L’estate del 1991 dunque fu teatro di importanti
avvenimenti.
La risposta al "messaggio nella
bottiglia" di Dimitri Levenko conteneva anche
una banconota da 10 dollari per le sue prime spese
(che per noi erano poco ma per l’Ucraina in
piena lotta di separazione dalla URSS erano quasi
uno stipendio).
Sarà per questo oppure no,
comunque Dimitri venne proprio da noi in giugno
dopo un estenuante viaggio in treno di 2 giorni
da Kiev, in occasione del nostro tradizionale "master"
di fine stagione, che coincideva con il ventennale
della società, e lo ospitammo in albergo
per qualche giorno.
Per il ventennale fu regalato
a tutti i presenti (e ce n’erano parecchi)
un piattino commemorativo con l’incisione
dell’avvenimento (ndr questo piattino, come
tutti gli altri precedenti souvenir come il tagliacarte
e il quadretto di anni prima, era opera della maestria
incisoria di Paolo Zambon, che purtroppo ci ha inopinatamente
e prematuramente lasciato nei giorni scorsi, a lui
un caro pensiero...).
Naturalmente al master erano invitati anche Bojan
Pavic e tutti gli altri componenti della prima squadra
ed altri.
Bojan, dopo la conquista della salvezza
in A1 era probabilmente sicuro della riconferma...
ma invece le cose non andarono così.
Dopo
il pranzo alla "Scimmia" di Roraipiccolo
fu convocata dopo il caffè una delicatissima
riunione tra di noi per decidere le sorti di chi
dei due doveva rimanere e di chi invece se ne sarebbe
tornato a casa.
E qui saltò fuori quella
"poca simpatia" che Pavic suscitava
in giro.
Io mi astenni dalla "votazione",
ma il verdetto alla fine fu netto: ciao ciao a Bojan
e benvenuto a Dimitri.
Si trattava di un’ennesima
scommessa, poiché sul valore di Dimitri non
avevamo affatto le idee chiare, ma piacque il suo
modo di fare, il suo carattere gentile, e soprattutto
la sua disponibilità a stare a tempo pieno
a Pordenone a fare l’allenatore, con la prospettiva
di far crescere finalmente un vivaio che non aveva
ancora prodotto i frutti sperati.
Dopo il verdetto
ci furono scene a dir poco strazianti.
Bojan fu
ammutolito e andò via senza neanche salutare.
Luca, che era stato il tramite per l’arrivo
di Bojan (e suo compagno di squadra a San Donà)
ci esternò tutta la sua disapprovazione.
Vence solidarizzò con Bojan e Luca ma fu
più possibilista.
Davide forse fu l’unico
a mantenere la sua proverbiale calma in attesa dei
nuovi eventi...
"Alla fiera dell’Est per due soldi
un topolino mio padre comprò...
E venne il gatto che si mangiò il topo che
al mercato mio padre comprò...
E venne il cane che morse il gatto che si mangiò
il topo che al mercato mio padre comprò..."
(seguono: il bastone, il fuoco, l’acqua,
il toro, il macellaio, l’angelo della morte,
il Signore)
Dalla fiera dell’Est... dunque alla San
Marco dopo Mile Matijevic, Darijan Vizjak e Bojan
Pavic venne ufficialmente l’ora di Dimitri
Levenko, sesto e ultimo (ad oggi) dei nostri stranieri
(i primi due erano stati in epoche preistoriche
come i fedeli lettori sanno il marine USA Dennis
Brown e il francesino di Lione Marc Charmasson).
Angelo Branduardi, riccioluto cantautore di scuola
genovese, ha iniziato ufficialmente nel 1974 con
il suo primo album che portava il suo nome. Sono
però riuscito a trovare una sua collaborazione
con Fabrizio De Andrè datata 1970 in "la
buona novella", quindi possiamo ufficiosamente
dire che nel 1971 lui c’era.
Musicista di raro spessore, violinista, ricercatore
di musiche antiche barocche e rinascimentali, Angelo
oltre alla "fiera dell’Est" ha
fatto anche qualche altro bel brano orecchiabile
come "la luna" del 1975, "la pulce
d’acqua" del 1977 e "cogli la
prima mela" del 1979, ma tanta altra roba
molto bella anche recente che è rimasta purtroppo
quasi sconosciuta...
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