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Amarcord - 103^ puntata

Una puntata estiva per i fedeli lettori di questa rubrica, per non perdere le buone abitudini (io di scrivere, voi di leggere) nonostante un brutto fastidio agli occhi che mi è capitato da un mese circa letteralmente tra capo e collo (la causa però non sono gli occhi, ma qualche strana complicazione insorta tra nervi e arterie accaduta misteriosamente dentro la capoccia) e ciò mi limita tra le varie cose anche la possibilità di stare al video se non per poco tempo. E vabbè, che ci posso fare, in attesa di un probabile intervento, faccio come sempre...quello che si può.

Ci eravamo lasciati con quella intensissima estate del 1991 in cui entrò nella famiglia della San Marco Dimitri Levenko di Kiev al posto di Bojan Pavic di Lubiana, e con il secondo addio di Luca Urizio (ma niente paura Luca tornerà ancora di nuovo più avanti).
Vi dico subito che della stagione 1991-92 si è salvato un solo referto, quindi dovremo necessariamente andare via abbastanza velocemente. Per fortuna si è salvato un fascicoletto che fece fare il Presidente della Lega di serie A Claudio Eccardi al direttore della rivista della FITET dell’epoca, il giornalista emiliano Giorgio Di Primio.
Nel fascicoletto c’è il calendario ed una breve presentazione delle 10 squadre che dovevano contendersi il titolo di Campione d’Italia 1991-1992.
In questo fascicoletto nella presentazione dei campioonati Eccardi dice testualmente: “ tutta l’attività della Lega si svilupperà con la piena collaborazione, per non dire simbiosi, con la presidenza federale (di Bosi) e con tutte le altre strutture della Fitet...”.
Peccato che poi i fatti si svolgeranno in modo diametralmente opposto a queste pie illusioni...ma di questo ne parleremo più oltre.
Dunque, dicevamo, ecco le 10 formazioni al via della nuova serie A1 maschile 1991-92:
Ferentino, campione d’Italia in carica, ancora con Lorenzo Nannoni e Gennaro di Napoli oltre al cinese Sun Ling.
Olitecnica Cagliari, seconda l’anno prima, anche questa con la stessa formazione: il mito Massimo Costantini, accompagnato da Walter De Giorni e dal cinese Yang Min (che come sappiamo ora è italianizzato, gioca in nazionale e viene chiamato familiarmente Yango).
Tripcovich Livorno (la squadra di Eccardi che dalla natia Trieste si era portato dietro lo sponsor, la Tripcovich appunto, che mi pare fosse una compagnia navale triestina) con il bulgaro Ivan Stojanov, Giovanni Bisi e Luca Ricci.
Libertas Alfaterna. Questa è nuova, promossa dalla A2 del sud, ma si era ben equipaggiata con l’astro nascente Massimiliano Mondello (che all’epoca mi sembra avesse solo 17 anni) accompagnato dall’esperto Alessio Silveri e dal forte cinese Yan Xiao Peng.
Parma Padania Uno. Anche il Parma era neopromossa, e poteva contare su una nostra vecchia conoscenza, il fortissimo sloveno Joze Uhr (da noi ribattezzato “il terribile Hurk” e che ora collabora con lo staff tecnico della nostra nazionale), e poi Renato Appolloni, altro mostro sacro degli anni 70-80 e Stefano Lama.
Libertas Siracusa. Con Marcello Mondello (fratello maggiore di Massimiliano ma molto meno dotato di lui ), Antonio Morgante e il cinese Shi Zhongwei.
Cus Messina, ancora con il nigeriano Fatai Adeyamo, Arcigli e Puglisi come l’anno prima.
Latina, altra neopromossa, con un altro cinese, Huang Liang e i giovani Federico Marzocchi e Pietro Nuvola.
Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), altra squadra neopromossa, ma nessuno si ricorda di averla vista in A2, e addirittura iscritta alla Coppa ETTU Nancy Evans con giocatori del tutto sconosciuti, tali Antonino Chillemi, Carmelo Romano, Antonio Genovese e un cinese (sconosciuto anche lui) di nome Wang Hong Liang. Misteri siciliani.
Ed ecco la decima squadra (last but not least direbbero gli inglesi): San Marco Pordenone, al secondo anno nella massima serie, dunque con Dimitri Levenko e Davide Infantolino, ma manca il terzo nome...il sostituto di Luca Urizio.
Chi sarà, forse dovreste già saperlo, ma lo lasciamo per la prossima puntata.
Di sicuro, a parte il Barcellona Pozzo di Gotto, il lotto delle squadre pareva molto forte, direi sicuramente anche più forte del precedente anno. Sarebbe stata dunque un’altra stagione da condurre con lo strenuo obiettivo della salvezza, che si annunciava tutt’altro che facile, un’altra stagione di aspri combattimenti a...pugni chiusi...

