) dove incontrammo due ragazzi giovani molto forti, Nuvola e Marzocchi, oltre al cinese Huang Liang che avevamo già conosciuto da qualche altra parte, e le buscammo mi pare con un 5-2.
Terzo incontro il 29 settembre a Siracusa; a differenza dell'anno prima io non accompagnai la squadra (andarono in aereo)e non me la ricordo, ma dovrebbe essere una terza sconfitta di misura, 5-3 forse (il Siracusa si era rafforzato con un cinese e Morgante).
La quarta, quinta e sesta giornata erano incontri impossibili con Livorno, Ferentino e Cagliari, sconfitte certe.
Certo che come inizio di campionato fu un mezzo disastro. In particolare quello che "girava" meno era Gionata: gli scontri diretti con i suoi pari categoria (Silveri, Morgante, Marzocchi e Nuvola) se non sbaglio li perse tutti, e con i cinesi né lui né Dimitri fecero mai punti.
Dimitri fece qualche punto (due o tre non di più) e Davide poco o nulla (forse un punto).
Gionata in quel periodo non era proprio incisivo, molto nervoso, falloso, ed ebbi la netta sensazione di aver preso dal mio amico Andriani il classico bidone.
Dimitri era sempre un po' triste, malinconico, soffriva forse di nostalgia di casa, di solitudine...
"La mia solitudine sei tu
La mia rabbia vera sei sempre tu
Ora non mi chiedere perché
Se a testa bassa vado via
Per ripicca senza te...."
E con questa "testarda io" del 1974 riproposta lunedì scorso in piazza a Pordenone siamo arrivati anche a Iva Zanicchi.
Questo brano di Roberto Carlos fu inserito nel film "Gruppo di famiglia in un interno" del regista Luchino Visconti, sempre del 1974, proprio in una scena alquanto pruriginosa, me lo ricordo bene perché era un film molto trasgressivo come piace a me, con tre attori eccezionali: Burt Lancaster (il vecchio professore), Helmut Berger ( Konrad, l'amante di Bianca) e Silvana Mangano (Bianca); si trattava del ritratto di personaggi borghesi e corrotti, uno degli ultimi film di Visconti che morirà poco dopo.
Se vi capita di trovarlo in qualche canale secondario, magari nottetempo, non perdetevelo.
Iva, soprannominata "aquila di Ligonchio" invece inizia ben prima, nel lontanissimo 1961, primo disco nel 1963 "Zero in amore", primo successo nel 1964 e fu proprio "Come ti vorrei" cantata lunedì scorso, era la traduzione di un blues di Solomon Burke "Cry to me" bellissima anche 44 anni dopo.
Nel 1966 "La notte dell'addio", nel 1967 vince Sanremo con Claudio Villa in "Non pensare a me", nel 1968 "Per vivere", nel 1969 vince la seconda volta a Sanremo con Bobby Solo "Zingara", nel 1970 "L'arca di noè" con Sergio Endrigo e "Un fiume amaro" del greco Theodorakis. E siamo al nostro 1971. in cui saluta la nostra nascita con ben tre canzoni di pregio: "Ed io tra di voi" di Aznavour, "La riva bianca la riva nera" , inno pacifista che faceva " signor capitano si fermi qui, sono tanto stanco mi fermo si" e "Coraggio e paura".
Nel 1973 va addirittura ad esibirsi al Madison di New York (ben pochi cantanti italiani ci sono riusciti).
Nel 1974 terza vittoria a Sanremo con "Ciao cara come stai" e la citata "Testarda io". E poi tante altre.
Molto più anticonformista di tante giovincelle che sculettano oggigiorno sui palcoscenici, Iva ebbe anche il coraggio di posare senza veli su Playboy molti anni prima dei...calendari (e anche questa cosa la ricordo abbastanza bene perché aveva un paio di attributi anteriori per niente male) e di rifarsi il naso decisamente aquilino. E poi anche tante altre cose, dalla conduzione di programmi televisivi ad attività politica (mi pare ora sia europarlamentare).
Sicuramente personaggio poliedrico e non scontato, un'artista vera insomma, anche se molto popolare e la musica non troppo sofisticata.
E la San Marco "testarda io" riprende il suo cammino, si stava avvicinando la fatidica data del 4 ottobre con il terribile incontro di Coppa europea...
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