“Pugni chiusi
Per tutto e per sempre
In me c’è la notte
La notte più nera
Occhi, occhi spenti (ora i miei)
Sul buio del mondo
Per chi è di pietra come me….”

Era la voce inconfondibile di Demetrio Stratos che nel 1967 guidava i “Ribelli” e portò al Cantagiro questo pezzo, che rimarrà poi famoso come inno alla trasgressività.
Ricordo che alla tenera età di 10 anni lo vidi in televisione (rigorosamente in bianco e nero) e ne rimasi affascinato, mentre mia nonna vedendo la folta chioma e gli atteggiamenti estremi da “ribelle” di Demetrio esclamò schifata: “che roba, che roba !”.

La storia dei “Ribelli”parte da molto lontano, addirittura dal 1959 quando Celentano mise insieme Gianni Dall’Aglio alla batteria, Enzo Jannacci (si, proprio lui) alle tastiere, Gino Santercole alla chitarra, Dino al basso e Giorgio Benacchio alla chitarra.
Del 1960 i primi dischi: “ribelli in blues” e “la camicia blu”, e poi ancora “Enrico VIII”, “200 all’ora”, “alle nove al bar”, tutte canzoncine molto soft.
Poi entrano nel clan di Adriano, e incidono “chi sarà la ragazza del clan” che fu la prima furbata di Adriano (si trattava di Milena Cantù, la sua fidanzata dell’epoca, ma questo non fu detto e grazie a questo alone di mistero vendettero un sacco di dischi).
Nel 1966 andarono a Sanremo con la messicaneggiante “a la buena de dios”.
E’ in quell’anno che entra nel gruppo il tastierista Demetrio Stratos.
La storia di Demetrio inizia in Egitto da famiglia di origine greca.
Nel 1962 sbarca a Milano e con i Ribelli resterà fino al 1970 incidendo oltre a “pugni chiusi” altri successi minori quali “Chi mi aiuterà” e “oh darling”.
Ma dopo il 1970, avendo saputo che a Pordenone c’era un tale chiamato Ennio Bellavitis che aveva la balzana idea di costituire una società di tennistavolo, decide di colpo di lasciare i Ribelli e nel 1972 fonda il Gruppo degli Area insieme a Victor Busnello, Giulio Capitozzo, Patrick Djvas (che poi andrà alla PFM), Patrizio Fariselli e Giampaolo Tofani.
Si tratta di un gruppo di rock progressivo con una musica che era un misto di jazz, pop e musica mediterranea.
Il primo album fu “Arbeit macht frei” ( “il lavoro rende liberi”, la frase scritta all’ingresso dei campi di concentramento nazisti) ed il secondo nel 1974 fu “Caution Radiation Area” con la più famosa “cometa rossa”.
Sinceramente la musica degli Area, seppur si trattasse di rock molto ben fatto, non mi ha mai entusiasmato, anche perché il gruppo era eccessivamente politicizzato.
Demetrio comunque aveva un’estensione vocale assolutamente fuori dal comune: pare che la sua voce come strumento arrivò a 7.000 hertz quando un tenore arriva normalmente a 500-600 hertz, e riusciva a fare con la voce anche quadrifonie (quattro suoni emessi contemporaneamente).
Nel 1978 Demetrio lascia gli Area, ma nel 1979 viene prematuramente stroncato da una improvvisa quanto fatale leucemia a soli 34 anni, e resta così tra i pochi veri miti della nostra musica.
Gli Area dal canto loro hanno tirato avanti stancamente con il trio Tavolazzi – Capitozzo- Fariselli fino al 2000 prima di scomparire definitivamente nell’oblio...





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